SCUOLA/ Serve una soluzione politica per rompere l’”accerchiamento” dei precari

- Max Ferrario

Quello che sta avvenendo sul fronte dei precari mette a repentaglio la tenuta del sistema scolastico, che non può essere affidato alle sentenze. Il commento di MAX FERRARIO

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Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)

Parlare di emergenza può apparire esagerato. Ma certo quello che sta avvenendo in questi giorni sul fronte dei precari della scuola almeno una questione sembra sollevarla con chiarezza: quella della tenuta del sistema scolastico, quella della sua governabilità o piuttosto della ingovernabilità, visto che difficilmente potrà rimanere esposto per molto tempo al rischio-sentenze. Occorre insomma trovare soluzioni politiche, ancor prima che tecniche, per governare una situazione che potrebbe andare presto fuori controllo. E occorrerà, probabilmente, una visione più pragmatica e meno giuridica della questione. Un approccio aperto, un confronto serrato che porti a decisioni che richiederanno, con tutta certezza, tanto coraggio e altrettanto respiro.
La storia infinita delle graduatorie dei precari si era chiusa, circa un mese fa, con l’attesa di un emendamento alla legge “milleproroghe”, che avrebbe dovuto appunto prorogare di un anno l’imminente aggiornamento delle graduatorie provinciali, per consentire il varo di una legge sul reclutamento dei docenti  (proposta della Lega). L’emendamento invece è stato cassato e la proroga non c’è stata. Tra qualche settimana, quindi, dovrà essere varato un nuovo decreto ministeriale per l’aggiornamento biennale delle graduatorie. C’è ora l’intenzione ministeriale di consentire l’aggiornamento dei punteggi solamente per la graduatoria di base, ma non per quelle altre graduatorie per le quali due anni fa era stato consentito il trasferimento di iscrizione in altra provincia (con accodamento, ma non con inserimento a pettine). C’è anche il problema delle assunzioni in ruolo dei precari e il Miur sta pensando di aumentarne il numero, ben oltre le quote risicate degli anni scorsi. Vediamo perché.

La moltiplicazione degli iscritti nelle graduatorie – Per capirci meglio: dei quasi 220mila docenti iscritti nella graduatoria della provincia di residenza, nel 2008-2009 quasi tutti hanno chiesto a suo tempo anche l’iscrizione in altre tre province, pur sapendo che questo avrebbe comportato il loro inserimento in coda. La situazione che si è venuta a determinare è semplicemente mostruosa: i docenti iscritti (cioè, come si dice, le teste) sono 220mila, ma la somma di tutti gli iscritti, tra graduatoria di base (prima iscrizione) e graduatorie di trasferimento, arriva a superare le 830mila unità: 220mila nella graduatoria di base e 610mila nelle graduatorie di altre province.

I docenti che hanno presentato ricorso al Tar e poi alla Consulta, ottenendo ragione per l’inserimento a pettine, sono ovviamente tra quei 610mila iscritti nelle graduatorie delle altre province in coda. La decisione della Corte costituzionale – che riguarda soltanto i docenti ricorrenti – attende ancora di essere applicata. L’Anief, il sindacato che ha patrocinato i ricorsi, ha inviato in questi giorni lettere di diffida alla dirigenza dell’Amministrazione centrale e periferica, annunciando, in caso di silenzio (molto probabile), la denuncia per omissioni alla Procura della Repubblica presso le sezioni regionali della Corte dei conti.

Le sentenze dei Tribunali – In questi mesi vi sono state varie pronunce dei giudici sull’intero territorio nazionale che hanno riconosciuto applicabile per il personale precario della scuola (sia docenti sia personale Ata) la direttiva comunitaria 1999/70/Ce che riconosce, a certe condizioni, il diritto di parità di retribuzione tra personale a tempo determinato e personale a tempo indeterminato. Le prime sentenze hanno riconosciuto il diritto allo stipendio estivo (due mesi di stipendio in più) dei docenti con nomina fino al termine delle attività didattiche (30 giugno) equiparandoli ai supplenti annui che hanno nomina per l’intero anno scolastico, fino al 31 agosto.
Questa prima forma di equiparazione ha avuto un seguito con crescendo rossiniano, passando con altre sentenze alla parità di stipendio tra docenti di ruolo e docenti con contratto a tempo determinato, ai quali ultimi è stato riconosciuto il diritto alla ricostruzione di carriera (scatti di anzianità) come avviene per i docenti di ruolo.
L’ultima (per il momento) sentenza di un tribunale è quella di Genova che ha riconosciuto a 15 precari (tra docenti e Ata) con almeno tre anni continuativi di servizio sulla stessa sede, il diritto di percepire una somma una tantum di 30mila euro ciascuno. Sembra che vi siano, tra docenti e Ata, almeno 65mila precari nelle stesse condizioni di quelli di Genova (e la stima potrebbe essere in difetto). Se tutti passassero per la via giudiziaria, il Miur dovrebbe sborsare circa 2 miliardi di euro. Il Miur ritiene che la direttiva CE sia applicabile soltanto al settore privato, ma non a quello pubblico; tuttavia, davanti al giudice è sempre risultato soccombente.

La class action -Sull’onda della sentenza di Genova, il Codacons ha avviato una class action, lo strumento di difesa dei consumatori previsto dal decreto legislativo 2006/2005, per chiedere la stabilizzazione – tramite assunzione – di 40mila precari della scuola e 12mila dell’università ed un maxi risarcimento di 30mila euro ciascuno per tutti i precari della scuola e professori universitari a contratto. Se l’iniziativa del Codacons dovesse avere successo, per il Miur vi sarebbe l’onere di 1,5 miliardi di euro e l’obbligo contestuale di assumere alcune migliaia di precari.

Cosa fare? – Per rompere l’accerchiamento, la via d’uscita sembra essere una soluzione politica da attivare con un intervento legislativo ad hoc per il reclutamento dei precari. Nell’immediato, come ha annunciato il ministro Gelmini nella risposta all’interpellanza urgente del deputato Russo (Pd), con un’azione amministrativa concordata con il ministero dell’Economia, si potrebbe coprire il maggior numero possibile di posti vacanti, mediante assunzioni in ruolo dalle graduatorie dei docenti e Ata.
Nonostante i tagli di organico, compensati abbondantemente dai pensionamenti, i posti vacanti non vengono coperti interamente con le immissioni in ruolo, decise ogni anno con il contagocce. Negli ultimi due anni vi è stata questa successione di nomine in ruolo: 8mila docenti e 8mila Ata nel 2009-10 per un totale di 16mila assunzioni; 10mila docenti e 6.500 Ata nel 2010-11 per un totale di 16.500 assunzioni. Ma i posti rimasti comunque ancora vacanti sono diverse migliaia. Poiché la retribuzione di precario con nomina annua è uguale a quella di un docente o Ata di prima nomina, l’assunzione in ruolo non avrebbe alcun costo aggiuntivo per il primo anno.
Per evitare che le assunzioni vengano decise per via giudiziaria con spese fuori controllo, è urgente definire azioni adeguate per via amministrativa subito e per via legislativa a seguire.

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