SCUOLA/ Non c’è bisogno di una rissa sulla didattica, ma di una nuova libertà

- Gianni Mereghetti

Al di là delle polemiche, nel suo accorato appello alla “fuga verso la libertà” Paola Mastrocola evidenzia un fattore decisivo della realtà giovanile oggi. Il commento di GIANNI MEREGHETTI

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Immagine d'archivio

Nella sua ultima e appassionante fatica, dal titolo giustamente provocatorio Togliamo il disturbo, Paola Mastrocola scrive: “Se vogliono essere felici, i giovani devono scegliere. Esporsi a questa difficile ma decisiva operazione che è la scelta. Scegliere se andare a scuola o no, scegliere di ascoltare le nostre lezioni, scegliere di studiare, scegliere di leggere Guerra e pace o no. Si può benissimo essere felici anche non andando a scuola, e anche non leggendo Tolstoj. Mi costa molto dirlo, ma è così, dobbiamo essere molto chiari su questo punto, con i nostri figli e i nostri allievi. Noi non dobbiamo imporre più niente. E lo possiamo fare solo se loro, i ragazzi, si prenderanno la responsabilità di una scelta. Una cosa come lo studio astratto bisogna profondamente volerla, e sceglierla, perché funzioni. Bisogna che i ragazzi la smettano di studiare per far piacere a noi! Devono essere attirati dai libri, se scelgono di fare il liceo e poi l’università”.
Nel suo accorato appello alla “fuga verso la libertà” Paola Mastrocola evidenzia un fattore decisivo della realtà giovanile oggi, che ogni ragazzo e ogni ragazza sia educato a diventare libero, a decidere rispetto alla realtà, arrivando fino a scegliere se studiare o non studiare. Quella che invoca la scrittrice torinese è una svolta epocale: non più un’educazione che consista in una trasmissione di valori o prima ancora di verità già date, ma la sfida ad ogni giovane perché divenga responsabile di una scelta. Si sente nell’aria, dentro la scuola come dentro la famiglia, il bisogno di libertà che Paola Mastrocola chiede; è una delle urgenze decisive dei tempi che stiamo vivendo. Ed è evidente che ciò che si comunica, come ciò che si insegna, ha un unico veicolo di trasmissione, la libertà.

Sembra di risentire oggi la voce allora inascoltata di Kierkegaard, le sue affermazioni ripetute sul valore della scelta, fino a scrivere che “la verità è una verità solo quando è una verità per me”. Ineccepibile dunque quanto scrive la Mastrocola nel suo Togliamo il disturbo, ma c’è un altro fattore che bisogna mettere in evidenza per non ridurre la libertà a una pura reazione di fronte alla realtà, e non invece affermarla per quello che è, lo strumento di cui l’uomo naturalmente dispone per realizzarsi. C’è una domanda che Togliamo il disturbo pone e in modo incalzante, ed è la domanda su che cosa o chi educhi alla libertà un giovane di oggi. Non sono adulti, genitori o insegnanti, che incitino i loro figli o i loro studenti ad essere liberi; questo è importante, ma non basta, ed è la realtà a dimostrarlo.
Ci vuole qualcosa in più di adulti sensibili alla libertà, ci vogliono adulti liberi, adulti che scelgono di insegnare o di fare qualsiasi altro lavoro come possibilità per diventare più uomini, adulti che vivono come protagonisti gustandosi ogni cosa della vita. La libertà è educata da una proposta, viceversa senza una proposta fatica ad emergere. E la questione seria di ogni adulto è mantenere entrambi i fattori, proporre il proprio modo di stare di fronte alla realtà e contemporaneamente rivolgersi alla libertà.
Educare è saper stare su questa vertigine. L’ultimo libro di Paola Mastrocola porta dentro il contesto scolastico, ed educativo in senso lato, la domanda non eludibile sulla libertà, e affrontarla è un bene per tutti.



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