SCUOLA/ Vogliamo studiare, non andare in piazza. Lettera di 4 studentesse

- La Redazione

Una volta arrivate alla sede principale dell’Università degli Studi di Milano, ANNA, CAMILLA, MADDALENA e MONICA si sono imbattute nell’occupazione. Non ci stanno 

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Immagine di archivio

Caro direttore,

è mercoledì mattina in Via Festa del Perdono, la sede principale dell’Università degli Studi di Milano. Come tutte le mattine arriviamo in università per studiare, ma la porta principale è chiusa, quella laterale picchettata e centinaia di studenti sono fermi davanti all’ingresso chiedendosi che cosa stesse succedendo. Non è una novità, quante volte, anche al liceo, è stato indetto uno sciopero nel mondo dei pubblici servizi!

Tentiamo di avvicinarci ai manifestanti, almeno per sapere le ragioni per le quali sono in corteo, e scopriamo che a muoverli è la rabbia verso «un sistema capitalista che fa acqua da tutte le parti». «Si manifesta – ci dicono – per la crisi, i disoccupati, la precarietà e l’incertezza per il futuro». Tutte problematiche reali, avvertite da chiunque, nessuno escluso. I manifestanti continuano: «non è possibile continuare a minimizzare il problema, lamentandosi e non facendo niente».

Questa mattina, tra gli studenti rimasti fuori dall’università non abbiamo visto persone indifferenti. Gli studenti, in attesa di entrare nelle aule, a lezione o a studiare, commentano arrabbiati. Una ragazza grida «mi sono svegliata alle sei e un quarto per venire qui! Lavoro tutti i giorni per potermi pagare gli studi!». Ci sono professori circondati da alunni che chiedono se si farà comunque lezione. Si legge una scritta: «la nostra forza è la nostra ignoranza», un ragazzo commenta: «io non voglio arrendermi alla mia ignoranza, sono qui apposta!». Le persone che intanto si sono accalcate sono diventate qualche centinaia, gli occupanti sono in minoranza e il corteo di protesta ha solo una trentina di aderenti. 

La crisi c’è ed è innegabile. Noi universitari ne stiamo risentendo come tutti gli altri: tante nuove iniziative sono bloccate, la ricerca è ferma da un pezzo, servono maggiori spazi per poter fare didattica, tanti ragazzi sono costretti a lavorare (parecchio) per pagarsi gli studi: ma perché stamattina gli studenti non si sono aggregati alla manifestazione? 

Perché la ripresa dalla crisi non sta nella realizzazione di un sistema perfetto (nell’attesa si fa qualche manifestazione) ma nell’affrontare le circostanze di tutti i giorni, con il desiderio di costruire, con realismo ed intelligenza. Tutto questo, questa mattina in via Festa del Perdono, voleva dire studiare.

 

Anna, Camilla, Maddalena, Monica – Università Statale di Milano

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