TEMI MATURITA’/ A pochi mesi dall’Esame di Stato qualche consiglio su come scrivere il tema

- La Redazione

Mancano cinque mesi all’Esame di Stato ed alla diffusione delle temute tracce della prima prova scritta. ROSSANO SALINI offre agli studenti qualche consiglio sullo svolgimento del tema scolastico

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I professori, noiosi e petulanti, come risposta a tutti quei ragazzi che solo ora, a qualche mese dall’esame di maturità, si svegliano agitati dal sonno per cercare di capire come si fa a buttar giù un testo decente della lunghezza di almeno quattro paginette, rispondono che è sì un bel problema, ma che è un po’ tardi per porselo. Noi invece no: vogliamo credere che le intenzioni dei ragazzi siano le migliori, e che tutti gli studenti abbiano sempre lavorato seriamente per migliorare la loro tecnica di scrittura, e che ora siano in cerca semplicemente di qualche consiglio ad hoc per affinare il tutto.

Partiamo allora dal principio base, quasi regolarmente ignorato da chi ha il patema del tema di maturità: si scrive bene se si ha voglia di scrivere. Non esistono titoli facili o titoli difficili; esistono titoli che propongono o non propongono un argomento su cui lo studente abbia già avuto in precedenza modo, tempo e voglia di riflettere. Se nella lunga sfilza di argomenti proposti (ben sette!) non ce n’è uno che nemmeno tangenzialmente abbia sfiorato i vostri pensieri, allora il problema è strutturale, e ogni parola vana.

Quindi: concentrarsi subito sul titolo su cui si è certi di avere qualcosa da dire (per interesse, studi, passione, inclinazione ecc.). Ovviamente, allargando la visuale. Esempio: potrebbe esserci un titolo sul problema delle scorte d’acqua a livello mondiale; lo studente magari non si è mai concentrato su questo singolo aspetto, però ha maturato una certa sensibilità per i temi dell’ambiente. Basterà declinare quelle riflessioni generali in questo problema particolare. Raccomandazione: non mendicate gli argomenti dalla pletora di inutilissimi “documenti” allegati alla traccia saggio breve-articolo di giornale. Usateli, ma non pensiate che possano sostituire la vostra personale riflessione.

 

Scelto il titolo, si scelgono le idee. E le si mettono in ordine, seguendo il più banale quanto dimenticato criterio della retorica classica: il capo, il corpo, la coda (ricordate? il discorso “che non ha né capo né coda”? ecco, il rischio è proprio quello). Il tema, come ogni testo argomentativo, deve avere un’introduzione, uno svolgimento articolato in punti, una conclusione. Nell’introduzione e nella conclusione ci si concentra principalmente sull’aspetto creativo (per catturare l’attenzione del lettore all’inizio, e per lasciarlo con un bel ricordo di quello che ha letto alla fine); nello svolgimento ci si concentra soprattutto sull’ordine logico, cioè sul rigore argomentativo del testo. Ad esempio: in questo testo che state leggendo, che non sarà un granché ma può andar bene lo stesso, chi scrive è partito con una banalissima “captatio benevolentiae” mettendosi dalla parte degli studenti e contro i professori (ma, se pur con zoppicante ironia antifrastica, l’eventuale lettore-professore potrà invertire facilmente gli elementi); è poi passato a sviluppare l’argomento in modo schematico (principio base; scelta del titolo; organizzazione del discorso; e un altro passaggio che tra poco leggerete); infine concluderà con una battuta forse non entusiasmante, nel vano tentativo di accreditare il testo stesso.

Il problema stilistico (a meno di non essere ottimi scrittori per natura, e allora non vi serve a nulla tutto ciò che qui si dice) è meglio posticiparlo completamente. Dopo aver scritto un testo ben strutturato dal punto di vista dei contenuti, si può passare al “labor limae” della forma. Attenzione: lo scopo di un tema è dimostrare al professore che si è in grado di scrivere in modo chiaro e scorrevole su un dato argomento, non dimostrare di essere potenziali scrittori. Quindi, in fase di correzione stilistica, concentrarsi bene innanzitutto sulla sintassi (principali, coordinate e subordinate; non frasi giustapposte separate semplicemente da virgole casuali), puntare a uno stile pulito (i sinonimi servono a chiarire, non a variare).

 

 

Importantissima infine la grafia, per la bella copia: siano mozzate le mani a chi scrive in stampato maiuscolo. E un occhio di riguardo anche ai rientri a ogni capoverso: aiutano molto il lettore a seguire la struttura del discorso.

Altro? Sì,certo: ci sarebbe molto altro dire. Bisognerebbe spiegare molto più a fondo alcuni dei problemi qui solo accennati (soprattutto quello della sintassi, che per esperienza è il problema fondamentale su cui si inceppano i temi dei ragazzi). Ma il tempo stringe, e la maturità si avvicina. Un ultimo consiglio, per i mesi a venire: non ascoltate troppo i dispensatori improvvisati di consigli. Tranne in questo preziosissimo caso, ovviamente.

 

(Rossano Salini)

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