FUORICLASSE/ Basta una prof Littizzetto a tenere in piedi una scuola barcollante?

Ieri è stata la volta della seconda puntata della fiction di Raiuno “Fuoriclasse”, con Luciana Littizzetto nei panni di una prof di liceo. Ha visto la puntata il “collega” SERGIO PALAZZI

31.01.2011 - Sergio Palazzi
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Luciana Littizzetto in una scena di Fuoriclasse, su Raiuno (Ansa)

Dopo la prima serata sospesa ed interlocutoria, il clima del liceo torinese si va definendo; irrompe la didattica, con le sue problematiche sempre troppo uguali. Metà serata ruota sulla nevrosi del pagellino ovvero valutazione intermedia. Che è uno dei sintomi di una scuola che valuta troppo e verifica poco, come ho sentito dire da una DS di lungo corso. Ricordo che in una scuola avevo tifato, stentando a mordermi la lingua, per la vittoriosa protesta degli studenti che volevano abolire il pagellino e sostituirne il ruolo di “comunicazione scuola-famiglia” con un libretto dei voti (che però l’insegnante deve aggiornare ogni volta, e sai che noia). E poi i consigli con i genitori polemici, il bidello tuttofare, i bagni ricettacolo d’onne monnezza…

Non c’è molto di nuovo nei ritratti dei ragazzi. Il ruolo di Soratte vorrebbe essere un ibrido tra Franti e Garrone con una spruzzata di Coretti, ma il risultato oscilla di più tra Quasimodo e King Kong e nel complesso le sue entrate sono più spesso di disturbo che narrative. Non molto diverse sono le caratterizzazioni degli altri studenti, troppo risapute, troppo uguali a quelle di qualsiasi telefilm. Il colpo di scena sul bel Tiburzi che in realtà fa la lira con qualcosa che probabilmente non è origano non salva la situazione. Piuttosto, è curioso che l’argomento “gita”, che stranamente non era ancora emerso, sfumi in due battute. Ma in questa stagione di scioperi eterodiretti la questione gite meriterebbe approfondimenti in altra sede.

Gli insegnanti continuano ad essere risaputi, con Vito-Broccoletti piuttosto eccessivo e il suo socio Guidoni che si sta svelando porco. La prof di inglese moscia e complessata, che si riscopre vamp e passa alla didattica con la chitarra, probabilmente ha visto Hilary Swank in Freedom Writers, ma le manca un po’ il senso del ridicolo. A proposito, complimenti ai diciottenni attuali che conoscono alla perfezione Aretha Franklin, manco fosse Lady Germanotta. La preside-suora, che non nasconde il rimpianto per una femminilità che deve aver vissuto in altri modi, apre a molti sviluppi.

Fino alle ultime battute il comprimario meglio riuscito è il perfido vicepreside Lobascio, anche se viene investito di competenze amministrative che nella burocrazia scolastica spettano ad altri, uno dei tanti momenti in cui gli autori mostrano poca dimestichezza con la realtà della scuola attuale. Ho conosciuto dei vice meravigliosi, ottime interfacce tra l’Istituzione e gli studenti, ma non ho dubbi che molti altri siano riassunti benissimo nelle meschinità e falsità di Lobascio.

Però mi lascia perplesso il momento in cui rinuncia al sognato trasferimento nella ditta del cognato con la semplice (per quanto impeccabile) ammissione che è meglio poter tiranneggiare centinaia di persone che diventare una pedina sotto un padrone sgradito. È curioso che ne La scuola di Lucchetti, tratto dallo stesso Starnone, il vicepreside vedesse sfumare le proprie ambizioni di fuga in modo esattamente opposto.

Quel che non riesco a valutare è il ruolo degli ispettori. Non perché la contrapposizione tra lui svaporato e lei arcigna sia particolarmente originale. Né per il momento commovente del coretto natalizio che riesce a distrarli dalla valutazione meramente cartacea e da tutto quel che si può vedere intorno. No, solo perché ispettori che vengano a rivoltare una scuola, e men che meno per “chiuderla ed accorparla” come se fossimo negli Usa, in tanti anni non ne ho mai visti né sentiti. Chissà se, con i nuovi criteri di valutazione dei docenti…

Ma se la trasmissione sta in piedi è solo per la Lucianina, che per una volta smette il ruolo di Pippi Calzelunghe fuoritempo e riesce ad usare la sua verve per rendere tutte le sfumature di una vera prof in crisi di mezza età.
La sua situazione familiare con il pargolo depresso si complica ulteriormente, aggravata dai turbamenti provocati dalle chiare intenzioni del fascinoso e progressista Vivaldi, che pure ha i suoi bei problemi privati. Certo, sull’altro canale sono molto più sereni i rapporti tra il figlio adolescente e mamma Florent, però quella è un commissario del Midi, mica una prof torinese. Ma la rivisitazione di Paolo e Francesca potrebbe suggerire stile e sobrietà a Benigni. Un’attrice a tutto tondo, capace di controllarsi ed uscire viva anche dagli episodi più macchiettistici. Per cui, penso che guarderò anche le prossime puntate.
 

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