UNIVERSITA’/ Il caos abilitazione? La “risposta” è tedesca

L’abilitazione scientifica nazionale è al centro di forti critiche, non ultime quelle riguardanti la gestione dell’intero sistema. Ma come funziona in Germania? CRISTINA FRAENKEL-HAEBERLE

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Si è chiuso il 20 novembre il termine per l’invio delle domande di partecipazione all’abilitazione scientifica nazionale. Le oltre 80mila domande presentate dagli aspiranti docenti dovranno ora essere vagliate dalle commissioni. L’intero meccanismo è quello previsto dalle legge Gelmini di riforma dell’università, mentre le commissioni sono state nominate dall’Anvur. Il sistema è al centro di forti critiche. Proponiamo do seguito una riflessione sul reclutamento dei docenti universitari in ambito tedesco.

Una descrizione sintetica del percorso necessario a salire in cattedra in un’università tedesca si scontra innanzitutto con una difficoltà e cioè con la considerazione che la cultura e l’istruzione, inclusi gli studi superiori, rientrano tradizionalmente nella competenza dei Länder tedeschi che disciplinano autonomamente lo status giuridico ed economico del personale accademico. Ciononostante, un filo conduttore comune può essere individuato nelle tappe che si devono percorrere per essere ammessi a partecipare ad una selezione per l’ottenimento di una cattedra. 

In Germania, e generalmente nell’area germanofona, un requisito imprescindibile per diventare professore universitario era rappresentato in passato dal conseguimento dell’idoneità accademica, cosiddetta Habilitation. Questo istituto affonda le sue radici nella storia medioevale, quando habilitare rappresentava il conferimento da parte di un’autorità ecclesiastica della licentia ubique docendi, cioè la facoltà di insegnare in tutta la cristianità.

Attualmente la Habilitation presuppone il conseguimento del dottorato di ricerca e la dimostrazione della capacità di operare autonomamente nell’insegnamento e nella ricerca. Tale idoneità è comprovata dall’esperienza didattica già maturata in ambito universitario e da un’ampia gamma di pubblicazioni scientifiche e in particolare dalla “Habilitationsschrift”, cioè da un corposo studio monografico oggetto di valutazione da parte della commissione di esame. Questa è tuttora la prassi nelle facoltà giuridiche e umanistiche, anche se in determinate discipline, come le scienze economiche e sociologiche, sta prendendo sempre più piede l’utilizzo di pubblicazioni cumulative in luogo di un lavoro monografico. Se il lavoro di abilitazione viene valutato positivamente da tutti i referee, il candidato viene ammesso alla discussione, che si concreta, a seconda delle facoltà, in un colloquio sul lavoro di abilitazione, oppure in una lezione universitaria dinanzi al Senato accademico in una seduta aperta al pubblico e in un conseguente colloquio scientifico. 

Superata questa prova il candidato ottiene la facultas docendi per un certo numero di  materie, comprovate da pubblicazioni scientifiche. In un momento successivo terrà una solenne lezione pubblica (Antrittsvorlesung) in cui gli verrà conferita la venia legendi, cioè il diritto/dovere di insegnare. Assumerà il titolo di Privatdozent (PD) che comporta l’obbligo di svolgere gratuitamente un determinato numero di ore di lezione all’università. Qualora tale obbligo didattico non possa essere assolto, il titolo verrà convertito in “Dr. Habil”.  

Questo modello, che tuttora rappresenta la via maestra per poter accedere ad una cattedra, è stato recentemente oggetto di una controversa riforma. Nel 2002 il legislatore federale ha introdotto le cosiddette “Juniorprofessuren”, cioè cattedre da assegnare mediante concorso a giovani ricercatori che avessero brillantemente concluso il dottorato di ricerca. Questo sistema prevedeva contratti a tempo determinato di tre anni rinnovabili una volta. Alla fine di questo periodo il professore junior che avesse ottenuto una valutazione positiva poteva concorrere per un posto di professore di ruolo.

Questa normativa federale che sostituiva il modello della Habilitation è stata dichiarata illegittima nel 2004 dal Tribunale costituzionale perché lesiva delle competenze dei Länder. Da allora è stato ripristinato il sistema della Habilitation, con il quale convive in singoli Länder la tenure track del professore junior. 

Una volta soddisfatti, con il conseguimento dell’idoneità accademica o mediante il percorso della Juniorprofessur, i requisiti per concorrere per una cattedra, si può partecipare ad una valutazione comparativa con altri candidati presso un’università che bandisca un posto vacante. A tale scopo viene insediata una commissione giudicatrice che, previo esame dei candidati, redige una lista con una terna di nominativi che sottopone alla facoltà. Questa la inoltra al Rettore che la sottopene al Ministro competente a procedere alla nomina. Quest’ultimo di regola non si discosterà dalla graduatoria proposta, nominando il candidato primo classificato. 

Una particolarità del sistema tedesco, volta a contrastare il localismo e il nepotismo dei singoli atenei, è rappresentata dal divieto di chiamata di un professore da parte dell’università di provenienza (Hausberufungsverbot), derogabile solo in situazioni eccezionali. Con questa regola si mira a stabilire un maggiore controllo esterno sulla nomina dei professori universitari, ostacolando la creazione di baronie nei singoli atenei, e di promuovere una più ampia circolazione del personale accademico che peraltro tende a cambiare frequentemente la propria sede universitaria nel corso della vita lavorativa.  

Di regola lo status giuridico del professore universitario, analogamente a quanto previsto in Italia, è di diritto pubblico. Vari Länder prevedono però un limite di età per la nomina coincidente con il compimento del cinquantaduesimo anno. Oltre tale limite può comunque essere costituito un rapporto d’impiego di diritto privato.  

 

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