UNIVERSITA’/ Le riviste dell’Anvur? Meglio rileggersi Achille Campanile…

- Salvatore Ingrassia

La compilazione degli elenchi delle riviste di fasca A ha riservato note sorprese. Dopo il recente articolo di A. Schiesaro sul Sole 24 Ore, bisognerebbe riflettere. SALVATORE INGRASSIA

maiale_phixr
foto:Infophoto

L’Anvur sta progressivamente rilasciando le liste delle riviste scientifiche – ed in particolare gli elenchi delle riviste di fascia A, quelle da considerarsi più prestigiose – ai fini dell’abilitazione nazionale per professore associato e ordinario. Sono documenti molto importanti attraverso cui si vogliono indirizzare studiosi e ricercatori del nostro Paese verso un miglioramento della loro produzione scientifica indicando, per ciascuna area disciplinare, le riviste scientifiche di rilievo.  Potremmo dire che costituiscono un biglietto da visita con cui il nostro Paese intende presentarsi alle diverse comunità scientifiche a livello nazionale ed internazionale.   

La lettura di questi documenti riserva però non poche sorprese e, in questo periodo, il mondo accademico è in notevole fermento. Anche la grande stampa ha dato vasta eco al fatto che viene assegnata la qualifica di “rivista scientifica” a periodici quali, ad esempio, Airone, Barche, Suinicoltura, Libertiamo, Il Mattino, Il Sole 24 Ore, Evangelizzare, Etruria oggi (l’elenco è più ricco, qui ne cito alcune a caso per motivi di spazio) che certo non sottopongono i manoscritti a processo di revisione da parte di referee anonimi. Per comprendere la portata di questa indicazione, basti pensare che, in qualche modo,  si certifica che un qualunque giornalista con almeno 22 articoli pubblicati su Il Sole 24 Ore ha i titoli per superare la famosa mediana per le abilitazioni a professore ordinario in un qualunque settore concorsuale dell’area 13, quella di Scienze economiche e statistiche.  

Proprio con riferimento a quest’area scientifica, l’elenco delle riviste a cui è stata data la qualifica di “rivista scientifica” ai fini dell’abilitazione scientifica consta di quasi 5mila titoli. Come è scritto nel documento di accompagnamento, il gruppo di lavoro dell’Anvur si è basato sul lavoro preparatorio delle Società scientifiche che afferiscono all’area 13, del Gruppo di esperti della valutazione (Gev) dell’area 13 e dell’elenco di riviste presenti nell’elenco Cineca (che è un database in cui ciascun docente universitario è chiamato a inserire l’elenco delle proprie pubblicazioni scientifiche). Il carattere scientifico delle varie riviste è stato quindi determinato sulla base di alcuni criteri fra cui “presenza di un comitato scientifico, rilevanza scientifica dei prodotti usualmente ospitati dalla rivista, attinenza con i settori scientifico-disciplinari che afferiscono all’area 13”. Scorrendo l’elenco, però, si fa molta fatica a rintracciare l’aderenza ai criteri sopra riportati – oltre che per il già citato Il Sole 24 Ore – per riviste quali Il Medico d’Europa, Africa, Costozero, Edilizia e Territorio, Parma Economica, Rivista di Suinicoltura (l’elenco è davvero molto lungo e comprende anche numerose riviste di altre aree scientifiche). 

Non meno problematico è l’elenco delle riviste in fascia A (le riviste di alta qualificazione scientifica), per cui si dichiara che sono state presi “attentamente in esame i pareri delle società scientifiche, la classificazione operata dai Gev e ogni altra informazione disponibile”. Con riferimento ai settori delle scienze statistiche e matematiche, troviamo un elenco di ben 495 riviste di fascia A inerenti – oltre a quelle di stretto interesse − anche aree quali il diritto, la sociologia, l’ingegneria, la medicina, la psicologia (e non solo).  Scriveva il sociologo inglese Sir David Butler alcuni anni fa: “Funzione dell’esperto non è quella di essere nel giusto più di altri, ma di sbagliare per motivi più sofisticati”. Siamo in attesa di comprendere le ragioni di quanto sta accadendo. 

In effetti, le scelte dell’Anvur appaiono inspiegabili, tanto più in quanto l’Agenzia – attraverso il suo operato − ha anche l’importante compito di indirizzare scientificamente l’università italiana al fine di innalzarne il livello qualitativo (perché la valutazione ha sempre una funzione di indirizzo in quanto il termine “valutazione” ha la stessa radice di “valuta” e quindi “valutazione” vuol dire “dare valore”). Qui, purtroppo, si va nella direzione opposta: proporre, per una certa area disciplinare, vasti elenchi di riviste − che accomunano il Journal of the Royal Statistical Society all’International Journal of Health Geographics, il Foro Padano al Giornale Italiano di Allergologia e Immunologia Clinica − lungi dall’indirizzare e focalizzare l’attività di ricerca dei giovani studiosi, li disorienta fortemente. Il sistema di reclutamento precedente, visto l’esito di alcuni concorsi, è stato oggetto di giuste e forti critiche, ma nessuna commissione – per quanto mi risulti – ha mai osato dichiarare che Il Sole 24 Ore o Il Medico d’Europa (la rivista del sindacato dei medici italiani) siano riviste scientifiche di interesse per l’area di Scienze economiche e statistiche. 

Resta quindi da capire quale sia l’utilità di tali documenti per le prossime commissioni in vista delle prossime abilitazioni a professore associato o ordinario. Certamente, anche se ovviamente in via puramente ipotetica, si legittimano giudizi del tipo: “Questo lavoro sulla Rivista di Suinicoltura  mostra l’attenzione del candidato verso problemi concreti che derivano da esigenze profondamente avvertite nel territorio, con particolare riferimento a tematiche di economia rurale” oppure: “Questi due articoli su Il Medico d’Europa evidenziano gli ampi orizzonti culturali del candidato che affronta problemi di rilevanza internazionale e propone interessanti spunti metodologici di carattere interdisciplinare in collaborazione con studiosi di altre aree scientifiche”, o anche “Questo contributo su Parma Economica fa emergere le buone capacità del candidato che riesce a focalizzare i propri interessi di ricerca su temi che solo apparentemente potrebbero sembrare di portata limitata dal punto di vista geografico; in realtà si propongono soluzioni che hanno una valenza ben più ampia, costituendo un paradigma metodologico utile all’interno di vari contesti territoriali internazionali”. 

 

Il lavoro dell’Anvur è oggetto, da più parti, di numerose critiche e si corre seriamente il rischio di screditare l’intero sistema di valutazione fin dall’inizio, come ha sostenuto domenica scorsa Alessandro Schiesaro su Il Sole 24 Ore (inserto “Domenica”). Certamente non può essere trovata giustificazione nel fatto che il lavoro doveva essere completato in tempi ristretti. In casi come questi, il fattore tempo è essenziale e ineliminabile: se un medico prescrive un antibiotico, 2 capsule al giorno per 6 giorni, non è pensabile che il paziente – avendo fretta di guarire – le prenda tutte e 12 in una volta. Non solo non guarirà, ma peggiorerà di molto la sua salute. Per tornare a noi, nessuno penserebbe mai di sottomette un articolo per la pubblicazione in forma incompleta o approssimativa solo perché ci sono delle scadenze da rispettare.

Nella raccolta dal titolo Gli asparagi e l’immortalità dell’anima di Achille Campanile, c’è un gustoso racconto proprio dal titolo “Il biglietto da visita”. Il racconto narra di un signore che si presenta alla reception di un sontuoso albergo, chiedendo di essere annunziato al direttore, esibendo un biglietto da visita su cui è scritto “S.E. Prof. Ing. Avv. Comm. Pasini”. Il direttore dell’albergo, si precipita immediatamente dal nuovo arrivato, accogliendolo con grande riverenza. Nel corso del colloquio, si scopre che le varie sigle sul biglietto da visita stavano per Silvio Enea (le iniziali del nome di Pasini), profugo, ingegnoso, avventizio, commissionario d’albergo e che il biglietto da visita era uno stratagemma del protagonista per chiedere un posto di lavoro. Il finale è facilmente immaginabile. C’è da augurarsi vivamente che i colleghi dell’Anvur abbiano miglior sorte. 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori