SCUOLA/ L’istruzione fallita trascina anche Rai 3 nella guerra alle paritarie

- La Redazione

Il giudizio espresso da SABINO PAVONE, della Federazione Scuole Steineriane, in merito alla trasmissione Presadiretta incentrata sul tema La scuola fallita, e andata in onda il 14 febbraio 2010 ALL’INTERNO IL VIDEO

scuolaterremotoR375_21set09

La scorsa sera, il 14 febbraio 2010, alle 21.30 Rai 3 ha trasmesso il programma “Presadiretta”: tema della serata “La scuola fallita”. Essendo un argomento scottante di grande attualità presumo sia stato seguito da molti telespettatori. L’impianto del programma ha ricalcato il modus oggi diffuso più che mai di “fare informazione” riuscendo ad ottenere il risultato perfettamente opposto, cioè creare confusione e disorientamento, questo nel migliore dei casi, quando la trasmissione non si pone secondi fini. Vengono presentate e messe a confronto da più punti di vista le due realtà educative ed istruttive oggi possibili in Italia e cioè la scuola pubblica e la scuola paritaria. Nella prima parte del programma vengono presentate tutte le difficoltà vissute oggi nella scuola pubblica per quanto riguarda la docenza e la situazione del precariato presente nel mondo degli insegnanti che, pur di lavorare sono sottoposti a condizioni estreme, fino al punto di dover lasciare la propria famiglia per recarsi in altre regioni d’Italia con la speranza di riuscire ad ottenere un incarico temporaneo, nel migliore dei casi di un anno. Vengono riprese testimonianze rese da insegnanti che non riescono a dare continuità al loro lavoro e quindi all’insegnamento perché ogni anno cambiano classe e scuola (alcuni lo fanno da 15 anni). L’accento è stato posto non solo sul disagio per il lavoratore, ma anche e soprattutto sull’impossibilità di offrire continuità educativa, condizione fondamentale per una sana istruzione ed un’autentica e veritiera valutazione del percorso scolastico (temi che tutti i ministri che si sono avvicendati negli ultimi decenni hanno ribadito come punto critico su cui poggia l’efficacia dell’opera). Lo scenario si sposta dirigendo la lente sulle scuole private e paritarie del milanese, per la verità solo quelle di eccellenza: strutture splendide con insegnanti che lavorano con tecniche ultramoderne quali lavagne interattive ed altro, ambiti di ricreazione confortevoli, palestre, piscine, insomma una sorta di paradiso formativo che oggettivamente ed umanamente parlando non poteva non suscitare nel telespettatore una sorta di sentimento di ingiustizia, ulteriormente motivata dal fatto che le informazioni fornite dagli stessi amministratori di queste scuole hanno confermato che solo una piccola elìte della popolazione può permettersele, dal momento che la retta annuale si aggira sui 7.000 euro ed in alcuni casi anche oltre.

 

Successivamente viene presentato un ulteriore spaccato; disastrose realtà della scuola pubblica, sia dal punto di vista delle condizioni di miseria in cui operano i docenti (mancanza di materiali didattici per i laboratori), l’impossibilità di sostenere i costi aggiuntivi derivati dall’assunzione di numerosi supplenti, fino alle condizioni degli edifici che in taluni casi (scuola pubblica in Sicilia) hanno mosso un sentimento di sdegno, rancore ed ancora ingiustizia. Ragazzi che nel corso della mattinata, pur di svolgere il programma delle lezioni, sono costretti a cambiare aula ed edificio, aule peraltro completamente non a norma sia dal punto di vista “statico” sia di agibilità in generale. Una vera e propria vergogna, se si tiene in considerazione che tutto questo avviene con la piena complicità delle istituzioni locali (U.S.R.) preposte alla sicurezza ed al rispetto delle normative vigenti in materia. Dopo aver assistito a tanto scempio, il buonsenso, che non dovrebbe mai mancare specialmente quando si parla di bambini, di giovani, fa sorgere la domanda: «ma come si fa a fare scuola in queste condizioni?».

I due sentimenti provati a pochi minuti uno dall’altro (piscine, palestre, lavagne interattive, bambini che giocano e pranzano al caldo, in strutture sane e belle, da una parte, e disagio su tutti i fronti dall’altro) ne generano un terzo che non viene a tutta prima tradotto in un pensiero chiaro ma di fatto punge sotto il confine della coscienza e suona più o meno con le solite note che costituiscono una melodia alla quale ci si sta abituando, al punto che la si canta senza neanche conoscerne il testo, perché è nell’incoscienza che vive. Più o meno è questo: «la scuola paritaria sottrae alla scuola pubblica la linfa vitale necessaria per operare con dignità».

Giungo a semplici osservazioni di cui può essere capace chiunque, purché non sia animato da pregiudizi velenosi:

 

 

1 – La scuola paritaria presentata non è la scuola paritaria italiana, della quale fanno parte anche organizzazioni associative al cui interno operano uomini che sentono una missione e, (nulla togliendo alle migliaia di precari ai quali va la mia, e non solo mia, solidarietà più sincera) non operano solo perché in cerca di un’occupazione. Esiste anche, e direi in misura oltremodo maggioritaria, una scuola paritaria che sussiste grazie ai sacrifici personali di insegnanti, amministratori e genitori che stanno cercando di realizzare un principio sacrosanto per il quale è stato versato troppo sangue perché sia ignorato: la libertà del cittadino che paga le tasse, ricco o povero che sia, di scegliere per i propri figli la scuola che maggiormente riflette il suo modo di sentire e pensare la formazione, nella libertà e nella responsabilità di autodeterminare i valori primari a fondamento della sua esistenza, detto più banalmente, se cambiare l’auto o se se acquistare la casa, o vivere in affitto, sacrificare il sacrificabile per investire nella formazione dei propri figli, migliore o peggiore che sia, perché questo poggia su troppe variabili che ora non possiamo prendere in esame, di cui una è il mestiere o la vocazione, due motivazioni diverse che fanno la differenza. È stato un vero peccato generalizzare il tutto, poiché conosco insegnanti splendidi che operano nella scuola pubblica e che tutti i giorni hanno la gioia di incontrare i loro allievi possibilmente in condizioni di dignità. Conosco anche genitori della scuola pubblica che si armano di pennelli e colori per verniciare le scuole dei loro figli, consci che è là che vivono con i loro coetanei le ore più importanti della giornata e che si autotassano pur di tenere i loro figli al caldo.

 

2 – Un aspetto di deontologia professionale: quando si fa informazione, bisogna porre le domande giuste, e nel corso del programma ne è mancata una fondamentale: quanto costa la scuola pubblica? Scomodamente si sarebbe dovuta dare una risposta che mi permetto di fornire a completamento dell’informazione; in Italia il costo complessivo per ogni alunno ammonta a circa 7.000 euro nella scuola primaria e cresce con l’innalzamento del grado di istruzione, dunque né più e né meno delle paradisiache scuole paritarie presentate nel programma.

Dunque è proprio vero che «di notte le mucche sono tutte grigie», ma poi sorge il sole ed ognuna torna ad avere il suo colore. Far sorgere questo sole tutti giorni è un compito che molti uomini in Italia oggi sentono come «la loro missione», e questa non è una condizione elitaria, c’è posto per tutti.

 

(Prof. Sabino Pavone – Federazione Scuole Steineriane, Italia)

 

VAI AL VIDEO DI "PRESADIRETTA", CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO

 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori