SCUOLA/ Alessandro e Guglielmo (classico): nonostante Darwin, i prof ci parlano ancora

- La Redazione

ALESSANDRO CARNITI e GUGLIELMO RONZANI, II liceo classico, tornano con una lettera sul tema, aperto da Marco Lodoli, della crisi dell’umanesimo e della trasmissione del suo patrimonio

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Statua raffigurante Marco Tullio Cicerone (Infophoto)

Il 31 ottobre è uscito su Repubblica un articolo di Marco Lodoli, docente, giornalista e scrittore, dal titolo “La fine dell’umanesimo. Quell’altrove culturale dove vivono gli studenti”. Nell’articolo, tra l’altro, si legge. Nel suo articolo, Lodoli notava la perdita di significato della cultura classica per le nuove generazioni: “ai ragazzi non arriva più niente di tutto quel mondo che ha ospitato e educato generazioni e generazioni, che ha prodotto una visione del mondo complessa eppure sempre animata dalla speranza di poter spiegare tutto nel modo più chiaro, adeguato alla mente dell’uomo, alle sue domande, ai suoi timori”. Dopo le risposte di Giulia Guidi e Maria Chiara Giorgioni, la lettera di Alessandro Paolo Carniti e Guglielmo Ronzani, 4° anno liceo classico.

Caro direttore,
forse è vero che l’interesse per la cultura umanistica, considerata “vecchia”, stia scemando fra i giovani. È venuta meno la passione per le lingue classiche, per la poesia, per le grandi opere letterarie, per gran parte della musica classica, per il teatro. Di gran lunga preferiti sono oggi il cinema, una musica sempre più diversificata e meno “noiosa” anche se più effimera, una narrativa più attuale, immediata e meno impegnativa. 

Questo addio però, non è esteso a tutto il mondo giovanile: non sono pochi, infatti, gli studenti che apprezzano quello che la cultura umanistica offre sotto ogni veste letteraria o rappresentativa, magari accompagnandolo a interessi e passatempi “moderni”. Stessa tendenza si riscontra anche in ambito filosofico, sebbene alcuni pensatori ed alcune tematiche non riscuotano più alcun successo tra i giovani d’oggi, come probabilmente anche tra certi professori, perché davvero troppo lontane dalla nostra mentalità e dal nostro stile di vita. Tanti ragazzi trovano stimolante riflettere su temi immortali quali la ricerca della felicità, il destino dell’uomo, la concezione del bene e della morale, o semplicemente sulla vita sociale e politica di ogni individuo.

È purtroppo anche vero che le nuove generazioni si stanno lasciando alle spalle il passato e, quindi, quello che è “storia” e storia di tutti, abbandonando idee, regole morali, consigli di vita, che vengono percepiti esclusivamente come enunciati sterili o temi racchiusi in versioni dal latino o dal greco, con l’unico fine della traduzione in italiano. Questo ha il suo perché e la sua logica conseguenza nella società attuale caratterizzata da un cambiamento brusco e velocissimo tale da non consentire più un rapporto stretto con le “radici” della nostra cultura occidentale. 

Viviamo in una società più libera e più aperta, più laica e meno moralista e l’embrione di questo nuovo mondo culturale pare non sia più nutribile da ciò che è “vecchio”.

Nuove idee, nuovi valori, nuovi stili, nuovi strumenti vengono trovati dai ragazzi nel “mondo dell’oggi”: nelle canzoni dei loro cantanti di riferimento, che in un certo senso hanno ricevuto l’eredità dei poeti, nei films visti al cinema, nei tanti programmi televisivi, nei “romanzetti”, come alcuni difensori della letteratura classica li definiscono, letti quasi di nascosto, quando non occupati dalle tante letture imposte dai professori.

Non è comunque esatto dire che le nuove generazioni si stanno lasciando il passato alle spalle: riteniamo sia più corretto dire che i cambiamenti nella mentalità e negli stili di vita sono tanti e molto differenti gli stimoli culturali attuali, ma una parte dei giovani, di quello che è “passato”, di quello che è “storia”, di quello che è “cultura classica”, ne tiene conto eccome, attingendo la preziosa linfa che essa offre, elaborandone i concetti con criticità costruttiva. 

In un paradosso, forse un po’ esagerato, aggiungiamo che in ottica “darwiniana”, dal momento che ambiente e società cambiano, uomini e specie devono adattarsi ad ogni cambiamento, altrimenti la selezione naturale ne decreta la loro estinzione. Bisogna però aggiungere che una specie per adattarsi ai nuovi ambienti senza scomparire, deve anche avere dentro di sé una base solida su cui costruire il nuovo senza perdere del tutto la propria identità.

Consideriamo ora gli adulti che circondano tutti noi ragazzi: essi sono persone che spesso vivono in un mondo che è il loro, perseguendo per lo più i loro valori e il loro stile di vita. È proprio da questo mondo, sebbene a loro così vicino e famigliare, che noi ragazzi siamo molto distaccati e distanti e cerchiamo tutti qualcosa di nuovo e di diverso. Agli adulti però noi diciamo: “Non sono stati tagliati tutti i ponti, il dialogo è ancora possibile”. 

Infine, affermiamo convinti che i professori non sono del tutto fantasmi in classe. Vengono da noi ascoltati con interesse quando sanno, per esempio, ben presentare Cicerone, grande esponente della cultura umanistica, riuscendo a richiamare l’attenzione del sonnolento uditorio, anche con battute e aneddoti, proprio come consigliato dall’oratore nelle sue opere retoriche…  

Perché Cicerone e la sua lingua, ora considerati dai più “morti”, sono un tramite privilegiato per la formazione umana: i nostri “io” pensanti e parlanti nascono da loro, proprio come da loro nasce la nostra civiltà. Non dimentichiamolo mai e, se possibile, tutti.

Alessandro Paolo Carniti, Guglielmo Ronzani − Liceo classico Berchet, Milano



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