LETTERA/ Prof e studenti, a cosa serve davvero Facebook?

- Gianni Mereghetti

Il suo utilizzo è inarrestabile ma a cosa serve veramente? Possono davvero chiamarsi “amicizie” quelle “strette” tra un link e un like? Per comunicare serve l’uomo. Di GIANNI MEREGHETTI

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Caro direttore,

L’ultima moda che si sta diffondendo è quella di studenti e professori che diventano “amici” su Facebook. I mezzi di comunicazione stanno insistendo su quella che ormai viene presentata come un’affermazione inarrestabile. Una specie di tsunami che starebbe per travolgere vecchie e ormai superate forme di rapporto. E’ vero che vi è un nuovo trend, ed è vero che Facebook ha assunto un predominio incontrastabile, tanto che si insinua – come molti a ragione fanno notare – dentro i contesti educativi e arrivano a trasformarli. Urge perciò giudicare questa nuova modalità di comunicazione. Anche perchè Facebook da strumento, come potrebbe essere, diviene spesso orizzonte e va a segnare radicalmente i legami tra le persone.

Innanzitutto bisogna riconoscere che Facebook si è affermato come strumento di comunicazione. Il problema non è che si sia affermato, ma è la ragione per cui si è affermato. E la ragione per cui si è affermato è quella che sottende l’affermazione del mondo multimediale. Quella di oggi è una cultura che dà tante informazioni e nel modo più veloce possibile; questo ha portato a una affermazione travolgente, una marcia che via via diventa quasi ossessiva, alla ricerca della soluzione migliore. Quello che viene dai computer e da internet è positivo, permette di fruire di tante informazioni, e in tempo reale, questo è un dato di fatto.

Qui si pone però la questione seria, nell’uso di questi strumenti, se si soggiace alla loro logica che è puramente informativa o se si riesce a sviluppare una logica comunicativa. La domanda è chi sia il giovane di Facebook? E’ veramente un ragazzo o una ragazza con tanti amici o tante amiche? Bisogna disilludere tutti, dalla stampa ai genitori e agli insegnanti, il nuovo trend non genera amici! E per una ragione molto semplice che quelli prodotti da Facebook non sono amici, nè se hanno la stessa età, tanto meno se uno è uno studente e l’altro è un insegnante. Non sono amici perchè Facebook non è in grado di produrre amicizia.

E’ un’altra la genesi dell’amicizia, è un incontro, è un bisogno che incontra un abbraccio, è una simpatia per la vita che contagia chi ha il cuore aperto. Per questo fanno ridere certi articoli o certe ricerche in cui ci si chiede se un professore possa essere amico di uno studente su Facebook! Fanno ridere perchè Facebook non sa che cosa sia l’amicizia, non è in grado di farne esperienza. Se non produce amicizia Facebook è dovuto a una questione che viene ancora prima. E’ dovuto al fatto che ciò che fa circolare è informazione e vuole ridurre tutto a informazione. Dove c’è solo informazione non c’è rapporto, non può esserci amicizia! Ci vuole comunicazione, ci vuole un uomo che sappia assumere per sè quello di cui si informa, che lo rielabori, che lo personalizzi.

Questo è il problema di fondo di Facebook: se vincerà Facebook entreremo in un mondo dell’informazione sempre più veloce ma sempre più superficiale e povero, se sapremo prenderlo per le corna e usarlo allora potremo usufruire di tante informazioni per rilanciare ciò che a un uomo interessa, un legame con l’altro che vada fino al senso di ciò che si vive e di ciò che si comunica. A questo livello la partita è interessante, perchè non c’è in ballo Facebook, ma la ricchezza dell’umano, ed è questa la cosa che mi interessa portare dovunque.

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