APPELLO SCUOLA/ Magni (Clds): ora tocca agli atenei raccogliere la sfida

- Francesco Magni

La vera novità dell’accordo di sabato tra il ministero e i firmatari dell’appellogiovani.it è il coinvolgimento delle università. Il commento di FRANCESCO MAGNI (presidente Clds)

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Palazzo Chigi (Imagoeconomica)

Sabato a palazzo Chigi, alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, alcuni tra i primi firmatari dell’appellogiovani.it si sono incontrati con il Ministro Gelmini e l’on. Lupi. Le cronache di ieri ne hanno già dato notizia. Ma dopo le prime reazioni è venuto il momento di qualche considerazione più a freddo.

Innanzitutto merita di essere sottolineata la straordinaria incisività dell’appellogiovani.it. In appena quattro giorni si sono raggiunte oltre 14mila firme: la preoccupazione espressa per il futuro del Paese è stata condivisa e sottoscritta da personalità di spicco della nostra società e dell’università, da lavoratori dei più svariati settori, da migliaia di insegnanti e studenti. A tutti va il nostro più sentito ringraziamento.

L’immediata adesione di un numero così alto di persone, oltre ad avere messo in allarme i rappresentanti del governo, ha anche reso evidente una caratteristica dell’iniziativa: non si è trattato di una rivendicazione di categoria, né di una polemica di palazzo (nonostante qualche giornalista compiacente abbia tentato di “retrocederla” a bega interna a un partito), ma di una battaglia ideale, che ha coinvolto i moltissimi a cui, nel nostro Paese, ancora sta a cuore il futuro dei giovani e della cultura. Prendiamone atto.

Veniamo all’incontro di sabato. Possiamo fondatamente affermare che si è aperto uno spiraglio. Vi è stato anzitutto un incremento di tremila unità del numero di posti per i Tirocini Formativi Attivi transitori relativi alle scuole secondarie di secondo grado, che si aggiungono ai 10.285 che già figuravano sul sito del MIUR l’8 settembre per tutti i TFA. Vi saranno, dunque, come prima disponibilità da parte ministeriale, 13.285 per i TFA della scuola secondaria di I e II grado nell’a.a. 2011/12 (si ricordi che sulle prime tabelle ufficiose che circolavano nel mese di giugno il dato riportato per i TFA transitori era, per l’a.a. 2011-2012, di 2.256 posti normali e 3.730 posti di sostegno).

Ma, in secondo luogo, si è finalmente riconosciuto un ruolo di primo piano alle università nella definizione dei numeri di posti disponibili per i TFA transitori e i nuovi percorsi di abilitazione. Sotto la supervisione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, che si è fatto personalmente garante del contenuto sottoscritto alla fine dell’incontro, si è stabilito che, secondo quanto recita il comunicato stampa del MIUR, «i numeri dei posti che saranno assegnati risulteranno dall’incrocio tra quelli pubblicati dal MIUR e l’offerta formativa formulata dalle università».

Qui risiede la vera novità, resa concretamente possibile dalle due Note pubblicate sabato stesso sul sito del MIUR, indirizzate ai direttori scolastici regionali e alle università, in cui queste ultime vengono rimesse in gioco e sollecitate a segnalare la loro offerta in base alle proprie capacità ricettive (senza ulteriori vincoli). In altre parole, il numero dei posti disponibili per le abilitazioni non sarà più calcolato solo in rapporto al fabbisogno, ma anche in base all’offerta delle università.

Se dunque queste saranno sensibili al problema e dichiareranno una congrua disponibilità di posti, la cifra-base del ministero di 13.285 dovrà salire. È un risultato importante, soprattutto perché si tratta di un primo passo verso una diversa concezione del rapporto tra abilitazione e reclutamento, più vicina a quella adottata in Europa: l’abilitazione non è una prenotazione del posto, ma l’acquisizione di una idoneità; l’accesso ad essa non può essere meccanicamente determinato dal fabbisogno. Resta invece intatto il problema della definizione delle modalità di reclutamento, la cui urgenza è stata sottolineata nell’appellogiovani.it. Nell’immediato, la palla passa alle università. Entro il 7 ottobre gli atenei dovranno far pervenire un piano formativo sulla base della loro capacità di offerta. Il lavoro da fare è ancora molto e noi non smetteremo di dare il nostro contributo: anzitutto, in questo momento, invitando i nostri rettori e presidi a scendere tempestivamente in campo e, in secondo luogo, vigilando affinché lo spiraglio che sabato si è aperto non si richiuda.

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