SCUOLA/ I test delle università pronti a smascherare le “magagne” della maturità

- Tiziana Pedrizzi

Molti studenti che si trovano ad affrontare i test d’ingresso delle università a numero chiuso, si scoprono del tutto impreparati all’impresa. Alla base del problema, l’incapacità delle scuole di fornire valutazioni oggettive al termine degli studi. Il commento di TIZIANA PEDRIZZI

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La moscia copertura mediatica sugli esami di maturità si è spenta come ogni anno con i fuochi di artificio dei 110 e lode al Sud. A quanto pare l’ondata di serietà e di severità non è riuscita a sedare gli entusiasmi degli insegnanti calabresi e pugliesi per i loro giovani allievi. Neppure la moral suasion implicita nella piccola gogna mediatica che da due anni va in prima pagina sui giornali nazionali pare avere alcun effetto. Dopo qualche giorno, si impone la legge del “chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto” ed i beneficiati delle lodi passano all’incasso (letteralmente). Possiamo solo sperare nella prova standardizzata esterna annunciata per il 2012 e ribadita dal Ministro in questi giorni, prova che ogni anno si rivela sempre più indispensabile.

Un altro, forse più efficace, modo di sedare gli entusiasmi potrebbe essere quello di disattivarne gli effetti: prima di tutto quelli economici, quale il premio apposito istituito per “i lodati”, o l’esenzione per loro dalle tasse universitarie, decisa con discutibile tempestività in questi giorni dall’Università di Bologna. Ci sarebbero poi da disattivare effetti anche più significativi, quale l’attribuzione nei concorsi di differenti punteggi in relazione al voto ottenuto alla maturità. Gabbato lo santo, ora però comincia per alcuni un gioco più duro, quello dei test per l’ammissione alle Università.

Preparazione ad agosto e test a settembre. Pronti per la bisogna siti, libretti, corsi e tutoraggi che costituiscono un vero e proprio mercato con incorporato giro di affari. L’Università Bocconi mette in palio una parte dei posti disponibili addirittura ad aprile, selezionando in tal modo i giovani più avveduti, che giustamente non si preoccupano della maturità e pensano davvero al loro futuro. In una scuola ossessionata dall’uguaglianza formale, questo passaggio, cruciale per una fascia consistente di giovani, non è per niente trasparente e tutelato.

Eppure sono in gioco non solo e non tanto gli studi, quanto le future professioni, cioè una delle cose più importanti della vita. Una spiegazione per la scarsa pubblicità può essere quella che il giornalista politicamente corretto (e quelli che si occupano di scuola lo sono tutti) si appassiona solo ai problemi della fascia bassa. Qui invece sono i migliori che si cimentano, quelli che aspirano alla università o ai corsi a numero chiuso, che si sono dunque autoselezionati. E per questi non c’è compassione: vogliono la bicicletta? Pedalino!

 

E’ poi curioso che gli insegnanti dei Licei (dai quali viene la grande maggioranza dei giovani che si sottopongono a questo tipo di prove) non si sentano coinvolti e responsabili. Anzi, soprattutto nel passato, non hanno neppure preso in considerazione la necessità di un training, anche solo di metodo, per passare questo tipo di esami ed hanno continuato a considerare i test come quiz privi di dignità culturale. L’alto livello di consapevolezza di sé non sembra essere stato scosso, anche quando si è dovuto magari prendere atto che i propri allievi migliori non potevano intraprendere le carriere desiderate. Ed infatti, fra le innumerevoli e variegate iniziative varate in questi anni dalle scuole, non risultano aver avuto particolare peso quelle di preparazione a questi test.

 

Chi se ne è accorto, ma per lo più troppo tardi, sono state le famiglie che hanno cominciato a valutare le scuole anche in relazione ai successi nei test di ammissione. Ma qui le notizie erano e sono poche, perché quasi nulla di tutto ciò emerge ed perciò è oggetto di interesse e di interventi.
Pertanto, quello che sta per andare in onda è un programma anarchico.

 

Quello dei test di ammissione all’università è infatti un universo molto variegato e differenziato. Alcuni hanno come effetto la ammissione o la non ammissione, altri solo l’obbligo di recupero delle parti risultate carenti attraverso esami in più, altri ancora sono solo orientativi. Alcuni danno luogo a graduatorie pubbliche, dei risultati di altri sa solo l’interessato attraverso comunicazioni personali. Quanto alle domande, poi, si va da test di tipo attitudinale o motivazionale ad altri che mirano a misurare le capacità logiche, fino a quesiti che vorrebbero presumibilmente sondare la cultura generale, ma che definire nozionistici sarebbe eufemistico.

 

Ultimamente è molto citato il SAT Reasoning Test (Matematica, Lettura Critica e Scrittura), il test standardizzato di ammissione ai college statunitensi. Esso ispira in parte il test della Università Bocconi. Questa situazione deriva sostanzialmente dalla sfiducia nei voti della scuola e soprattutto in quelli della maturità. Le Università hanno dovuto prendere atto da tempo del fatto che le scuole italiane sono poco affidabili nella valutazione, soprattutto per le differenze territoriali, e sono corse ai ripari.

 

Probabilmente risparmierebbero tempo e fatica se fossero in possesso di strumenti più affidabili quali certificazioni attendibili sui livelli di apprendimento effettivamente raggiunti dagli allievi nel loro percorso scolastico. Ora invece il livello di inaffidabilità è arrivato al punto che alcune Università milanesi, i cui docenti si sono stufati di correggere la grammatica e l’ortografia, hanno messo in piedi dei test selettivi per l’attribuzione della tesi di laurea.

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