SCUOLA/ Bologna e Forlì, le due città “rosse” che uccidono (o aiutano) le paritarie

Mentre Bologna vuole togliere i fondi alle scuole paritarie dell’infanzia, Forlì sta offrendo l’esempio di un virtuoso “patto a tre”. Il commento di MARCO LEPORE

27.10.2012 - Marco Lepore
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Talvolta la realtà si diverte a sorprenderci. Mentre nella vicina Bologna procede l’iter della iperideologica consultazione referendaria per togliere i fondi alle scuole paritarie dell’infanzia, destinandoli esclusivamente alle comunali, nella “rossa” Forlì la giunta comunale di centrosinistra ha varato una nuova convenzione per le scuole dell’infanzia comunali e private paritarie che evidenzia diversi aspetti positivi e innovativi.  

Di recente il sottosegretario all’Istruzione Elena Ugolini, incontrando l’assemblea dell’Anci (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), ha messo in guardia contro la statalizzazione delle scuole dell’infanzia comunali “perché se si sposta il centro di spesa dalla periferia a Roma non cambia la quantità della spesa, normalmente cresce”. Viceversa, ha esaltato il mix di offerta statale e comunale da un lato e convenzioni col privato dall’altro: “Questo modello ha permesso all’Italia di fare una proposta di qualità a livello mondiale e di fare in modo che quasi tutti i bambini possano avere questo tipo di proposta educativa”. 

Per capire meglio a cosa si riferiva il sottosegretario Ugolini, può essere utile l’esempio di quanto sta accadendo a Forlì, capoluogo di provincia in una regione come l’Emilia Romagna, caratterizzata da forti passioni politiche e da una vantata tradizione di eccellenza nel settore delle scuole dell’infanzia.

Il percorso, che ha visto coinvolti l’amministrazione comunale, i gestori delle scuole private paritarie e la Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì, è stato senz’altro impegnativo e non privo di pericolosi “tornanti”. Tuttavia, dopo un anno di monitoraggio e di approfondita valutazione delle problematiche, in cui le parti hanno condiviso la necessità di definire una proposta valida che potesse venire incontro alle esigenze di tutti, è stata presentata una nuova e “rivoluzionaria” convenzione di durata quadriennale (fatta salva la possibilità delle parti di avanzare osservazioni e richieste durante il  quadriennio).

Uno degli aspetti più interessanti dell’accordo è senz’altro la sinergia con la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, che ha offerto la propria disponibilità a mettere in campo, per il primo anno, risorse per complessivi 100mila euro da destinare soprattutto alle famiglie in difficoltà economiche e al sostegno dell’handicap.

Le 13 scuole private paritarie forlivesi che ne beneficeranno ospitano oltre mille bambini (su una popolazione scolastica  complessiva di circa 3mila bambini suddivisi fra scuole paritarie comunali, paritarie private e statali). Si tratta di una presenza importante e numericamente significativa; una presenza, però, che risentendo sempre più pesantemente degli effetti della crisi economica, aveva necessità di un sostegno da parte degli enti locali e dei soggetti privati del territorio a salvaguardia della libertà di scelta educativa delle famiglie.

La disponibilità e la capacità dell’amministrazione comunale a ragionare in termini di reale pragmatismo, superando steccati ideologici che ormai non convengono più a nessuno, unita alla sensibilità al tema dell’educazione/formazione che da sempre caratterizza la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, ha consentito di ottenere diversi risultati.

1. Il Comune può confermare un sostegno per ogni bambino che frequenta la scuola paritaria privata pari a 700 euro annui (è immediato capire e facilmente calcolabile che se i bambini che frequentano le private paritarie frequentassero le scuole comunali, l’ente pubblico e quindi la collettività dovrebbe sostenere un costo almeno 5 volte superiore);

2. è diventato possibile applicare a tutte le famiglie con reddito Isee non superiore a 21mila euro esattamente la retta comunale a prescindere dalla retta praticata presso le diverse scuole. Al gestore privato paritario è garantito il rimborso della differenza fra la retta pagata dalla famiglia fino ad un massimo della retta comunale piena;

3. è stato inserito un incremento del 15% del rimborso per la spesa di personale addetto al sostegno (da 60 al 75% della spesa sostenuta per il personale assunto per il sostegno a bambini che ne necessitano in seguito ad apposita certificazione dell’Asl), pur mantenendo il tetto massimo (insufficiente) di 15 ore settimanali;

4. è stata prevista una integrazione per la spesa dei pasti, sempre per le famiglie in condizioni di difficoltà. 

Insomma, pur in un quadro senz’altro perfettibile, sono stati riconosciuti e concretamente sostenuti alcuni fondamentali principi, quali la libertà di scelta e l’equità per le famiglie, il sostegno alle fasce deboli e la garanzia degli interventi per il diritto allo studio.

In un momento storico di grande difficoltà economica per gli amministratori locali del nostro Paese, nel quale tuttavia non si spengono ancora i rigurgiti di una contrapposizione ideologica tanto assurda quanto controproducente (oltre al referendum di Bologna, è sintomatico il caso di Como raccontato recentemente da IlSussidiario.net), quanto descritto mostra una nuova e possibile strada di effettiva integrazione/collaborazione fra pubblico e privato a sostegno della società civile. E questo fa sì, tra l’altro, che Forlì sia una delle poche città capoluogo ove per le iscrizioni alle scuole dell’infanzia non vi è lista di attesa e, quindi, dove la domanda delle famiglie trova completa risposta.



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