SCUOLA/ 2. Lo strano caso del Tfa: i numeri ci sono ma il Ministero li nasconde

- Francesco Magni

Lo scorso 7 ottobre le università hanno fornito al Miur la loro «offerta formativa» per i TFA (Tirocini formativi attivi). Ma il Ministero ancora tace. Perché? FRANCESCO MAGNI (Clds)

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Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Ansa)

La lunga marcia verso l’attivazione dei percorsi abilitanti per l’insegnamento sta giungendo al suo termine? Si spera. Ma non è detto. 

Lo scorso 7 ottobre, le università italiane hanno fornito al Ministero la loro «offerta formativa» per i TFA (Tirocini formativi attivi) transitori dell’anno 2011-12, necessari al conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento. Dato lo stop di ormai più di tre anni (dalla chiusura delle Ssis nel 2008), la gran parte degli atenei si è dichiarata disponibile a formare un numero di aspiranti significativamente superiore a quello dell’ultimo ciclo delle vecchie Ssis. È un segnale di apertura e di responsabilità che non deve cadere nel vuoto. 

Il Ministero si è impegnato a tenere conto di questi dati per stabilire il totale di posti per i TFA transitori e i percorsi abilitanti: il numero definitivo, come il Miur ha dichiarato nel comunicato stampa del 10 settembre scorso, dovrebbe corrispondere al punto di incontro tra la quota dichiarata dal Ministero in quella data (13.285), calcolata in base al fabbisogno di insegnanti, e l’offerta formativa delle università. 

Alcuni segnali non ci fanno stare tranquilli. Il Miur esita a pubblicare i dati comunicati – entro il 7 ottobre, come prescritto – dalle università. Assistiamo a una specie di melina, che non vorremmo nascondesse qualche “ripensamento” del Ministero rispetto agli impegni presi. Si sta tentando di “dimagrire” l’offerta delle università per non allarmare chi già aveva fatto di tutto per impedire l’abilitazione dei giovani? Si vogliono disattendere gli accordi? 

Dai verbali dei Comitati Regionali delle Università, organi preposti alla comunicazione ufficiale dell’offerta formativa, emergono dati interessanti, ancora ufficiosi, ma reali: per anticiparne alcuni, gli atenei della Lombardia hanno offerto una disponibilità di 3.817 contro i 1.752 delle Ssis 2007-2008, l’Emilia Romagna 1.759 contro i precedenti 946, gli atenei marchigiani 600 invece che i 210 del 2007-08. Il dato complessivo è assai confortante: ammonta a circa 24.000 posti, quasi il doppio rispetto all’ultimo ciclo Ssis. I nostri atenei non si sono lasciati sfuggire l’occasione per promuovere il futuro dei giovani neolaureati e di quelli che stanno ancora formando. 

A questo punto, calcolare la media tra le due cifre, quella ministeriale (13.285) e quella delle università (24.000), non dovrebbe essere difficile. Perché allora si tarda? Non si rischia lo stesso errore di scarsa trasparenza compiuto di recente con le percentuali degli studenti bocciati? Più s’indugia e maggiore diventa il pericolo che tutto si fermi. Un altro anno di stop? È questo che si vuole? 

Le università e gli uffici scolastici regionali, e soprattutto i laureandi e gli insegnanti non abilitati, attendono, nella più totale incertezza, una comunicazione ufficiale del capo dipartimento del Miur, vero e proprio punto di riferimento del Ministero di Viale Trastevere. Domandiamo, senza retorica: vi è l’intenzione di intraprendere la via della trasparenza e della chiarezza oppure no? I tempi stringono, bisogna procedere; non nell’ombra, ma alla luce del sole e senza colpi di mano. Chiediamo trasparenza e serietà e siamo sicuri che anche il Ministro Gelmini sarà d’accordo con noi. 

È quanto mai importante che i TFA transitori partano il prima possibile e se, come sembra, un ostacolo a ciò è il dover predisporre un test ministeriale per ciascuna classe di concorso, si potrebbe agevolmente trasferire, attraverso un decreto ministeriale, quest’onere alle università, fornendo modelli e stabilendo una data comune per le prove. È inoltre urgente che si comunichino al più presto alle università i tempi di attuazione dei percorsi abilitanti. 

Aggiungiamo: tutto tace anche sul fronte reclutamento. E, come tutti sanno, finché non si mette mano al sistema di reclutamento i problemi legati alla situazione degli insegnanti in Italia rimangono tali e quali. Noi siamo disposti a collaborare. Aspettiamo un cenno. A breve.

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