ESAME DI STATO 2010/ Maturità, terza prova, il preside: cari prof, siete sicuri di conoscere bene la tipologia B?

- Claudio Cereda

La tipologia B (quesiti a risposta singola) la fa da padrona nella predisposizione della terza prova scritta dell’esame di Stato. 8 consigli di CLAUDIO CEREDA ai colleghi docenti per predisporla al meglio

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È arrivato il momento di occuparsi della terza prova di questa maturità 2010. In molte scuole superiori la tipologia B (quesiti a risposta singola) la fa da padrona nella predisposizione della terza prova scritta dell’esame di Stato.

Dice il decreto istitutivo: La terza prova scritta negli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore, a carattere pluridisciplinare, è intesa ad accertare le conoscenze, competenze e capacità acquisite dal candidato, nonché le capacità di utilizzare e integrare conoscenze e competenze relative alle materie dell’ultimo anno di corso, anche ai fini di una produzione scritta, grafica o pratica. Altro che “quizzone” come dicono i giornalisti.

Il decreto esamina poi le diverse tipologie e per la B si dice che i quesiti a risposta singola sono volti ad accertare la conoscenza ed i livelli di competenza raggiunti dal candidato su argomenti riguardanti una o più materie, possono essere articolati in una o più domande chiaramente esplicitate. Le risposte debbono essere in ogni caso autonomamente formulate dal candidato e contenute nei limiti della estensione massima indicata dalla commissione.

Nel caso in cui si scelga questa tipologia la commissione dispone di un vincolo da 10 a 15 quesiti che viene solitamente sciolto con lo schema 12 (per 4 materie) o 10 (per 5 materie).

Come si vede dal testo, una serie di comportamenti che fanno parte della tradizione di molti commissari non stanno scritti da nessuna parte; in compenso, la sostanza viene spesso ignorata.

Vediamo dove e come.

1. Non esiste alcuna regola delle 10 o 20 righe. La dimensione delle righe della risposta (da indicare obbligatoriamente e con un generico riferimento di brevità) è da correlare alla domanda. Nello stabilire la dimensione, la commissione (e in primo luogo il commissario proponente) è opportuno che provi a stendere una risposta ottimale e, su quella base, dopo averlo maggiorato del 30% dia una indicazione relativa al numero di righe. L’obiettivo è quello di abituare lo studente alla pertinenza ed esaustività: mi scrivi quello che ti ho chiesto e sei pregato di non far volare gli stracci (c’era Kant nella domanda, e io gli parlo di Kant).

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2. A proposito di pertinenza è fondamentale che l’obiettivo venga perseguito precisando bene la domanda che, come dice il decreto, deve essere chiaramente esplicitata. Un po’ provocatoriamente con altri presidenti navigati si dice: nella tipologia B ci deve essere il punto interrogativo; ovvero il candidato non deve avere dubbio alcuno su cosa chieda la domanda e su quali questioni debba trattare (e non trattare) nella risposta. Questo è l’elemento decisivo di distinzione rispetto alla tipologia A (tipica di alcuni licei) in cui si vanno ad indagare le capacità del candidato di strutturare le conoscenze e di selezionarle.

Si ripresenta dunque l’utilità dell’esplicitare la risposta attesa. Nel farlo, molto spesso, ci si rende conto che la domanda era formulata male e che avrebbe potuto dare adito a risposte non attese. Mi è capitato più di una volta di vederlo, in sede di correzione, da parte di commissari frettolosi (ma io intendevo un’altra cosa, adesso cosa faccio?).

 

3. La domanda deve essere chiara e se richiede delle sottorisposte è bene che esse siano articolate in sottodomande (come suggerisce il decreto). Se il tema del quesito è (per esempio) una legge scientifica varrà la pena di distinguere tra enunciato della legge, ambito di validità, contesto sperimentale in cui si opera, parametri che la invalidano, … Se sto chiedendo un evento storico di una certa corposità e sono interessato a definirne le cause, sarà bene precisare al candidato quante deve citarne per considerare esaustiva la sua risposta, visto che (magari) il dibattito storiografico ne indica un numero variabile a seconda degli autori.

 

4. Non è opportuno che i quesiti di una data materia siano di pari difficoltà se si vuole operare una buona discriminazione-valutazione. È bene, senza essere banali, che il primo quesito abbia una funzione di salvagente e che si proceda poi con livelli di difficoltà crescente in cui si faccia strada gradualmente la questione delle competenze. Così facendo si risponde anche alla domanda sul si possono anche dare dei semplici esercizi? La risposta è sì a condizione che i quesiti di una intera materia non si esauriscano in quello. I docenti più navigati concorderanno con il fatto che il tema delle competenze può essere affrontato nella tipologia B e che esso non riguarda solo l’ambito scientifico.

 

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5. Il quesito è aperto o chiuso? Se mi costringono a scegliere, dico chiuso nel senso che il commissario deve aver ben chiaro in termini di concetti o parole chiave o enunciati cosa ci debba obbligatoriamente essere nelle risposte e cosa possa esserci solo in funzione aggiuntiva.

 

6. Come valutare, visto che si tratta di una prova pluridisciplinare soggetta a valutazione collegiale? La soluzione sta nel distinguere tra un necessario lavoro di revisione e misurazione monodisciplinare e/o di area e la valutazione vera e propria che dovrà necessariamente fondarsi su uno zoccolo duro numerico emerso dalla capacità di mediare tra le diverse discipline, ma non potrà esaurirsi in esso prendendo in esame criteri (da definire in anticipo) che riguardino questioni quali: competenze accertate, cadute in singole discipline, uniformità di livello tra le diverse discipline, capacità transdisciplinari, etc.

 

7. Cosa consentire in termini di strumentazione? Quello che la commissione valuta opportuno consentire e che può essere molto diverso per le diverse materie ma può anche essere molto diverso, in una stessa materia, a seconda delle caratteristiche dei quesiti. Il consentito va comunicato preventivamente e in forma ufficiale ai candidati e non ci sono vincoli nazionali come accade per la I e II prova.

 

8. La questione del tempo: né troppo ma neanche troppo poco. Torna di nuovo utile l’aver provato a scrivere le risposte. Fatto il conteggio (supponiamo che servano 2 ore e mezza per 5 materie) si lasceranno almeno 30 minuti di rilettura e revisione. È bene che i candidati siano stati avvertiti della assoluta importanza di gestire bene il tempo, evitando di trovarsi, alla fine, con quesiti di alcune materie completamente in bianco per aver voluto lavorare di cesello su altri. Ma qui la commissione può fare ben poco perché il lavoro andava fatto in corso d’anno. Buon esame.

 

(Claudio Cereda, Ds ITIS P. Hensenberger di Monza)

 

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