SCUOLA/ La prova Invalsi di italiano? Finalmente vicina agli studenti

- La Redazione

La prova Invalsi di italiano era quest’anno tutt’altro che lontana dall’esperienza dei ragazzi: a cominciare dalla scelta dei testi. Le prime impressioni di MANUELA MORONI

scuola_studentessa_studioR400
Foto Ansa

La prova nazionale Invalsi di italiano quest’anno consisteva in due testi, uno narrativo ed uno espositivo-argomentativo, e in una serie di quesiti grammaticali per un totale di 49 item.

Ho trovato apprezzabile la scelta dei testi per quanto riguarda le tematiche,  vicine alla sensibilità dei ragazzi e capaci per questo di rendere i brani più accessibili. Attenzione: non intendo più facili, ma che permettono un accesso al testo, invece di  ostacolarlo come a volte avviene. Mi spiego. Il brano di Vittorini coglie il momento in cui giovane protagonista scopre un nuovo “sé” grazie ad un avvenimento semplice e inatteso: “una ‘signorina’ della seconda mi aveva guardato”.  Chi a quattordici anni non ha già avvertito il miracolo di uno sguardo così lo ha almeno desiderato. Insomma: questo testo riguardava tutti. E proponeva un’esperienza positiva (ricordate invece il testo sull’amicizia tradita?).  

Allo stesso modo si presenta accessibile il testo di Piero Ottone: le considerazioni sull’invadenza della pubblicità televisiva descrivono con chiarezza non comune un’esperienza comunissima e costituiscono perciò un ottimo esempio di argomentazione adatta anche ai tredicenni.

Non c’è dubbio che una tematica vicina alle loro categorie esperienziali permette ai ragazzi di affrontare gli item non come una scalata irta di ostacoli, ma come un percorso verso il possesso pieno del testo. Che è appunto la finalità di quella “comprensione” che le prove standardizzate si propongono di verificare.

La parte grammaticale appare bene equilibrata nel proporre i vari aspetti della lingua (ortografia, morfologia, sintassi delle frase e del periodo). Il tempo aggiuntivo (15 minuti in più) ha certamente contribuito ad allentare la tensione e forse farà diminuire la percentuale di  “mancate risposte”. Se così fosse avremmo una valutazione  delle competenze più realistica, perché meno condizionata dal  fattore tempo.

In sintesi, penso che quest’anno gli esiti sulla comprensione del testo potranno essere migliori rispetto al passato; per la grammatica, temo che il maggior numero di errori si concentreranno (come quasi sempre) nel settore della morfologia. Occorrerebbe magari chiedersi come mai i ragazzi in terza media non ricordino più la flessione verbale.

Nel complesso mi pare di poter riconoscere un passo interessante verso lo scopo che la prova Invalsi dovrebbe avere all’interno dell’esame di fino ciclo: valorizzare i percorsi effettivamente realizzati rispetto a un quadro standardizzato definito a livello nazionale, senza esasperare la ricerca di carenze ed eccellenze.

(Manuela Moroni, scuola secondaria di primo grado Istituto comprensivo “Gaudiano”, Pesaro)

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori