SCUOLA/ Dalle prove Invalsi un aiuto agli studenti e un colpo all’immobilismo. Perchè screditarle?

- Daniela Notarbartolo

DANIELA NOTARBARTOLO replica all’articolo di Roberto Stefanoni, ispettore tecnico del Miur. Lo scopo delle misurazioni del SNV è migliorare l’apprendimento degli studenti, non l’esame ai professori o la classifica delle scuole

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L’articolo dell’ispettore Stefanoni è assolutamente condivisibile quando indica, quale scopo delle misurazioni del Sistema Nazionale di Valutazione, il miglioramento degli apprendimenti degli studenti. La finalità, richiesta esplicitamente da uno degli obiettivi strategici di Lisbona, è abbassare drasticamente le percentuali  dei ragazzi con basse competenze in lettura e in matematica. Si sa che entro il 2010 sarebbe stato necessario che il tasso nei paesi europei scendesse del 20% rispetto al 2000, e che ciò non è successo, anzi la percentuale dei ragazzi con scarsa abilità di lettura è mediamente cresciuta, con punte negative in alcuni paesi fra cui l’Italia, che è passata dal 18,9% del 2000 al 24,6% del 2006. I nuovi obiettivi di Lisbona per il 2020 fissano ora il tetto massimo al 15%. L’urgenza è quindi monitorare l’andamento dei nostri ragazzi, e consentire alle scuole di attuare piani di intervento mirati.

Le prove INVALSI segnalano, in sintonia con le prove OCSE, in quali zone del paese si concentrano le problematicità, ma i risultati non interessano tanto questo aspetto. Uno dei vantaggi della prova nazionale è l’aderenza delle prove ai curricoli scolastici; la restituzione non è fatta solo sulla prova nella sua interezza, ma la disaggrega domanda per domanda. Siccome la prova è costruita in modo da saggiare una vasta gamma di processi e di ambiti, ogni scuola riceve una fotografia abbastanza precisa in termini di competenze e abilità dei ragazzi, cioè proprio quanto è auspicato dall’Ispettore.

Dal punto di osservazione dell’ex-IRRE Lombardia, dove lavoro, dalle scuole arrivano richieste di supporto precise: per esempio, che fare se i nostri ragazzi cascano sempre sulle domande che chiedono “localizzazione e integrazione delle informazioni”? Al corso per dirigenti e referenti sull’utilizzo dei dati Invalsi è stato necessario chiudere le iscrizioni per il numero eccessivo di aderenti. Certo in Lombardia c’è una buona “cultura della valutazione”, visto che fu la prima ad avere un campione regionale dei dati OCSE, grazie alla lungimiranza dell’allora direttore regionale dott. Dutto e di alcuni ricercatori IRRE.

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L’interesse delle scuole però non è solo della Lombardia. L’anno scorso, quando la misurazione era volontaria, le scuole hanno aderito circa all’80% e si sono lamentate che la rilevazione fosse solo parziale (un campione in media di 30 per scuola), tanto che la circolare che estende quest’anno la misurazione a tutti gli alunni era addirittura attesa. Il progetto EMergenza MAtematica  in Emilia Romagna l’anno scorso ha coinvolto 5000 maestri sull’uso dei dati di matematica, e quest’anno lavorerà anche sull’italiano.

 

Spiace notare che l’ispettore, che non è semplicemente un dirigente del MIUR ma il responsabile per l’Umbria proprio del SNV, instilli il vecchio timore della gogna, della classifica fra le scuole, usando argomentazioni datate come quella di innescare il tipico “addestramento al test”, o che le scuole tengano a casa i somari per alzare i livelli (sono tra i possibili rischi delle misurazioni, studiati negli USA da decenni), o il più scontato cui prodest.

 

Ha contribuito invece alla serenità degli insegnanti proprio l’aver dichiarato apertamente che non si sta facendo l’esame ai professori. Anzi, la restituzione disaggregata per domanda è un’affermazione di fiducia nei confronti degli insegnanti e della loro capacità di “ricominciare da tre”. Le scuole si aspettano di avere indicazioni concrete per un cambiamento che le sole riforme non riescono a imprimere: si procede meglio dalle evidenze empiriche che dal “dover essere”. I docenti poi aspettano solo che venga loro riconosciuto l’incalcolabile merito di tirarsi dietro i ragazzi.

 

Peraltro: magari ci fosse l’addestramento al test! Sia le prove PISA sia le prove nazionali richiedono capacità piuttosto sofisticate; innovano drasticamente rispetto alle routine che non portano l’alunno all’autonomia e all’argomentazione. Anni di proposte didattiche sull’educazione linguistica non hanno avuto l’effetto che hanno avuto certe novità delle prove INVALSI; come l’attenzione al valore semantico dei connettivi o del gerundio, alla progressione tematica da un capoverso all’altro, ai rimandi anaforici dei pronomi, alle sfumature di senso portate dai modi e dai tempi del verbo … tutti “oggetti” che nelle grammatiche finora non ci sono stati (ma presto ci saranno!), su cui gli insegnanti hanno capito che è giusto, non solo opportuno, aggiornarsi, mettendo riparo alle inadempienze dell’università.

 

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Quanto al comportamento opportunistico delle scuole, nel primo anno della “quarta prova” nell’esame di Stato, di competenza del MIUR, le scuole con risultati sospetti individuate dal rapporto furono il 10% su tutto il campione nazionale, variamente distribuite. Per le prove SNV, dove l’INVALSI ha la piena responsabilità dell’operazione, nelle scuole del campione è stato mandato un osservatore esterno e, applicando la stessa metodologia usata per l’esame di Stato per ripulire i dati, non si sono riscontrati comportamenti fraudolenti. Il campione statistico è stato definito su base regionale con la consulenza dell’ISTAT, tanto che attualmente è migliore del campione individuato per le prove OCSE. Sulla base di questo campione, capace di dare certezza sui livelli nazionali e regionali, i dati restituiti alle scuole trovano un termine di paragone certo, per il quale chi pure avesse barato fra le scuole non campionate avrebbe semplicemente ingannato se stesso, non i dati. È vero che quello delle procedure di somministrazione nelle scuole non campionate resta un punto delicato, ma esso coincide con l’immaturità della singola scuola, e non con la scarsa affidabilità dei risultati.

 

A me personalmente pare che il gioco perverso sia quello di gettare discredito su un istituto che, pur con scarse risorse umane, dal suo sito mostra in modo trasparente quello che sta facendo (quadri di riferimento per la comprensione e la produzione scritta, esempi di prove, protocolli per la somministrazione, rapporti di merito, rapporti metodologici, scheda per la ricorrezione delle prove scritte, informazioni pratiche … ) in controtendenza con l’immobilismo lamentoso caratteristico di tanti ambienti. Vale la pena che gli insegnanti vadano a vederselo e vi prestino la debita attenzione: www.invalsi.it.

  

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