SCUOLA/ Un “patto a tre” per interrogare il Clil (e avere risposte)

- Silvia Ballabio

Che cosa è davvero il Clil? Come cambia la scuola? È un obiettivo realistico? In Brianza tre scuole si sono messe insieme per porre domande e dare, possibilmente, risposte. SILVIA BALLABIO

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L’avvio dei nuovi corsi della riforma nella scuola superiore ha dato il via certo a tentativi nelle scuole di ogni ordine e grado di riflettere sul Clil, il Content and Language Integrated Learning – o Insegnamento Integrato in Lingua Straniera, e in tempi non sospetti tanti in Italia ci si sono cimentati per passione, per curiosità, ma non ancora per obbligo. Ma la realtà dell’obbligo è in teoria scattata per i licei linguistici già quest’anno, e in due anni, tempi quasi irrisori se davvero si vuole formare i docenti al Clil, ci saranno percorsi Clil ovunque nell’ultimo anno della scuola secondaria.

Tuttavia le domande di docenti, studenti e genitori non sono diminuite, anzi, sono aumentate; innanzitutto, cos’è il Clil? Chi sa dire cosa sia esattamente, e cosa non sia affatto? È utile? Cosa migliora, o cosa peggiora? Che risorse servono per farlo, umane innanzitutto? Dove trovare tutti questi docenti capaci di parlare una L2 a un livello decisamente buono, e anche competenti della disciplina di competenza e, sembrerebbe, anche padroni di una nuova metodologia, dove gli acronimi, dalle 4Cs – content, communication, cognition and culture, allo Stt (Student Talking Time) o allo scaffolding, abbondano? Chi è qualificato a preparare tutti questi docenti? E quelli che ci sono già capaci, perché hanno già lavorato a progetti Clil, per brevi o lunghi periodi, in scuole diverse per ordine e grado, si conoscono? Sanno l’uno delle esperienze dell’altro? Si tengono in contatto, si scambiano  le idee? 

E se si incontrassero? Non virtualmente, ma fisicamente, sedendo nella stessa sala, ascoltando la stessa relazione, discutendo, reagendo alla stessa esemplificazione e poi continuando a sentirsi sulla base delle osservazioni e criticità emersi, per poi ritrovarsi, magari dopo un paio di mesi, con nuovi esempi, nuove domande, e allargare l’orizzonte a altre questioni emerse nel frattempo, con gli stessi esperti qualificati o altri incontrati nel frattempo sull’onda del bisogno di trovare la risposta alle domande emerse? 

Questo è, più o meno, quanto si sta facendo in Brianza, dove tre scuole, l’Istituto scolastico paritario Don Carlo Gnocchi di Carate Brianza, l’Istituto Candia di Seregno e International Club – Language Service, a partire dall’intento di ragionare e capire meglio di L2 e quindi anche di Clil, si sono attivate in un  tentativo di riflessione il cui primo momento di lavoro è un seminario di studio dedicato al Clil intitolato Clil e formazione linguistica. Una sfida nella scuola secondaria di II grado, che si terrà presso l’Auditorium dell’Istituto Candia, Via Torricelli 39, Seregno, domani 23 novembre 2012. 

In preparazione a tale momento di lavoro si è svolto un primo incontro tra docenti, anche di altre scuole, per individuare una prima serie di domande e riflessioni, che è stata inviata ai relatori, fra i quali Gisella Langé, ispettore tecnico di lingue straniere del Miur, Usr Lombardia, e Silvia Gilardoni del SeLdA, Servizio linguistico di Ateneo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Interverranno anche Alda Barbi e Maura Zini, dirigenti scolastici e responsabili della  Bottega dell’Insegnare Clil di Diesse.

L’obiettivo a lunga scadenza è un progetto di formazione dei docenti nell’ambito delle L2, siano essi docenti di Dnl (discipline non linguistiche) che di L2. Il lavoro che i tre enti hanno iniziato intende proporsi come  una possibilità di riflessione comune a chiunque abbia a cuore l’educazione dei giovani nella scuola. Il Clil è un’occasione preziosa, da non perdere, per insegnare una lingua agli studenti e sviluppare le loro competenze e capacità critiche. 

 

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