SCUOLA/ Insegnare non è un mestiere, ma può diventarlo

- La Redazione

Si tiene a Bologna, i prossimi 15 e 16 dicembre, la convention nazionale di Diesse: “Insegnare e imparare, cioè guardare”. Ecco perché ci saranno molti ospiti esterni al mondo della scuola

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Bologna, piazza Maggiore (Imagoeconomica)

“Un contesto culturale nel quale rifondare una deontologia professionale che interagisca con l’esperienza di scuola che ciascuno fa ogni giorno”. Anna  Rita, insegnante di scuola dell’infanzia statale, ha ben chiaro il motivo che anche quest’anno la porta alla Convention di Diesse (Bologna 15 e 16 ottobre): incontrare gente al lavoro, attenta alla propria esperienza quotidiana, ma che non fa del suo particolare il piccolo lago in cui annaspare alla disperata ricerca di ricette inesistenti o bordeggiare in una routine grigia e scontata. Dal particolare al tutto, dice la nostra maestra, e dal tutto la linfa del particolare. In fondo, da anni, le convention di Diesse tracciano e asfaltano questa strada: che si ascolti la testimonianza di un collega o che si lavori insieme nelle “botteghe dell’insegnare”, che si faccia un giro per gli stand della “piazza della didattica” o si incontri un pedagogista, un imprenditore, un poeta.

Gli insegnanti della convention, poi, sono spiriti pratici particolarmente esigenti, con la voglia di capire e imparare e di mettere a buon frutto i due giorni proposti da Diesse. Pubblico attento, perciò, per gli ospiti di spicco: il direttore del quotidiano La Stampa, Mario Calabresi, che parlerà di educazione e scuola con Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la sussidiarietà; Elena Ugolini, dirigente scolastico, l’amministratore delegato della Ducati, Gabriele del Torchio, Maria Bocci dell’Università Cattolica di Milano che presenterà la mostra “150 anni di Sussidiarietà. Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo”, Elena Ragazzi ricercatrice Ceris-Cnr, Marcello Tempesta dell’Università del Salento, il poeta Davide Rondoni.

Il taglio, quest’anno, pone grande attenzione all’esperienza e alla riflessione critica su di essa, facendo incontrare chi nel mondo della scuola vive e lavora con persone che, di mestiere, fanno altro: appunto, direttori di giornali, imprenditori, ricercatori. Se, come si ripete da decenni, la prima emergenza del nostro Paese è l’educazione, occorre che tutti, dalle maestre dell’infanzia agli industriali prendano a cuore l’“emergenza”. Per questo, ad esempio, sarà molto interessante, per tutti, e non solo per gli insegnanti di Fisica o di Meccanica, sapere che cos’è e come funziona il laboratorio didattico della Ducati.

Esperienze in atto e riflessione critica, per definire e correggere il proprio lavoro, sono le ragioni delle “botteghe dell’insegnare”, ambiti di lavoro comune, che vanno oltre la convention, “nei quali – sottolinea Emanuele Triggiani, professore di Storia in una scuola superiore di Bari – ognuno coglie la convenienza personale di un lavoro impostato attraverso uno scambio continuo di esperienze e dove ogni iniziativa didattica scaturisce dalle domande e dalle esigenze che ciascuno matura nella propria attività e a contatto con i suoi alunni”. Di “botteghe dell’insegnare” ce ne saranno quindici (sabato pomeriggio e domenica mattina) e si occuperanno di Italiano e Latino, Matematica e Storia, Storia dell’Arte e Scienze e altre discipline. Alcune, però, lavoreranno su delicati argomenti trasversali, come la Valutazione, la Governance delle scuole, la Progettazione d’istituto.

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