ESAMI DI STATO 2010 TRADUZIONE DI PLATONE/ Seconda prova, Greco: Apologia di Socrate 32 b a 32 d versione della Maturità 2010

- La Redazione

Il testo della traduzione della versione di greco, ovvero la seconda prova del liceo classico

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Esami di Stato 2010 – Seconda prova, greco, la traduzione di Platone, Apologia di Scorate 32b 32c – Ecco la traduzione della versione di greco di Platone, oggetto della seconda prova degli Esami di Stato 2010 per gli studenti del Liceo Classico. Della seconda prova di greco sarebbero uscite due versioni differenti, per completezza di informazione riportiamo entrambe le versioni circolate sul web con relativa traduzione corretta effettuata da laureati in lettere classiche. Il secondo brano che troverete con testo greco e traduzione nelle pagine seguenti dovrebbero essere il passo dell’Apologia di Socrate assegnato agli studenti del Classico. Troverete di entrambi i passi sia il testo greco, sia la traduzione originale e letterale.

La seconda prova di maturità 2010 – Quattro le ore a disposizione degli studenti per leggere e tradurre la versione, lo stesso tempo che hanno gli studenti dello Scientifico per risolvere i quessiti e i problemi del compito di Matematica e Matematica PNI per lo Scientifico Sperimentale. Stesso tempo, ovviamente, per lo svolgimento della seconda prova per gli studenti delle altre tipologie di scuole superiori.

Ecco la prima versione della seconda prova di Greco, questa è la prima versione circolata sul web stamattina, ma sembrerebbe la meno accreditata. La versione giusta assegnata agli studenti la troverete nelle pagine seguenti

 

 

 

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Apologia di Socrate 21e-22c (Platone)  – Dopodiché subito andai avanti, per quanto avvertissi – con angoscia e timore – che mi attiravo odio, ma ugualmente ritenevo che fosse necessario tenere in gran conto il volere del dio; io che cercavo di capire ciò che dice l’oracolo dovevo andare da tutti quelli che hanno fama di sapere qualcosa. E, corpo d’un cane, o uomini di Atene – è necessario infatti dirvi la verità -, davvero mi accadde qualcosa di questo genere: a me che facevo ricerche sul dio sembrò mancar poco che quelli che più godevano di buona fama fossero quelli in maggior misura bisognosi, mentre altri, che sembravano persone più ordinarie, sembravano essere gli uomini più capaci di un comportamento assennato. Bisogna bene che vi esponga la mia peregrinazione come se fosse di uno che abbia sofferto fatiche, perché il vaticinio mi si dimostri infallibile. Dopo i politici, infatti, passai ai compositori e delle tragedie e dei ditirambi e agli altri, per lì cogliere sul fatto che io ero più ignorante di loro. Prendendo dunque le composizioni loro che mi sembravano da essi più elaborate, li interrogai su che cosa dicessero, perché allo stesso tempo anche io imparassi qualcosa da loro. Ora, mi vergogno di dirvi, signori, la verità; ma bisogna dirla ugualmente. Per dir così, infatti, quasi quasi tutti i presenti potrebbero parlare meglio di loro degli stessi argomenti su cui essi hanno scritto. In breve tempo, insomma, anche sui poeti feci questa scoperta, che non grazie a una conoscenza possono scrivere ciò che scrivono, ma per una certa disposizione naturale e se sono invasati da una divinità come gli indovini e i profeti: anche questi, infatti, parlano molto e bene, ma nulla sanno di ciò che dicono. Anche i poeti mi sembrarono colpiti da un’esperienza di questo tipo; allo stesso tempo sentii anche che essi ritenevano, grazie alla poesia, di essere i più sapienti tra gli uomini anche per quanto riguarda il resto, su cui non erano tali. Me ne andai, allora, anche da lì, giudicando di essere loro superiore proprio come lo ero rispetto ai politici.

 

(Trad di Gabriele Busnelli)

 

CLICCA QUI PER LEGGERE LA VERSIONE E LA TRADUZIONE ASSEGNATA AGLI STUDENTI DEL LICEO CLASSICO

Ecco la versione alla pagina seguente la traduzione della versione di greco assegnata agli studenti del Liceo classico per la seconda prova di maturità. Platone, Apologia di Socrate,32 b a 32 d

 

 

Traduzione di greco, la versione di socrate assegnata agli studenti è questa: Apologia di Socrate 32b 32 d e non quella precedente che era circolata stamattina 

 

Platone – Io infatti, o Ateniesi, non ho mai avuto una carica pubblica se non quella di membro del Consiglio dei Cinquecento; anzi, proprio quando voi decideste di processare in massa illegalmente (come più tardi fu ammesso) i dieci generali che non avevano raccolto i morti dopo la battaglia navale, la mia tribù Antiochide reggeva la pritania; allora, io fui il solo tra i pritani ad oppormi a voi perché non si facesse nulla contro la legge, e votai contro; e sebbene gli altri oratori fossero pronti a denunciarmi e a farmi arrestare, date che voi gridavate e li incoraggiavate, io pensai che dovessi seguire la legalità e la giustizia rischiando tutto, piuttosto che associarmi a voi e alla vostra politica ingiusta per paura del carcere o della morte. E questo accadeva quando la città aveva un governo democratico. Quando si instaurò l’oligarchia, i Trenta mi mandarono a chiamare con altri quattro al palazzo del governo e ci ordinarono di prelevare Leone di Salamina per ucciderlo. Di simili ordini ne dettero a molti altri per comprometterne il maggior numero possibile. Allora che io feci vedere, non a parole ma nei fatti, che della morte, se non è espressione troppo rozza, non me ne importava un bel niente: non far nulla di ingiusto e di empio, questo è ciò che mi importa. Quel governo, dunque, con tutto il suo terrore non riuscì a piegarmi da indurmi a commettere qualche cosa di ingiusto; anzi, quando noi uscimmo dal palazzo, quegli altri quattro andarono a Salamina e prelevarono Leone, mentre io me nei tornai a casa mia. Certo per questo fatto ci avrei rimesso la vita se quel governo dopo un po’ non fosse stato rovesciato. E di questi fatti potrete avere numerosi testimoni.

 

(trad a cura di Rossano Salini)

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