CORTE COSTITUZIONALE/ Supplenti: bocciata la Gelmini sulle graduatorie: “Norma discriminante”

- La Redazione

La Corte costituzionale boccia le regole introdotte dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini sulle graduatorie

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Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

La Corte costituzionale boccia le regole introdotte dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini sulle graduatorie

Bocciare un supplente che vuole inserirsi in graduatoria in una città di diversa dalla sua non rispetta la Carta fondamentale. Questo perché, fa presente la Consulta, l’Italia è una sola, e i titoli di studio hanno ovunque il medesimo valore. «Nelle operazioni di integrazione e di aggiornamento delle graduatorie è consentito ai docenti che ne fanno esplicita richiesta, oltre che la permanenza nella provincia prescelta (…), di essere inseriti anche nelle graduatorie di altre province dopo l’ultima posizione di (terza) fascia nelle graduatorie medesime», recitava l’articolo 1, comma 4-ter del decreto legge 134 del 2009.

Si tratta del testo incriminato da giudici, perché viola l’articolo 3 della Costituzione quello dell’eguaglianza dei cittadini. In pratica, la legge stabiliva «che in occasione dell’aggiornamento delle graduatorie per gli anni scolastici 2009/2010 e 2010/2011 – spiega La Repubblica – chi si trovava inserito in una graduatoria provinciale per le supplenze e per metà delle immissioni in ruolo stabilite annualmente non poteva trasferirsi con proprio punteggio in un’altra provincia, se non “in coda”. E non “a pettine” (secondo il punteggio maturato) come auspicavano gli interessati».

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Secondo molti osservatori, e anche secondo i giudici che hano definito la norma “eccentrica”, la legge proteggeva, in particolare, i docenti del nord. Il provvedimento «violerebbe l’art. 3 Cost. perché, in modo irragionevole e in violazione del principio di uguaglianza, prevede una diversa disciplina a seconda del momento in cui il docente chiede il trasferimento da una graduatoria provinciale ad un’altra», scrivevano, già all’epoca, i giudici del Tar Lazio. Ora il ministero, con ogni probabilità sarà sommerso da migliaia di richieste di risarcimento. Secondo l’Anief, l’Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione, sono 15mila i ricorrenti che possono reclamare il ruolo.

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