SCUOLA/ L’accordo sul Tfa può metter fine al “conflitto” tra giovani e precari

- Fabrizio Foschi

Il bilancio di FABRIZIO FOSCHI (Diesse) del raggiunto accordo sul problema del Tirocinio formativo attivo: incremento dei numeri, ma anche ruolo di primo piano delle università

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Mariastella Gelmini (Foto Imagoeconomica)

Il comunicato stilato al termine dell’incontro di sabato scorso tra il ministro Gelmini e alcuni firmatari dell’appellogiovani.it (che in quattro giorni ha raggiunto il numero di oltre 14mila adesioni), delinea in termini dinamici la soluzione del problema dei giovani insegnanti e neolaureati in attesa di abilitazione, di cui si è tanto discusso sui siti di riferimento e sulla stampa nazionale in questi ultimi tempi.

Non solo il numero dei posti riservati ai TFA (Tirocini Formativi Attivi) a carattere transitorio per il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento nelle Scuole secondarie di I e II grado per l’a.a. 2011/12 è stato implementato di ulteriori 3.000 posti, così da raggiungere un totale di 13.285, ma un ruolo di rilievo nella determinazione dei posti disponibili per l’avvio dei TFA transitori e dunque dei percorsi abilitanti viene consegnato alle Università. Queste ultime, riconosce il comunicato, sono sollecitate a “presentare piani formativi sulla base delle loro capacità di offerta”.

Le due note ministeriali pubblicate contestualmente al comunicato (la prima ai rettori e la seconda ai direttori degli uffici scolastici regionali), infatti, favoriscono, anzi sollecitano la programmazione degli atenei, che entro il 7 ottobre dovranno formulare una precisa offerta formativa, per ciascuna classe di abilitazione (si tratta di scuola secondaria, è bene ricordarlo), in rapporto a quella che sarà da loro considerata la capacità ricettiva in termini di disponibilità di studenti iscrivibili ai corsi di TFA. Un’offerta che ha come dato di partenza il numero dei 13.285, ma che, previo impegno delle università, potrebbe anche essere superiore a questo valore.

Gli uffici scolastici regionali e i comitati regionali di coordinamento (costituiti dai rettori, affiancati dai direttori scolastici regionali) sono invitati a favorire la collaborazione tra università e istituzioni scolastiche, in modo che l’offerta formativa degli atenei sia congrua alle esigenze didattiche previste dal Regolamento sulla formazione iniziale.

In questo modo, cioè mediante un’interpretazione rinnovata della lettera del primo decreto applicativo del suddetto Regolamento (ci si riferisce al decreto 139 dell’aprile scorso), si parte dal basso: i corsi di tirocinio formativo attivo, che devono essere istituiti e attivati dalle università, vedranno le stesse università protagoniste della definizione dell’offerta di Tfa e di percorsi di laurea magistrale, con un occhio alla disponibilità costituita dalle loro strutture e risorse didattiche e un altro alle necessità determinate dalla domanda di abilitazione e lauree magistrali provenienti dalla realtà dei giovani in attesa di una idoneità all’insegnamento.

Le rigidità rappresentate da un calcolo del fabbisogno di posti per le abilitazioni all’insegnamento costituito dai soli pensionamenti previsti per i prossimi anni (già in parte ridimensionate da una “operazione trasparenza” che ha indotto l’amministrazione ad aumentare in pochi mesi i numeri fino alla cifra ricordata di 13.285) possono essere considerate superate a condizione che le università, il cui ruolo risulta notevolmente valorizzato, si mettano al lavoro per effettuare le operazioni previste, nel poco tempo che resta a disposizione fino al 7 ottobre: verificare la possibilità di fare partire corsi di abilitazione transitoria nel maggior numero delle classi di abilitazione previste, con una offerta didattica e strutturale di qualità.

Si rimette in moto un processo virtuoso che ha come finalità immediata quella di non tradire le aspettative di migliaia di giovani insegnanti, che dopo la chiusura delle SSIS attendono di entrare in campo non per rivendicare il posto fisso (l’abilitazione non coincide con il reclutamento), ma per svolgere un percorso selettivo che porta ad un’idoneità che potrà essere spesa, se lo vorranno, nel sistema nazionale dell’istruzione e che comunque vale come titolo professionale.

Sullo sfondo di tutta questa operazione, da seguire ancora con ostinata passione per il bene comune, c’è infatti il destino della professione docente del nostro Paese, che non può permettersi di vedere confliggere i diritti legittimi dei già abilitati iscritti nelle graduatorie ad esaurimento (che saranno lentamente immessi in ruolo a partire dai 30mila di quest’anno) e gli altrettanto legittimi diritti dei giovani, che, dopo un percorso universitario indirizzato all’insegnamento, ambiscono ad un percorso di rapporto diretto con la scuola (il Tfa prevede 475 ore di tirocinio diretto e indiretto a contatto con gli studenti), al termine del quale c’è l’esame abilitante.

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