STUDENTI IN PIAZZA/ Aprea: chi protesta non sa nulla della riforma che stiamo facendo

- int. Valentina Aprea

Probabilmente gli studenti non sono ben informati sulla proposta di legge che porta, fra gli altri, anche il mio nome, dice VALENTINA APREA. Non si parla di nessuna privatizzazione 

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Traffico in tilt, lanci di uova e muri imbrattati. Una mattinata difficile a causa di una manifestazione, di circa 10mila studenti in marcia, ha messo in subbuglio il centro di Milano. Due i cortei che hanno attraversato la città: il primo sotto lo slogan “Occupy Regione” voleva arrivare davanti alla sede lombarda; il secondo partito da piazza Cairoli, ha visto partecipare un migliaio di persone. Molti gli striscioni contro il governo: “No ddl Profumo, fuori banche e aziende dalle scuole, saperi per tutti, privilegi per nessuno”. I ragazzi hanno poi lanciato fumogeni contro la polizia in assetto antisommossa che tentava di impedire che la manifestazione di spostasse davanti alla sede della Bocconi, dove i ragazzi, avevano intenzione di inscenare una protesta contro Mario Monti e il Governo “dei Bocconiani”. Presa di mira anche la sede distaccata dell’Università Cattolica dove gli studenti hanno urlato slogan a favore della scuola pubblica. La protesta, estesa in una ventina di città italiane, ha seguito più o meno lo stesso copione milanese registrano qualche ferito fra i manifestanti e nelle forze dell’ordine e atti di vandalismo soprattutto verso istituti bancari. Per ilSussidiario.net abbiamo interpellato l’assessore all’Istruzione della Regione Lombardia, Valentina Aprea.

Assessore, si aspettava gli studenti in piazza? Perché protestano?

Spero sempre che ci possa essere un confronto e un dialogo nelle sedi più opportune, a cominciare dalle scuole stesse. Da anni, i ragazzi hanno la possibilità di ricorrere ad assemblee e liberi momenti di discussione e anche alla presenza di interlocutori istituzionali o politici. Trovo che sia preferibile praticare forme di confronto democratiche e che le manifestazioni di piazza siano lasciate a rivendicazioni e lotte ben più gravi.

Gli slogan degli studenti sono “contro i privati nella scuola” e fuori banche e aziende dalle scuole, saperi per tutti, privilegi per nessuno. E’ davvero così? Di che cosa parlano?

Probabilmente non sono ben informati sulla proposta di legge che porta, fra gli altri, anche il mio nome e che andrà in approvazione la prossima settimana. Prevede l’introduzione degli organi di autogoverno delle istituzioni scolastiche, la privatizzazione non c’entra nulla anche perché non sarebbe possibile dati i principi costituzionali. Piuttosto, la riforma apre per le scuole autonome al contributo da parte delle diverse realtà sociali, culturali, professionali e dei servizi. Inoltre, si esplicita la necessità di una sinergia fra Stato, Regione, autonomie locali nell’ottica di una reale sussidiarietà orizzontale. Lo scopo di tutto ciò è il sostegno alla formazione degli studenti, perché la scuola deve essere in grado di coniugare l’offerta formativa con la domanda di specializzazione di capitale umano qualificato. La legge intende trasformare la scuola in un luogo in cui i diversi soggetti del territorio investano sul futuro delle giovani generazioni.

Gli studenti protestano anche contro i tagli sul settore scuola. In Lombardia, la spending review decisa dall’esecutivo Monti ha davvero inciso così tanto?

Regione Lombardia, insieme all’Usr (Ufficio scolastico regionale) ha operato nel tempo una serie di interventi che riguardano il dimensionamento scolastico, forme di sostegno e di sussidio alla scuole e il rafforzamento della rete scolastica e devo dire che, in virtù di questo, gli effetti dei tagli vengono percepiti in modo molto ridimensionato. Anzi, vorrei precisare che la nostra Regione è in credito con lo Stato dal momento che, con i criteri introdotti dalla spending review, potremmo acquisire maggiori autonomie a partire dai prossimi anni. Normalmente, questo tipo di manifestazioni sono organizzate a livello nazionale da movimenti che hanno sede a Roma e il risultato è che vengono reinterpretati localmente con qualche riferimento di troppo rispetto alle politiche regionali messe in atto. Vorrei però sottolineare un paio di punti in cui Regione Lombardia è insofferenza.

 

Quali?

 

Per primo, il numero insufficiente dei dirigenti scolastici, per via del concorso a rischio annullamento in conseguenza di due sentenze ancora in sospeso. Secondo, i duecento docenti in più promessi dal ministro Profumo per alleviare i disagi delle scuole prive di capi di istituto non sono mai arrivati. Da questo punto di vista, dovremmo protestare anche noi come istituzione locale.

 

“Dopo anni di tagli non c’è alcuna intenzione di tornare a investire nella scuola pubblica”, dicono gli studenti. Davvero, in Lombardia, esiste una disparità così forte fra i fondi destinati alla scuola pubblica rispetto alle private o paritarie?

 

Per la verità questo non è mai esistito. Il livello centrale destina alle scuole paritarie somme sempre in diminuzione con l’unica eccezione di Regione Lombardia. Occorre aggiungere anche che quello che si spende per le scuole private viene erogato anche agli alunni delle statali: il principio della dote riguarda i sostegni finanziari alle singole famiglie in difficoltà a prescindere dal tipo di istituto frequentato dai ragazzi.

 

Ci sono stati atti vandalici e scontri con la polizia in vari punti di Milano in quasi tutti ci cortei. Non le sembra che questi metodi rischino di far perdere di vista i veri motivi, giusti o sbagliati che siano, delle proteste?

 

La piazza spesso scatena dinamiche e sentimenti di odio e violenza che prescindono dagli stessi motivi per i quali si protesta: per queste ragioni mi auguro di non vedere più, soprattutto gli studenti del primo anno, scendere in piazza. Mi preoccupo delle conseguenze indesiderate e delle degenerazioni. Sono molte dispiaciuta per ciò che è accaduto, e spero che gli insegnanti e le famiglie incoraggino i ragazzi a favorire forme di dialogo più civili.

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