SCUOLA/ L’Invalsi: i bambini di II elementare “chiedono” una scuola più difficile

- int. Roberto Ricci

Ilsussidiario.net ha parlato con ROBERTO RICCI (Invalsi) della prova Invalsi che attende gli studenti di III media e dell’ultimo rapporto tecnico sulle prove di II e V primaria

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Foto: Imagoeconomica
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Domani 575mila studenti di III media si troveranno ad affrontare, all’interno dell’esame di Stato, una prova nazionale di italiano e matematica costruita dall’INVALSI. Quello che preoccupa di più gli  studenti è il fatto che i risultati della prova contribuiranno all’esito finale. Il sussidiario ne ha parlato con Roberto Ricci, responsabile del servizio nazionale per la rilevazione degli apprendimenti dell’INVALSI, e coordinatore del rapporto tecnico sulle caratteristiche delle prove di valutazione INVALSI recentemente pubblicato.

Cosa può dirci della prova Invalsi che attende i ragazzi di III media all’esame di Stato?

Ai ragazzi direi di affrontarla con la massima serenità, senza preoccuparsi. Se dovessi invece parlare ai docenti, direi che la prova è il frutto, esattamente come le altre prove del SNV (Servizio nazionale di valutazione, ndr), di un lungo lavoro che ha visto la stretta collaborazione di esperti dell’Invalsi, del mondo della scuola, dell’Accademia e delle associazioni disciplinari. Tengo a precisare che la prova è costituita di materiale ampiamente pretestato.

Studenti e docenti dunque possono stare tranquilli?

Sì, perché si tratta di una prova standardizzata, concepita – ed è bene sottolinearlo – per misurare tutta la scala di abilità dei ragazzi. Queste prove sono il frutto di 18 mesi di lavoro, che va dall’ideazione della domanda ad una sua prima analisi, al pretest sul campo, a una valutazione dell’analisi del pretest, alla valutazione finale della prova. La lunghezza, senza essere eccessiva, dà alla prova una robustezza tale per cui se anche l’alunno non trova risposta ad un item, questo non inficia il suo risultato finale.

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Le preoccupazioni sono dovute al fatto che l’esito della prova influisce sulla valutazione finale d’esame.

È comprensibile, ma c’è in giro un allarmismo ingiustificato. Dovrebbe rimanere quella «sana» preoccupazione che ha sempre aiutato tutti noi ad ottenere buoni risultati, nulla più, perché le prove sono appositamente studiate per valutare gli apprendimenti e null’altro.

Parliamo invece dell’ultimo rapporto tecnico sulle prove di II e V primaria , da poco pubblicato. Quali risultati emergono?

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Il campione, relativo all’anno scolastico 2008-09 per le classi di II e V primaria, ha interessato circa 45mila studenti. È un campione con rappresentatività regionale: in ogni regione è stato testato un campione di scuole nelle quali sono stati mandati osservatori esterni col compito di garantire il rispetto del protocollo di somministrazione e la corretta trasposizione delle risposte date dai bambini sul supporto di formato elettronico. Gli osservatori, in altre parole, hanno garantito che la prova si svolgesse in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è quello di poter valutare in un quadro di riferimento unitario.

 

Qual è stata la caratteristica delle prove che hanno svolto i bambini? C’è chi le ha definite arbitrarie, chi facili, chi difficili. Lei cosa può dirci in proposito?

 

Sono prove frutto di un disegno sperimentale vero e proprio. Le valutazioni che lei mi ha citato sono il portato di un’impressione soggettiva, legata alla conoscenza di una realtà particolare da parte dei singoli interessati. Ma le nostre prove, che hanno una lunga fase di progettazione e di pretest, verificano delle proprietà su base sperimentale e quindi scientifica.

 

Ci aiuti a capire meglio.

 

Una prova è valida se riesce a misurare i risultati degli allievi su tutta la scala di abilità. Mi lasci fare un paragone. Potremmo dire che la prova consiste di una serie di lampadine deboli che illuminano una notte buia. È costruita bene se le lampadine riescono a far luce su tutte le tipologie di studenti, ma questo non lo si può valutare in termini soggettivi. Noi invece abbiamo pre-testato le prove su un campione di oltre 5mila studenti su tutto il territorio nazionale e tenendo conto di diverse realtà socioeconomiche, proprio per verificare che le prove risultino una «fila di lampadine» collocate su tutta la scala definita degli studenti.

 

E cosa dicono i risultati di queste prove?

 

È necessario precisare che il rapporto al quale facciamo riferimento riguarda le prove in quanto tale, dà il «termometro» col quale si prende la temperatura a tutti i nostri bambini di II e V elementare, non dà i risultati delle prove, che sono stati restituiti a livello di scuola, di regione, di macroaree geografiche e di Paese alla fine del novembre scorso.

 

Lo scopo del rapporto tecnico appena uscito allora qual è?

 

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Quello di una restituzione di trasparenza al paese. Vuole testimoniare le caratteristiche delle prove e dunque la loro capacità di misurare i risultati degli studenti. Dire quindi al paese dove le prove funzionano, e dove invece si possono migliorare con il contributo della scuola. I risultati emersi dall’analisi dello strumento che abbiamo utilizzato sono comunque per noi molti incoraggianti, e smentiscono la presunta «difficoltà» segnalata da molti docenti, naturalmente orientati a valutare in funzione della realtà particolare che conoscono.

 

Invece?

 

L’esito della rilevazione ci incoraggia, in particolare per la II primaria, a proporre ai nostri bambini domande che chiedono competenze e abilità più elevate. Gli alunni, attraverso le prove effettuate, «chiedono» sfide che li aiutino a mettere in campo tutte le risorse intellettuali che hanno.

 

Sta dicendo in pratica che i bambini di II e V primaria si sono spinti oltre i timori dei loro insegnanti?

 

Esatto. Soprattutto nel caso dei più piccoli, c’è da parte degli adulti un timore del quale non troviamo un riscontro oggettivo. Ritengo che chi avanza questa perplessità sia animato da una preoccupazione professionale molto seria, quella che le prove non costituiscano, trattandosi di bambini di II elementare, motivo di frustrazione. Però il messaggio che esce dalle nostre analisi è che con gradualità, prudenza e buon senso possiamo continuare a spingerci un po’ più avanti.

 

Fino ad ora abbiamo parlato delle prove svolte lo scorso anno scolastico, meno di un mese fa la rilevazione degli apprendimenti è stata ampliata anche alla I media: quali le reazioni delle scuole?

 

Considerando i numeri imponenti della rilevazione – tra il 6 e il 13 maggio le prove sono state svolte da oltre 1milione e 700mila ragazzi distribuiti in 88mila classi ( di II, V primaria e I media), in quasi 10mila scuole, il che vuol dire che sono stati coinvolti decine di migliaia di insegnanti e milioni di famiglie – al di là di alcune difficoltà o di qualche sporadico caso di non piena disponibilità, la reazione delle scuole è stata ottima e quasi tutte hanno risposto in modo serio.

 

 

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