SCUOLA/ “Tutto il potere ai genitori”, ecco la riforma di Cameron

- Giacomo Zagardo

Nel Regno Unito la coalizione liberal-conservatrice di Cameron e Clegg ha cominciato a riformare il sistema dell’education. Eccone i pilastri. Ne spiega i principi GIACOMO ZAGARDO (Isfol)

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Il premier inglese David Cameron (Ansa)

La vincente coalizione liberal-conservatrice nel Regno Unito ha cominciato a produrre una prima parte di riforme del sistema di education. Il Piano previsto, lo Structural Reform Plan, indica alcune linee di fondo prioritarie di policy per studenti e famiglie, in discontinuità con il recente passato. Sottolinea, infatti, un’inversione di tendenza rispetto agli orientamenti dell’ultimo esecutivo di sinistra diretto da Gordon Brown e si salda, nonostante la disparità politica, con le originarie aspirazioni del precedente governo Blair.

I primi segnali di questa confluenza bipartisan riguardano il ridimensionamento dell’apparato burocratico della scuola e, di conseguenza, del vecchio sistema di obiettivi rigidamente determinato dall’alto. Un’operazione già iniziata con la chiusura della Qualifications and Curriculum Development Agency (l’agenzia pubblica di supervisione dei curricola e delle qualificazioni rilasciate dagli Awarding Bodies, gli organismi accreditati come certificatori)e proseguito con la riconfigurazione del sistema ispettivo dell’Ofsted (Office for Standard in Education) in chiave di maggior supporto alle scuole. Il destro per queste decise azioni sembra essere dato da esigenze di risparmio in clima di crisi economica (un taglio di 128 milioni di sterline), anche se il vero obiettivo è una politica di liberismo educativo che riduca il coinvolgimento dello Stato anche nella gestione degli esami. Nella nuova filosofia educativa dellaCoalizione compare, infatti, la necessità di alleggerire la presenza dell’amministrazione centrale sui curricola e la valorizzazione di innovazione pedagogica e personalizzazione ad opera degli Awarding Bodies.

Ma la sfida più grossa è quella di rafforzare le scelte dei genitori e l’autonomia della società civile, in modo che “la gente stessa abbia il potere di migliorare il paese e i servizi pubblici attraverso i meccanismi di una democratica valutazione, competizione, scelta e azione”. Esattamente un anno prima del Piano, Cameron aveva anticipato la svolta con queste parole: “Una delle cose più importanti della vostra vita – l’educazione dei vostri figli – è ampiamente fuori dal vostro controllo. La nostra riforma toglierà dalle mani delle Autorità locali (nda: i Comuni) il potere di decidere in merito all’educazione e lo metterà direttamente nelle mani dei genitori. Porremo fine al monopolio governativo sull’educazione scolastica, in modo che ogni organizzazione adeguatamente qualificata possa costruire una nuova scuola, e che ogni genitore insoddisfatto dell’educazione che il proprio figlio sta ricevendo possa mandarlo in un nuovo istituto – sostenuto dal denaro pubblico, inclusi i finanziamenti extra per i figli delle famiglie più povere”.

Dobbiamo constatare che le promesse elettorali, qui, sono state mantenute. L’ambizioso Piano della compatta Coalizione (anche Clegg ha ribadito la volontà di non tornare indietro alla Conferenza dei LibDem nello scorso settembre) fissa persino le date della realizzazione dei singoli obiettivi di cui si compone, in particolare, riducendo i vincoli burocratici di alcune tipologie di scuole “Mantained”(le scuole finanziate dallo Stato) e quelli economici delle “Independent” (le scuole private). Verrà, inoltre, avviato per il settembre 2011 un nuovo finanziamento aggiuntivo per sostenere gli studenti svantaggiati (New Pupil Premium). Il nuovo ministro, Michael Gove, dopo aver affermato di voler “liberare dalla burocrazia gli insegnanti e i capi di istituto di tutto il paese”, è così passato ai fatti cominciando con il promuovere una nuova legge (Academies Act 2010, già approvata dal Parlamento il 27 luglio) che estende a tutte le scuole finanziate dallo Stato la possibilità di diventare Academies.

 

Uno dei punti più qualificanti della nuova politica è quello di voler assicurare l’equità collegandola con i rendimenti. Nello Structural Reform Plan si rileva che è in atto un declino nelle prestazioni del sistema britannico rispetto ai competitors internazionali e che nel corso degli ultimi 10 anni, nel paese, il divario nei risultati tra ricchi e poveri si è accresciuto (ciò suona come epitaffio alla fallimentare filosofia delle Comprehensive Schools), mentre è raddoppiato il divario di rendimenti tra Independent Schools e State Schools. Pertanto, per assicurare migliori opportunità a tutti, si incoraggia l’autonomia (anche quella di assumere i docenti) chiedendo a tutte le scuole che intendano goderne di far parte del programma ministeriale. In tal modo, il Paese si allineerebbe ai modelli che, nel panorama mondiale, stanno cominciando a dare maggiori probabilità di successo: vengono citati quello americano (per l’appoggio dato alle Charter Schools, dotate di una struttura simile alle Academies inglesi), quello canadese, ma anche quelli svedese e finlandese, orientati a un sostegno paritario delle scuole della società civile.

 

Ma il nucleo dirompente della riforma “dal basso” è l’istituzione delle Free Schools. Queste verrebbero finanziate direttamente dallo Stato secondo il sistema della quota capitaria (a per-pupil funding level), con un premio ulteriore per ogni bambino svantaggiato ammesso. Possono essere istituite solo dove c’è evidenza di una domanda dei genitori e hanno gli stessi requisiti legali, benefit, libertà e flessibilità delle Academies. Le Free Schools sono promosse da enti senza fini di lucro, università, enti imprenditoriali, associazioni religiose e pedagogiche, cooperative di insegnanti e anche gruppi di genitori. Vi possono aderire anche le tradizionali Independent Schools se possono dimostrare successi consolidati nelle attività sostenute in passato. Il modello più generale applicato a queste scuole è quello delle Trust Schools che, attraverso una struttura simile a quella delle nostre Fondazioni di partecipazione, gestiscono apporti privati a beneficio pubblico, avendo l’obbligo di produrre trasparenti politiche di accesso alla scuola. In tal modo, si verrebbe a creare una nuova generazione di scuole rigidamente non-profit e finanziate dallo Stato su base comparabile a quella delle Mantained (la cui trasformazione verso una maggiore partecipazione della società civile è già assicurata dalle Academies), con classi piccole, buona disciplina e alta qualità di insegnamento.

 

Questi radicali elementi di cambiamento introdotti nel sistema educativo inglese hanno l’ambizione di stimolare l’innovazione pedagogica, didattica e organizzativa delle scuole, visti i fallimenti delle precedenti politiche di aggiustamento. Per i prossimi mesi è annunciata l’istituzione di una taskforce e una concertazione con altri ministeri per estendere la base della riforma alle più generali politiche per i giovani e le famiglie. È ragionevole pensare che il quasi mercato influenzerà l’istruzione e la formazione finanziata dallo Stato a tutti i livelli, perché sempre più traspare l’importanza del settore non governativo nell’education: ciò appare come una necessità non più velata da pregiudizi ideologici dato che, ovunque, ormai, la sfida reale si sostiene nella competizione.

 

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