SCUOLA/ Il caso di Lecco, quando l’autonomia è a portata di mano

- Enrico Maranzana

Nel panorama della scuola italiana, segnala ENRICO MARANZANA, il Pof dell’Itc Parini di Lecco è un’anomalia: è fondato sulla legge e sui regolamenti dello Stato. L’autonomia, che si sostanzia nella progettualità, è praticata sia per perseguire le finalità istituzionali, sia per unificare il servizio, sia per il controllo di gestione

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I regolamenti di riordino delle superiori segnano un avanzamento del percorso iniziato nel 1969 con l’introduzione del nuovo esame di maturità che ha distinto l’aspetto formativo da quello informativo: il mandato affidato ai consigli di classe riguardava la preparazione degli studenti, mentre i lavori delle commissioni d’esame avrebbero dovuto essere volti alla valutazione globale della personalità del candidato. Col passare degli anni tale impostazione è stata progressivamente esplicitata: nel 1999 è stata riaffermata l’autonomia delle scuole che si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana e, nel 2003, è stata sancita la strumentalità delle conoscenze rispetto alle capacità. Il Profilo educativo, culturale e professionale dello studente approvato dal governo abbandona l’enunciazione astratta per specificare i risultati attesi: le competenze generali che gli studenti dovranno esibire al termine del corso di studi.

Le scuole, per onorare il mandato ricevuto, dovranno porre la crescita integrale degli studenti a fondamento del servizio, dovranno riconoscere l’interdipendenza del lavoro dei docenti, dovranno superare la tradizionale parcellizzazione degli insegnamenti.

Può essere opportuno, per evitare riflessioni troppo generali, presentare un esempio concreto: l’itc Parini di Lecco che ha assunto come bussola il profilo professionale dei vigenti programmi, traguardo del tutto sovrapponibile ai nuovi regolamenti. Esso indica le competenze generali [ora nel profilo dello studente], esplicita le corrispondenti capacità [elaborazione di cui è responsabile il collegio dei docenti], specifica la strategia operativa [ora nel paragrafo 2.4 Strumenti organizzativi e metodologici].

Si consideri il paragrafo – I livelli di programmazione – identità progettuale – del POF pluriennale del’istituto lariano.

 

La progettazione inizia con la puntualizzazione del risultato che si vuole ottenere.

La progettazione si sviluppa per raffinamenti successivi.

1)     I traguardi generali (di fine quinquennio) sono quelli indicati nei programmi ministeriali

2)     L’attività curriculare, finalizzata allo svilupop progressivo delle capacità previste dai diversi indirizzi di studio, segue l’ipotesi di lavoro elaborata dal Collegio dei Docenti

3)     Gli insegnamenti sono coordinati dai consigli di classe per ottenere la loro convergenza verso i traguardi comuni annuali

4)     I docenti, supportati dai Dipartimenti disciplinari, mettono a punto specifici percorsi per conseguire gli obiettivi collegialmente individuati, gli obiettibi dell’apprendimento indicati nei programmi delle diverse materie (competenze) e per trasmettere le conoscenze disciplinari        

5)     Il collegio dei docenti, avvalendosi del lavoro della commissione Valutazione Efficacia Attività Didattica segue l’attività formativa della scuola per misurare il grado di conseguimento degli obiettivi programmati: l’analisi dello scostamento obiettivi/risultati facilita il governo del servizio scolastico

La progettualità d’istituto sarà inoltre arricchita da una pluralità di specifiche attività finalizzate a integrare e a rinforzare l’architettura generale della vita della scuola; tali interventi saranno attuati tramite un’azione collaborativa dei diversi soggetti del sistema-scuola.

 

Si può osservare:

1.         L’ipotesi formulata dal collegio è la concretizzazione del paragrafo “coordinamento didattico” del progetto ministeriale Mercurio

2.         le capacità, scandite nelle tabelle Programmazione dell’azione educative, sono viste come processi. 

3.         I consigli di classe ottengono la convergenza degli insegnamenti orientandoli verso la promozione delle capacità definite dal collegio dei docenti;

4.         I dipartimenti disciplinari operano per uniformare le sollecitazioni didattiche dell’istituto;

5.         La commissione Valutazione Efficacia Attività Didattica, la cui funzione è prevista dalle vigenti disposizioni di legge, garantisce il superamento dell’arcaico modello di scuola fondato sulla trasmissione delle conoscenze: lo studente e le sue qualità sono l’architrave del servizio scolastico.

 

 

Corollario finale. L’itc Parini, coinvolgendo i dipartimenti disciplinari nell’attività di progettazione, ha identificato e circoscritto due ostacoli all’ammodernamento della scuola. Il primo riguarda la resistenza opposta dai docenti ai cambiamenti, resistenza che deriva, anche, dalla paura di abbandonare i libri di testo, indiscusso e scuro fondamento della loro attuale professionalità. Si prospetta, infatti, la loro sostituzione a partire dalla progettazione didattica collegiale e dalla messa a punto di occasioni d’apprendimento concertate. In tal modo l’insicurezza derivante da un lavoro senza rete di protezione è drasticamente ridotta. Il secondo impedimento appare sullo sfondo, ha natura organizzativa gestionale, riguarda la cosiddetta autoreferenzialità. Si tratta della confusione esistente tra le figure del controllore e del controllato. L’anomalia potrebbe essere risolta se i docenti sovrintendessero alla sola valutazione formativa che si sostanzia del monitoraggio dei processi di apprendimento, mentre a un’apposita commissione, alle dipendenze dei dipartimenti disciplinari, fosse delegata quella sommativa che risolve le esigenze amministrative. Le prove dovrebbero misurare le competenze specifiche che, come noto, derivano dall’intreccio di abilità e conoscenze. Se tale impostazione fosse praticata la qualità del servizio avrebbe un repentino cambiamento e il controllo di gestione diventerebbe prassi ordinaria.

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