SCUOLA/ Berlusconi sa che le polemiche sbagliate allontanano la parità?

- Laura Cioni

Unica voce positiva nella polemica sulla scuola pubblica, afferma LAURA CIONI, è quella di Bagnasco, che ha sottolineato il contributo degli insegnanti nell’affrontare l’emergenza educativa

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Immagine d'archivio

Caro direttore,

Mi permetto di intervenire nel dibattito molto vibrante che leggo sul suo giornale a proposito delle recenti affermazioni di Berlusconi sulla scuola statale, con il solo titolo di avervi insegnato per molti anni. Difendere Berlusconi per quella frase improvvida o voluta (chissà?) è veramente difficile. Berlusconi ha torto per molti motivi.

Molte famiglie la pensano proprio come gli insegnanti da lui accusati: sono esse a dare man forte alle manifestazioni ricorrenti in difesa della scuola pubblica, in particolare nella primaria. Anche madri e padri sono plagiati? La propaganda è forte, si sa, ma la gente non è proprio del tutto sprovveduta, soprattutto riguardo ai figli e ai soldi.

Molti insegnanti nell’enorme esercito arruolato dalla scuola statale non inculcano proprio niente, cercano di fare il loro lavoro, partendo da diversi punti di vista sulla vita e dalle loro competenze disciplinari, resistendo alla pressione dell’ambiente, da molti anni inclinato verso il basso. Berlusconi ha fatto di ogni erba un fascio.

Molti insegnanti, sia quelli che inculcano, sia quelli che non inculcano, sono da tempo fatti oggetto di una disistima sociale ed economica tale da spiegare in parte anche le malattie di cui soffrono. Molti libri sui quali lavorano e fanno lavorare gli studenti hanno risentito della virata della cultura a sinistra, dilagante da almeno quarant’anni. Ma di questo Berlusconi non tiene conto.

Conclusione: la scuola italiana non ha bisogno di un’ennesima polemica politica, che toglie energie e intelligenza a qualcosa di più urgente e duraturo, riempie le piazze e le assemblee scolastiche di slogan ripetuti senza approfondire le ragioni di una protesta che in questo caso appare sacrosanta, ma che sarà come le altre un fuoco di paglia, col risultato di bruciare ore di lezione.

 

L’unica voce positiva che si è levata è quella del cardinale Bagnasco, che ha ribadito la stima della Chiesa per tutti gli insegnanti, quelli che lavorano nelle statali e quelli che lavorano nelle paritarie, inscrivendo il loro contributo nel più vasto quadro dell’emergenza educativa indicata come prioritaria in questo decennio e dando un segnale di pacificazione su un tema scottante come quello aizzato dal premier.

 

I cattolici hanno creato scuole di tutto rispetto, talvolta con gravi sacrifici, remando contro lo statalismo non da ora imperante in Italia. Gran parte del 4% della scuola paritaria si deve a loro. Ci sono anche tanti cattolici che per scelta o per le circostanze della vita lavorano all’interno della scuola statale: non è forse utile la loro presenza in questo ambito, che non può e non deve essere avvertito come nemico? Gli studenti non sono forse gli stessi? I colleghi non sono uomini? La burocrazia non avviluppa nella sua tela di ragno, purtroppo, anche altri ambiti della società?

L’indignazione a volte fa bene, ma piangersi troppo addosso no. E nemmeno esasperare gli animi.

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