SCUOLA/ Il preside: ci sono buone ragioni per “usare” i dati Invalsi

- Stefano Pierantoni

Parla STEFANO PIERANTONI, dirigente scolastico e presidente regionale di Uciim Lombardia, che ha deciso di rendere pubblici i risultati delle prove Invalsi riferiti alla sua scuola

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Immagine d'archivio

Si discute in questi giorni (assai sommessamente a dire il vero) sull’opportunità di pubblicare i risultati conseguiti da ciascuna scuola nelle prove di italiano e matematica somministrate dall’Invalsi (Istituto per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione) agli studenti di tutte le scuole italiane. Le prove hanno riguardato le classi seconde e quarte della scuola primaria e le classi prime e terze della scuola secondaria di I grado e si sono svolte tra maggio e giugno 2010. I risultati sono stati messi a disposizione delle scuole nella parte riservata del sito dell’Invalsi, cosicché ogni scuola può leggere i risultati dei propri alunni (divisi per classi, non individualmente) ma non quelli delle altre scuole e può confrontarli con la media aritmetica a livello nazionale, interregionale e regionale.

Quando ho scaricato i dati della mia scuola (sono il dirigente scolastico di una scuola cattolica paritaria) mi sono chiesto: e adesso che cose ne faccio? Per prima cosa, ovviamente, li ho trasmessi ai miei insegnanti, chiedendo loro di fare le loro opportune riflessioni in merito. Già questo primo passaggio non è semplice, perché l’Invalsi offre per ogni classe la restituzione dei risultati per ogni quesito, ma per poter ricavare qualche insegnamento da questi dati occorrerebbe dedicare molto tempo all’analisi dei risultati e probabilmente anche avere qualche nozione di statistica, che il sottoscritto (come quasi tutti i docenti italiani) ovviamente non possiede. A ogni modo, nulla vieta che, con un po’ di pazienza, noi si possa rilevare che gli alunni della sezione A hanno fatto meglio o peggio degli alunni della sezione B in un certo quesito oppure che gli alunni della sezione C abbiano risposto ai quesiti di comprensione del testo meglio o peggio che a quelli di grammatica e via comparando.

In realtà l’Invalsi raccomanda di utilizzare i risultati delle prove soprattutto in senso longitudinale, cioè confrontando i risultati di un anno con quelli degli anni precedenti. Questo ovviamente richiede più tempo, anche perché dopo vari tentativi che hanno visto l’alternanza di somministrazioni campionarie (cioè a gruppi di scuole selezionati con criteri di rappresentatività quali-quantitativa) e censuarie (cioè universali) sembra che finalmente ci si sia attestati su questo secondo modello, che permetterà dall’anno prossimo di effettuare una comparazione nel tempo. In realtà, anche questa non sarà un’operazione semplicissima per le scuole, perché richiederà comunque quel lavoro analitico e quegli strumenti statistici a cui si è fatto accenno sopra e che forse oggi come oggi non sono alla portata delle singole scuole e che quindi richiederebbero specifiche azioni di supporto da parte dello stesso Invalsi e del Ministero.

Tutto ciò premesso, perché abbiamo deciso di pubblicare i nostri risultati sul nostro sito (www.ibvm.it)? Per quattro ordini di considerazioni.

Anzitutto per rendere merito ai nostri alunni, ai loro insegnanti e ai loro genitori. Siccome i nostri risultati sono superiori (e non di poco) sia alla media nazionale sia a quella regionale, abbiamo di che essere soddisfatti e ci è sembrato giusto dirlo. Siamo una scuola molto nota nel nostro territorio per la serietà del lavoro scolastico (unita alla capacità di accoglienza delle differenze individuali) per cui non ci hanno sorpreso i nostri buoni risultati, ma ci è servito avere una verifica esterna oggettiva del nostro lavoro. Ovviamente nella logica del miglioramento continuo, per cui siamo ansiosi di vedere come saranno i nostri risultati del 2011.

In secondo luogo abbiamo pensato di lanciare alle scuole del territorio la proposta di fare anche loro lo stesso. Ne abbiamo iniziato a parlare alle altre scuole paritarie della nostra provincia, in quanto più omogenee alla nostra per quanto riguarda le tipologie socio-culturali dell’utenza, ma siamo apertissimi al confronto anche con la scuola statale, ovviamente nella consapevolezza – molto sottolineata dalla letteratura in materia – che il confronto tra scuole diverse è assai delicato, richiederebbe di depurare i risultati dalle variabili ambientali e soprattutto può essere fatto solo o soprattutto sul valore aggiunto tra livello di entrata e livello di uscita e non sui valori assoluti. La nostra speranza quindi è che altre scuole decidano di pubblicare i loro risultati, in modo che si possa fare un confronto paritetico che, partendo dai risultati, risalga anche alle strategie didattiche e organizzative messe in atto dalle diverse scuole, per innescare finalmente un arricchente scambio delle buone pratiche. Naturalmente l’invito potrebbe essere benissimo allargato a scuole di altri territori, desiderose di confrontarsi con noi, sia sui risultati, sia sulle strategie.

Infine abbiamo pensato che fosse opportuno dare il nostro contributo al dibattito (ripeto: troppo sommesso finora) sul significato delle prove Invalsi e ci è sembrato che il modo migliore fosse quello di metterci in gioco, di metterci la faccia, nella speranza che il dibattito venga ripreso nelle varie sedi e che si inizi finalmente a discutere del rapporto tra qualità della scuola e risultati di apprendimento, senza ridurre tutto alle prove oggettive, ma incominciando a tener conto anche dei dati quantitativi per misurare e quindi per progettare il cambiamento e il miglioramento.
 

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