SCUOLA/ Quei Colloqui che risvegliano la passione di Enrico ed Eleonora

- La Redazione

Riceviamo e pubblichiamo due lettere, la prima della madre di uno studente, la seconda di una studentessa. Entrambe hanno “partecipato” ai Colloqui Fiorentini

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Particolare del Duomo di Firenze

Sabato 26 si sono conclusi i Colloqui Fiorentini. Pubblichiamo la lettera che la madre di uno studente ha scritto alla preside della scuola frequentata dal figlio, e quella di una studentessa ai professori che hanno organizzato l’evento.

Gent.ma preside,

I figli li mettiamo al mondo, ne abbiamo la responsabilità, ma non sono “nostri”. Noi genitori li accompagniamo, li osserviamo, li sosteniamo, indichiamo loro le strade che possono o non devono prendere. A loro la decisione, a loro la libertà di scegliere. Se accompagnati però, per loro sarà più semplice.

Mio figlio Enrico ha 18 anni, fa la quinta liceo scientifico e “vanta” un passato di non grande interesse per le materie letterarie. So bene che non è necessario che io le dica tutto ciò. In ogni caso, Enrico in questi due ultimi anni di liceo si è appassionato profondamente alla letteratura, alla filosofia ed alla storia. Credo, alla ricerca di risposte.

Nonostante l’impegnativo anno scolastico che ha come ultimo scoglio la maturità, ha deciso di partecipare ai Colloqui Fiorentini preparando una tesina su Manzoni, e accettando di  andare a Firenze per tre giorni di lavoro sulle opere di questo autore. Quando ha voluto liberamente aderire a questa iniziativa suggerita dalla sua prof. di italiano, io non gli ho chiesto il perché. Ma nei mesi precedenti all’evento ho osservato attentamente il comportamento suo e dei suoi compagni di squadra: sabati, domeniche, ore di extra studio e ricerche per elaborare la loro tesina affrontando, nel contempo, interrogazioni e compiti quotidiani per la scuola che continuava la mattina.

Perché questa scelta? Perché questo lavoro extra e senza alcun lamento da parte di Enrico e dei suoi compagni? Desideravo capire e sentivo l’importanza di essere presente, almeno un giorno, a questo loro appuntamento. E così ho segnato la mia agenda: sabato 26 febbraio sarei andata a Firenze. 

Il 24, 25 e 26 febbraio, a Firenze, 1600 ragazzi provenienti da scuole di tutta Italia hanno raccontato  i propri lavori, mostrato le proprie opere, artistiche e letterarie, ed i loro pensieri su Manzoni. Per tre giorni, 1.600 ragazzi hanno dialogato tra loro, discusso, ascoltato, sofferto, su temi quali la Giustizia, il Perdono, la Provvidenza, la Misericordia, la Verità. La verità oggettiva e la verità personale di ognuno; si sono confrontati con la semplicità ed il perdono di Renzo, i silenzi di Lucia, la cristianità di fra Cristoforo, la complessità di un personaggio come l’Innominato.

Dopo ore di colloqui e di confronti, alcuni di questi ragazzi hanno sperimentato e sintetizzato concetti quali: “ci siamo accorti che si può dialogare senza dialogare” oppure “ dopo un pomeriggio di discussioni abbiamo capito di non avere detto nulla e quindi abbiamo ricominciato da zero”. Fantastico atteggiamento: prendere coscienza delle difficoltà e ricominciare tutto da capo, cambiando prospettiva, punto di partenza; rimettersi in gioco per capire, comprendere, far propria l’esperienza e crescere.

 

Capire che esiste qualcosa di più grande e che nonostante la pochezza umana, l’uomo può essere felice perché tanta è la bellezza intorno a sé… bisogna, però, imparare a vederla, leggerla, capirla, sentirla e meditarla (come suggerisce Manzoni stesso): è un processo non facile, occorre muoversi, lavorare, farsi domande e cercare risposte. Occorre fare esperienza della realtà e trovare in essa la bellezza.

 

Questo hanno fatto i 1.600 ragazzi ed alla fine dei tre giorni i loro occhi erano luminosi, felici, elettrizzati. Erano ricchi di qualcosa di più, erano soddisfatti. Ognuno di questi ragazzi ha vinto, ed ogni scuola, pubblica o privata, proveniente da un’Italia che deve essere unita ed unica, ha vinto. 

 

Alla fine della giornata, per me, ancora un nuovo motivo di stupore: dopo i colloqui e dopo le premiazioni, i ragazzi sono rimasti incollati alle loro poltrone attendendo qualcosa di stimolante che veniva loro prospettato: il nome dell’autore oggetto dei Colloqui Fiorentini 2012. La loro prossima sfida… “Ugo Foscolo!” “Ugo Foscolo, sì, bene” bisbigliavano tra loro. Ancora luce nei loro occhi.

 

Come madre, come persona adulta che giustamente si preoccupa del mondo futuro, osservando ed ascoltando questa valanga di giovani mi sono detta: “se questi giovani ragazzi sono gli adulti del domani, io mi sento tranquilla. Essi hanno gli strumenti ed il metodo per creare solide colonne su cui costruire”.

I giovani hanno straordinarie potenzialità ed entusiasmi, è nostro compito accompagnarli affinché sperimentino come vedere, sentire, meditare.

È stata una giornata ricchissima.

 

Barbara, Bologna

Cari prof,

 

Mi chiamo Eleonora e frequento il V liceo scientifico. Scrivo questa e-mail per ringraziarvi della grande possibilità che mi avete concesso. Ho iniziato a partecipare a questo evento tre anni fa, durante l’anno scolastico 2008-09, nel convegno dedicato a Dante.

 

Io ero reduce da un anno per me duro, anno che mi ha segnato a causa di una grandissima delusione scolastica e che spesso ancora oggi mi blocca: la bocciatura. Non sto qui a giustificarmi: io ho sbagliato; sicuramente, però, posso assicurarvi che il “rapporto” (se così può essere definito) con la mia ex professoressa di italiano e latino mi ha portato ad odiare la letteratura e qualsiasi cosa riguardante la materia, anzi se vogliamo puntualizzare mi ha portato ad odiare la scuola in generale e a farmi “dimenticare” un motivo buono per andarci. Mi diceva infatti senza mezzi termini che non ero in grado.

Il mio nuovo professore d’italiano mi propose i Colloqui Fiorentini come sfida: “Vediamo se veramente non sei in grado”… Pur restando molto orgogliosa anche di fronte ai miei insuccessi, mi sono nuovamente messa in gioco, ma pretendevo di affrontare questa sfida da sola, rischiando nuovamente un fallimento.

Partecipando alle ultime tre edizioni, grazie a voi sono riuscita a ritrovare la passione per lo studio, grazie a voi ho capito che di fronte a qualsiasi cosa, anche un autore di letteratura, bisogna mettersi in gioco senza porre limiti. Bisogna aprirsi al confronto con l’autore come se fossimo noi – io – di fronte a lui e lui di fronte a me, “faccia a faccia”, e tutto è collegato, non possiamo dividere tutto in compartimenti stagni, anzi dobbiamo sempre essere pronti a confrontare con noi stessi ciò che conosciamo e ad apprendere cose nuove che possono… “aprirci un mondo”!

 

Posso affermare che voi avete fatto “risorgere” la mia anima; avete ritrovato e portato fuori ciò che pensavo fosse perso per sempre. Non so per quale motivo questa esperienza sia stata concessa proprio a me, però ne sono e ne sarò sempre grata. In tre anni, o meglio in nove giorni, sono cresciuta più che in vent’anni di vita.

Probabilmente sarò una delle tante studentesse che hanno partecipato a questo convegno; per me invece voi siete stati dei veri e proprio maestri di vita, pronti a fare di tutto pur di far capire a noi (in questo caso specialmente a me) ciò che siete riusciti a capire voi e che vi ha portato ad essere quello che siete ora: intellettuali, uomini capaci di far “risvegliare” una persona da un coma profondo nel quale si era persa pensando che quella ormai fosse la vera realtà.

 

Concludo ringraziandovi per quest’occasione che mi avete concesso e spero di poter tornare anche da universitaria (sempre se prendo questo benedetto diploma!).
Un grande saluto e un grande abbraccio.

Spero di risentirvi,

 
Eleonora

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