SCUOLA/ Masi (Foe): paritarie e Imu, il gioco sporco del Regolamento

- int. Marco Masi

Per MARCO MASI (Foe) solo in Italia le famiglie che mandano i figli alle scuole paritarie pagano due volte. Il riferimento all’Europa del Consiglio di Stato andrebbe preso fino in fondo

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In Gazzetta Ufficiale è uscito il nuovo regolamento Imu: le scuole paritarie possono essere esentate dall’imposta solo se offrono un servizio gratuito o a prezzi simbolici. Ilsussidiario.net ha intervistato l’avvocato Marco Masi, presidente nazionale Foe – Federazione Opere Educative.

Che cosa ne pensa del nuovo regolamento Imu uscito in Gazzetta Ufficiale per quanto riguarda le scuole paritarie?

Il mio giudizio su questo regolamento è molto negativo, perché prevede la conferma dell’esenzione per una categoria di scuole paritarie che non esiste, cioè solo per quelle che erogano un servizio gratuito. In Italia la parità scolastica non è stata attuata e il servizio scolastico delle scuole paritarie è a pagamento anche se riguarda la fascia dell’obbligo. La parte in cui si prevede la possibilità di accedere alle esenzioni per le scuole con rette simboliche è una presa in giro, in quanto per essere scuole paritarie occorre avere un’organizzazione e un assetto strutturale. E’ quindi indispensabile assumere personale dipendente, mentre non ci si può avvalere di volontari se non in misura limitata. Pensare quindi che le entrate relative siano solo simboliche è a sua volta ridicolo e offensivo non solo per le scuole paritarie, ma per lo stesso legislatore italiano che ha previsto norme le quali impongono ai gestori di rispettare determinate regole.

Eppure i magistrati del Consiglio di Stato si saranno pure basati sull’applicazione di un principio giuridico…

Il ragionamento che sta dietro la loro decisione è ancora più grave di quanto afferma la lettera del regolamento. Se è lo stesso espresso nel parere dell’8 novembre sul regolamento, per il Consiglio di Stato tutte le attività di prestazioni di servizi in presenza di un corrispettivo economico, devono essere considerate fiscalmente commerciali e non possono essere in alcun modo agevolate. Il Consiglio di Stato per esprimere questo orientamento cita i principi europei che in realtà dicono altro e sostiene un ragionamento per cui in Italia sarebbe impossibile prevedere qualunque tipo di agevolazione fiscale agli enti no profit che svolgano un’attività economica. Si tratta di una ratio che se fosse confermata e perseguita porterebbe a eliminare tutte le agevolazioni che oggi esistono in Italia per la realtà del no profit. In particolare non si accetta una distinzione che c’è nella realtà tra mondo del volontariato, la cui opera è prestata gratuitamente a chi ne ha bisogno, e mondo dei servizi che hanno una valenza economica, di cui il nostro Paese è molto ricco e che rappresentano un pilastro del welfare italiano e in particolare la risorsa più importante per il suo futuro.

I difensori delle paritarie affermano che quelle scuole sono un risparmio per i contribuenti. E’ veramente così?

Secondo il Consiglio di Stato, per potere usufruire delle esenzioni Imu la retta che le famiglie pagano può coprire solo una frazione del costo sostenuto dalla scuola. Inviterei i magistrati a fare i conti prendendo a riferimento il costo che la collettività sostiene per ogni alunno che frequenta la scuola statale. Ciascuno di questi ultimi costa allo Stato 7mila euro l’anno, e la retta che una famiglia paga alla paritaria copre quindi soltanto una frazione di questo costo. Nelle paritarie con le rette più elevate non si supera il 50 per cento della cifra pagata dalla collettività per un alunno di una scuola statale. In Italia non si può nemmeno detrarre dalle tasse la somma corrisposta dalla famiglia alla scuola paritaria, e quindi la stessa famiglia paga due volte il servizio scolastico con le imposte e con la retta.

 

Che cosa ne pensa del fatto che il Consiglio di Stato si appella alle norme Ue?

 

Solo in Italia accade che le famiglie che mandano i figli alle scuole paritarie paghino due volte rispetto a tutti gli altri. Sarebbe quindi interessante che il riferimento che fa all’Europa il Consiglio di Stato fosse preso fino in fondo, in tutti gli aspetti, e come in tutti i Paesi europei alle famiglie fosse garantita la libertà di scelta attraverso un reale sistema di parità scolastica.

 

Che cosa accadrà ora alle paritarie e ai loro docenti?

 

Il rischio di questo ulteriore balzello per le scuole paritarie è molto elevato, in quanto già vivono una grave difficoltà economica e subiscono l’impoverimento delle famiglie italiane, avendo quindi a che fare con le loro sempre maggiori difficoltà. In particolare, le paritarie subiscono sempre di più la concorrenza sleale di uno Stato che fa le stesse cose a spese di tutti e che grava sull’unico concorrente esistente, rendendogli quasi impossibile la sopravvivenza.

 

Che cosa ne pensa in particolare dell’emendamento Rubinato (Pd)?

 

L’emendamento Rubinato ha precisato che le risorse per le paritarie erano già previste nel disegno di legge proposto dal governo. Ha sottolineato cioè che quelle risorse esulano dal patto di stabilità che vincola le spese delle Regioni. Quindi ben venga l’emendamento Rubinato, che è di aiuto, anche perché nella sostanza quest’anno abbiamo un ripristino dei fondi che per il 2012 conferma un taglio dell’8 per cento rispetto al dato standard. Dal 2002 a oggi le risorse sono calate in un mondo in cui tutti i costi sono cresciuti.

 

(Pietro Vernizzi)

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