SCUOLA/ Così i “tecnici” battono l’università

- Angelo Candiani

Come funzionano e quali sono le criticità di un Its? ANGELO CANDIANI, presidente della Fondazione Its per la Filiera dei trasporti e della Logistica intermodale

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Immagine di archivio

Dieci anni di preparazione e di attesa: 1998-2008. La crescita dell’Aeroporto di Malpensa e la presenza di numerose aziende aeronautiche in provincia di Varese fanno emergere la necessità di professionalizzare i giovani che desiderano lavorare in questo ambiente. La Regione Lombardia permette di utilizzare subito il Fondo sociale europeo, poi gli Ifts ed infine incentiva la costituzione dei Poli formativi.

Nel 2008 un Decreto del presidente del Consiglio dei ministri istituisce gli Its. Nel fratempo si attende il completamento della riforma della scuola media superiore, che avviene nella primavera del 2010. Nel luglio 2010, quando si aprono i bandi per le candidature, siamo pronti. La nostra candidatura viene accettata, e viene accordato il finanziamento per portare a completamento due cicli di un medesimo percorso: Tecnico superiore per la manutenzione di aeromobili. Nella primavera del 2011 si aprono le iscrizioni: 157 iscritti alla selezione concorrono per aggiudicarsi 25 posti. A quel punto tentiamo una seconda sfida: perché non dar vita ad un secondo percorso? Chiediamo di riconoscere il Tecnico superiore della linea di montaggio per le costruzioni aeronautiche. Viene approvato, ma senza la concessione di ulteriore finanziamento.

Oggi, novembre 2012, è avviata la seconda annualità dei due percorsi e siamo pronti per avviare il secondo ciclo di entrambi: 100 giovani diplomati che investono per il loro futuro. La forma prevista dal Dpcm citato per la gestione degli Its è la Fondazione di partecipazione.

In questi primi anni di vita della nostra Fondazione, ricoprendone la carica di presidente, sono molto stupito di come stanno assieme, progettano, investono, discutono, creano e comunicano fra loro e con tutti, soggetti così diversi e disomogenei come i due Istituti tecnici statali, l’Isis “Ponti” di Gallarate ed l’Iis “Maxwell” di Milano, i due enti di formazione professionale, l’Aslam, Associazione scuole lavoro Alto milanese ed il Cfli, Consorzio per la formazione logistica intermodale, l’Air Vergiate srl Alessandro Passaleva – scuola di volo certificata quale Flight Training Organization per lo svolgimento di corsi di pilotaggio in base alla normativa europea -, l’Università Carlo Cattaneo-Liuc di Castellanza, l’Agusta Westland e la Neos, la Provincia di Varese ed il Comune di Somma Lombardo. 

Gli Its non sostituiscono nessuno dei percorsi di istruzione e formazione erogati dai soggetti coinvolti, ma li completano. Favoriscono l’incontro fra il mondo dell’istruzione e della formazione con il mondo del lavoro e col territorio e mettono assieme enti pubblici e privati e conseguentemente risorse pubbliche e private.

I percorsi Its si progettano per competenze e si erogano per moduli. Ciò ha reso possibile alla nostra Fondazione di intraprendere un percorso di certificazione categoria B1.1 Easa Part 66 (riferimento Enac IT.147.0013) consistente in specifiche competenze distribuite in 17 moduli. Il 30% delle ore si deve svolgere sotto forma di stage aziendale, mentre il 50% dei docenti deve provenire dalle aziende del settore. È possibile istituire un contributo economico da parte degli studenti: cofinanzia le risorse disponibili, ma responsabilizza le modalità di partecipazione degli stessi.

Si potrebbe continuare… ma viene da domandarsi: quindi va tutto bene? Non ci sono problemi? Evidentemente non è così. Il Miur però sta già lavorando per migliorarne il funzionamento. Ecco dunque alcuni spunti che emergono dalla nostra esperienza. 

Gli investimenti che si fanno per dar vita ad un Its che funzioni sono molto più ingenti del finanziamento dei percorsi, e due anni di prospettiva sono troppo pochi, anche per le valutazioni di efficacia. Serve continuità e stabilità nel tempo. È necessario poter pianificare considerando periodi di quattro o cinque anni.

La forma giuridica della Fondazione di partecipazione con Riconoscimento prefettizio è valida, ma la forma statutaria tende ad irrigidire molto il funzionamento.

Se ne è già discusso in Conferenza dei servizi, gli organi sono troppi e alcuni si sovrappongono. Ci siamo domandati spesso che significato hanno i Soci partecipanti, ossia cosa li differenzia dai Soci fondatori tali da scegliere di far parte di un soggetto giuridico del quale non partecipano  a nulla della gestione. Certo possono partecipare perché interessati all’operato della Fondazione, con apporti economici, ma potrebbero farlo anche senza esserne soci. Magari attraverso maggiori agevolazioni fiscali, considerando i contributi come investimento condiviso e per il bene comune.

Penso che sia da favorire, come sostegno economico, il coinvolgimento delle Camere di Commercio e delle Fondazioni di origine bancaria.

È necessario che le Fondazioni Its possano essere “protagonisti privilegiati” di altri programmi regionali complementari, ad esempio gli Ifts e la Formazione continua e che siano coinvolte in piani territoriali di sviluppo. Ad esempio la nostra partnership, in altra forma giuridica, sta già lavorando nel campo della logistica per la spedizione delle merci e nella formazione abilitante e di aggiornamento per il brevetto di pilota privato o commerciale.

Altrettanto interessante sarà la possibilità, per alcune figure professionali, di concepire il percorso Its nell’ambito di un contratto di apprendistato professionalizzante, ma è una tema che richiede approfondimenti e sicuramente integrazioni normative. La scommessa sarà da verificare al termine dei cicli, attraverso l’esito occupazionale. Al momento possiamo documentare l’interesse ed il coinvolgimento delle aziende e dei loro tecnici.

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