SCUOLA/ Insegnare per competenze? Combattere Gentile con l’esperienza

La didattica per competenze chiama i docenti a spostare l’attenzione dalla trasmissione di contenuti alle dinamiche e ai soggetti dell’apprendimento. MARIELLA FERRANTE (Diesse Lombardia)

20.02.2012 - Mariella Ferrante
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250 docenti provenienti in prevalenza da Milano e Lombardia si sono incontrati venerdì 17 febbraio all’Istituto professionale Cavalieri di Milano, per iniziativa della associazione Centro per la formazione Diesse – Didattica e Innovazione Scolastica – Lombardia sul tema: Insegnare per competenze (alla fine dell’articolo si può vedere il video completo dell’incontro).

Da circa 20 anni, prima in Europa e poi anche in Italia, si parla di insegnamento per competenze; più nelle carte degli esperti che non nella pratica quotidiana. La parola “competenze” suona ostica agli orecchi degli insegnanti, anche a causa del fatto che ci sono modi diversi di affrontare questo tema. C’è chi oppone alla scuola delle competenze la scuola delle conoscenze, c’è chi sostiene che la competenza è l’esito di un addestramento e chi invece la ritiene una conquista della persona alla fine di un vero processo educativo. 

Poiché la normativa prevede che alla fine dei vari step scolastici i docenti debbano certificare le competenze acquisite, Diesse Lombardia ha ritenuto opportuno organizzare una riflessione per approfondire il significato delle competenze e la loro possibile certificazione, chiedendo un contributo a qualificati esperti di questo tema.

Nella tavola rotonda del mattino, Silvano Tagliagambe, docente di filosofia della scienza nell’Università di Sassari, ha incentrato il suo intervento sul rapporto tra competenze e complessità della struttura scolastica, domandandosi in che misura, nella scuola attuale,  lo studente  sia messo nelle condizioni di discernere “la pertinenza” dei problemi che gli vengono messi davanti. Il sociologo dell’Università Cattolica di Brescia, Dario Nicoli ha sostenuto che, per sottrarre i giovani alla “distrazione” che li caratterizza, occorre adottare la didattica dell’“imparare lavorando”, ovvero  sollecitare la loro intelligenza per dare risposte alla loro curiosità. Ricordando il centenario di Rousseau e citando L’Emilio, Giuseppe Bertagna, pedagogista dell’Università di Bergamo, ha ricordato che l’educazione non è una precettistica, ma una testimonianza; pertanto la competenza implica una “attestazione”, una assunzione di responsabilità da parte di tutti. Carmela Palumbo, direttore della Direzione ordinamenti scolastici e autonomia del Miur, ha sottolineato che, accanto alle valutazioni tradizionali mediante il voto, la certificazione delle competenze diventa una operazione “di verità e di attendibilità” per gli studenti e le famiglie. 

Pur nella diversità delle sottolineature, tutti i relatori hanno concordato sull’urgenza di spostare il centro dell’attenzione dei docenti dalla trasmissione di contenuti alle dinamiche e ai soggetti dell’apprendimento. 

A queste condizioni la didattica per competenze può innescare il necessario cambiamento di prospettive. 

Intanto va precisato che la competenza non è un oggetto che possa essere insegnato e/o trasmesso dal docente al discente, ma è una qualità della persona che diviene visibile, quando il soggetto diventa capace di mobilitare le proprie risorse per affrontare e risolvere i problemi che gli vengono affidati o che la realtà gli mette davanti. Questa caratteristica costringe dunque i docenti a prestare attenzione al fatto che ciò che essi insegnano si traduca in effettivo apprendimento. Finalizzare l’insegnamento all’acquisizione delle competenze presuppone la presa d’atto che gli studenti apprendono meglio quando costruiscono il loro sapere in modo attivo attraverso situazioni di apprendimento fondate sull’esperienza. Aiutando gli studenti a scoprire e perseguire interessi, si può elevare al massimo il loro grado di coinvolgimento e la scoperta dei loro talenti. La didattica per competenze, nella misura in cui queste non sono riducibili ai contenuti disciplinari sottostanti, spinge i docenti a lavorare insieme per una proposta formativa unitaria dotata di senso, ben organizzata, adatta a fornire conoscenze e abilità. Quindi finalizzare l’insegnamento all’acquisizione delle competenze implica superare un’organizzazione dell’offerta formativa fondata sul lavoro individualistico del singolo docente. 

Per realizzare questo cambiamento di mentalità e incominciare a concepirsi come comunità tecnico-professionale, capace di leggere il bisogno formativo degli studenti a cui si rivolge e di elaborare di conseguenza una proposta formativa adeguata, può giocare un ruolo importante l’associazionismo professionale. L’associazione – chi scrive ne presiede una, Diesse Lombardia – inserisce il singolo docente in una rete, che lo libera dall’oppressione di problemi quotidiani, soffocanti, se affrontati solo individualmente, lo mette in contatto con le esperienze di altri colleghi, offre strumenti di sostegno intellettuale e tecnico alla crescita della sua professionalità. Lo hanno potuto sperimentare gli insegnanti già nel pomeriggio di venerdì scorso, dopo la Tavola rotonda della mattina, quando,  suddivisi per livello e indirizzo di scuola, hanno iniziato a riflettere sulle esperienze didattiche ed hanno deciso di continuare questo lavoro sia attraverso l’iscrizione a un forum di discussione sia attraverso incontri periodici online (web conferenze) e offline (seminari tematici). In un apposito spazio web, denominato “Diesse competenze” e messo loro a disposizione da Diesse Lombardia, essi potranno continuare a riflettere sulle loro esperienze in corso, a scambiarsi documenti, a confrontarsi.

Venerdì scorso, 17 febbraio, si è tenuto il convegno organizzato da Diesse Lombardia sul tema «Per una professionalità docente rinnovata. Insegnare per competenze», ospiti Giuseppe Bertagna, Dario Nicoli, Silvano Tagliagambe, Carmela Palumbo, Giuseppe Cosentino. Il video dell’incontro



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