SCUOLA/ Il preside: riordino degli istituti secondari, il perché di un’amarezza

- Roberto Pasolini

ROBERTO PASOLINI, membro del gruppo di lavoro per la parità scolastica presso il MIUR nonché preside di un istituto superiore da quasi trent’anni commenta il voto sull’approvazione dei regolamenti degli istituti superiori e le successive dichiarazioni di Max Bruschi

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Mi sono inserito nel dibattito aperto dall’intervento del Consigliere Max Bruschi esprimendo il sentimento spontaneo di amarezza conseguente l’analisi di quanto avvenuto.

Premesso che alla domanda: sei d’accordo su tutto il progetto di riordino? Risponderei no, avrei qualcosa di migliorativo da proporre, ma chi del mondo della scuola di fronte ad un provvedimento di riforma non trova qualcosa che secondo lui non va e non avrebbe proposte migliorative (è come chiedere ad un tifoso di calcio se gli va bene la formazione della Nazionale)? Vorrei motivare con qualche dato di fatto il perché della mia amarezza.

Per diversi motivi ho avuto qualche ruolo di collaborazione per la stesura di progetti di riforma con tutti i Ministeri che si sono succeduti da quello del Ministro Berlinguer in poi e dal mio osservatorio devo riconoscere, pur non essendo politicamente schierato con questa maggioranza, che ho potuto notare, fin dall’inizio, un’impostazione diversa nell’affrontare i progetti di riforma.

Mi riferisco soprattutto al fatto di non cancellare, ex abrupto, il passato, ma tenerlo come punto di partenza per affinare le proposte. Ne è testimonianza concreta l’aver mantenuto in vita la Commissione De Toni, voluta dal Ministro Fioroni, ed aver portato a termine con la stessa, quasi un anno fa, il riordino per professionali e tecnici (ricordiamoci che il primo a proporre la riduzione a 32 del quadro orario dei tecnici fu Berlinguer e ci son voluti quattro ministri e quasi dieci anni per concretizzarla).

Posso altresì affermare che nel percorso di costruzione dei diversi regolamenti e riordini non ho notato il “muro contro muro” tipico dei ministeri precedenti, ma l’accoglimento di diverse proposte di modifica.

 

Lo stesso parere posto all’approvazione in Commissione raccoglieva diverse proposte delle opposizioni, come gli atti pubblicati sul sito della Camera evidenziano, certo non tutte. La maggioranza è la maggioranza.

Se vogliamo un esempio concreto sotto gli occhi di tutti, posso indicare la scelta di chiedere, nel parere, la modifica forte di far partire la riforma solo per il primo anno anziché per il biennio, proposta condivisa da parte della maggioranza, ma proposta all’inizio da opposizione e sindacati.

La proposta “di buon senso” di approvare la riforma, ma di rinviarne l’avvio di un anno per permettere l’aggiornamento dei docenti e la corretta informazione alle famiglie, era sicuramente da valutare visto i mesi di ritardo dovuti all’attesa del necessario parere della Conferenza Stato Regioni la cui convocazione era bloccata per conflitti politici che, ancora una volta, nulla avevano a che vedere con la scuola. Sono convinto che in un clima politico diverso forse (non dimentichiamo le implicazioni di carattere economico) si poteva giungere all’avvio per tecnici e professionali e rinviare di un anno i licei.

Va ricordato, per onestà intellettuale, che l’avvio del riordino di tecnici e professionali, pur pronto come sopra detto, ha già avuto il rinvio di un anno e sono fin da ora in atto alcune sperimentazioni.

Sono convinto, inoltre, che senza l’alterazione del clima politico degli ultimi giorni, i risultati di mediazione ottenuti grazie all’attenta e tenace attività della presidente Aprea, alla ricerca di un consenso bipartisan, sarebbero stati altrettanto diversi con l’accoglimento di qualche altra proposta di modifica o, comunque, con una votazione diversa per ogni parere. Da qui la mia amarezza di uomo di scuola.

 

 

Sappiamo che gli accordi per documenti comuni pretendono sempre una mediazione e la mediazione, a sua volta, che ognuno faccia qualche passo indietro, ma non sussistevano più le condizioni politiche e proporre emendamenti anche sensati, ma politicamente non accettabili nel complesso contesto generale, è la strada maestra per giustificare un voto contrario.

Torti politici? Sicuramente da entrambe le parti, ma il guaio è che chi ci rimette è la scuola.

La mia amarezza si riferisce anche alle prospettive che l’approvazione del riordino apre. Pur contenendo qualche contributo dell’opposizione, rimane il contrasto politico.

Qualsiasi riforma rompe inevitabilmente equilibri (ho letto molti dei messaggi dei forum Indire) che a loro volta creeranno tensioni (quale proposta di riforma Berlinguer, Moratti, Fioroni non ha prodotto tensioni?) che solo un ampio consenso politico riuscirebbe a gestire e non ad usare per ottenere un consenso elettorale.

Quanto sta accadendo, ancora in questi giorni per la TAV ed il Corridoio 5, può essere di insegnamento. Riuscirebbero mai a realizzarla se, ponendo innanzi a tutto l’interesse del Paese, maggioranza ed opposizione non convenissero sull’utilità della sua costruzione?

Quando la scuola sarà vista come un interesse nazionale e non usata come terreno di scontro politico?

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