SCUOLA/ E’ stato un buon anno il 2012?

- Gianni Mereghetti

Un anno contraddittorio per la scuola, grandi tensioni ne hanno caratterizzato il percorso reso difficoltoso dalla burocrazia. Ma il 2012 è stato un buon anno? Ne parla GIANNI MEREGHETTI

scuola_elementare_statoR439
InfoPhoto

Il 2012 è stato un buon anno per la scuola? Quel che è certo è che finisce un anno contraddittorio per la scuola, grandi tensioni ne hanno caratterizzato il percorso reso difficoltoso da un appesantimento burocratico poco funzionale perché ancora troppo centralizzato, troppo ancora debitore allo statalismo di cui la scuola continua a soffrire, per ora incapace di liberarsene. Il Tfa (clicca qui per leggere lo speciale dedicato al Tirocinio formativo attivo) e il concorso (leggi il commento al Concorso scuola), pur nelle loro gravi carenze, hanno dato un segnale: la scuola ha bisogno dei giovani, della linfa vitale che viene dalle nuove generazioni.

Questa urgenza è una delle priorità cui non può sottrarsi l’ Agenda Monti (leggi il commento al tema scuola trattato dall’ Agenda Monti), bisogna però identificare con precisione il metodo altrimenti si continueranno a combinare disastri come si sta facendo rispondendo a un’ esigenza giusta con un metodo sbagliato, quale quello dello statalismo istituzionale che si sta pericolosamente affermando come prassi e mentalità.

In questo nuovo anno urge avviare un nuovo metodo per affrontare le questioni urgenti della scuola, e non c’ è da reperirlo molto lontano, sarebbe sufficiente guardare a ciò che già dentro la scuola è segno di innovazione, di capacità sperimentata di rispondere alle domande di istruzione e di educazione. Per questo, piuttosto che continuare a elaborare progetti dai tavoli ministeriali o nel groviglio delle contrattazioni sindacali, sarebbe ora di partire dalla realtà, dagli insegnanti e dagli studenti che tentano strade di conoscenza perché a loro interessa, dalle famiglie che vogliono per i loro figli una scuola all’ altezza delle loro domande.

La novità si può reperire laddove non si chiede allo Stato centrale o all’ istituzione locale, pur sempre centrale, di educare e di istruire, ma si chiede di fare un passo indietro perché al bisogno di istruzione e di educazione si è capaci di rispondere prima dello Stato, prima dell’ istituzione. Viene quindi in mente come si sono formate le università (clicca qui per leggere il Dossier dedicato all’ Università): da cooperative di studenti che hanno chiamato i professori! Questo funzionerebbe anche oggi e alzerebbe la qualità dell’ insegnamento, sarebbe sufficiente indicarne dei criteri e delle regole cui le scuole nella loro autonomia debbano far riferimento, ma sono le scuole ad avere le potenzialità per rispondere al bisogno che ogni giorno si incontra.

Per la scuola è tempo di una svolta decisiva, quella di puntare su chi la scuola la fa! Chi può sapere chi sono i professori più adeguati per gli studenti? Chi può far crescere i giovani insegnanti? Chi può sceglierli? Oggi si crede in un meccanismo perfetto di addestramento e di reclutamento, ma la realtà suggerisce un’ altra strada, quella delle scuole, quella dell’ autonomia e della parità (clicca qui per leggere il Dossier dedicato alla parità). Basterebbe praticarla, perché la legge già c’ è, ma spesso del tutto bypassata come nel caso del Tfa e del concorso. 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori