SCUOLA/ Il prof: c’è qualcosa “dentro” gli studenti che non si può bocciare

- Gianni Mereghetti

Meno bocciati può significare un miglioramento della capacità degli insegnanti di recuperare gli studenti in difficoltà, ma può anche significare una resa dei docenti. GIANNI MEREGHETTI

scuola_didattica_motoreR400
Studenti nel laboratorio della Ducati (Immagine d'archivio)

Il dato dei bocciati dell’anno scolastico 2010-2011 nelle prime quattro classi delle medie superiori è di 11,9 per cento di non promossi a giugno. Sono quasi due punti percentuali (1,9%) in meno rispetto al 2007-2008, il primo anno di insediamento del ministro Gelmini. Da allora i dati dei bocciati a giugno sono sempre stati in calo progressivo, nonostante il ministro abbia più volte dichiarato che il suo sarebbe stato un ministero della severità. Un fallimento quello del ministro, un fallimento della scuola, o la realtà è diversa? Non è facile riscontrare dai dati la realtà, è possibile anche che il dato sia diversamente interpretabile.

Meno bocciati può significare un miglioramento della capacità degli insegnanti di recuperare gli studenti in difficoltà, ma può anche significare una resa dei docenti. Essa è là dove un insegnante “riduce” la richiesta perché non ha più fiducia nelle risorse che lo studente ha dentro di sé. Infatti di fronte alle difficoltà che si incontrano in un iter educativo ci sono sempre due possibilità, o arrendersi e ridurre gli obiettivi, o puntare sulle capacità dello studente andando a liberare le sue energie creative. Ogni docente deve scegliere se arrendersi, e bocciare o promuovere diventa la conseguenza di una resa, oppure se tentare tutto quello che è possibile, andando a scovare ciò di cui uno studente è capace, facendo forza sulle sue potenzialità. Che si bocci meno per una resa è possibile, ma nessun studente ha bisogno di questo, ciò di cui ha bisogno è di uno sguardo che gli faccia tentare l’impossibile.

Ma quei dati possono anche indicare una realtà che di fatto si sta imponendo: e cioè che tanti studenti in difficoltà a scuola vengono recuperati da realtà associative che liberamente hanno preso l’iniziativa di accompagnarli in un cammino di recupero della stima di sé e quindi dello studio. L’esperienza di tante associazioni che operano per aiutare gli studenti a recuperare una stima di sé, come fa ad esempio Portofranco, dimostrano che in campo educativo tutto è possibile, anche recuperare chi la scuola ha dichiarato incapace. Oltre quindi ad interpretare le statistiche, occorre chiedersi quale sia il segreto per cui un ragazzo che ha perso la voglia di studiare, che è insufficiente in un numero spropositato di materie, che il consiglio di classe ha già considerato bocciato, trovi un aiuto e con questo le forze per recuperare. Come mai ciò accade? Qual è il segreto?

Una cosa è però chiara: gli studenti non si recuperano con la severità, ma con un’attenzione paziente e concreta, con la capacità dei loro docenti di piegarsi verso di loro, sostenendoli nelle difficoltà fino ad ottenere degli esiti positivi. Non c’è da esultare perché i bocciati sono diminuiti, così come non c’è da pensare che sia fallito il progetto di una scuola più seria e di qualità. Non è il numero dei bocciati a stabilire se una scuola sia o non sia valida, così come non è il numero dei promossi, anche se come diceva don Lorenzo Milani il problema della scuola sono i ragazzi che perde. È trovare la strada per non perderli più, questo è il problema serio della scuola. 11,9 % di studenti che ottengono un grave insuccesso a scuola è ancora un dato preoccupante. Significa che 12 studenti su cento non ce la fanno, e questo ogni insegnante non può accettarlo con tranquillità, nemmeno pensando che sia un dato statistico. Sono 12 studenti su cento che hanno bisogno di incontrare uno sguardo su loro stessi che li rilanci, muovendo le loro energie all’“attacco” dello studio. Al posto di tante analisi sarebbe meglio stare (anche) ai fatti, ed è un fatto che nella scuola italiana vi siano tanti giovani che incontrando uno sguardo diverso su di sé riprendono anche a studiare. Forse a qualcuno questo sembrerà eccezionale; in realtà, che un ragazzo trovi un’amicizia che lo fa cambiare dovrebbe essere la caratteristica quotidiana della scuola.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori