ICI E CHIESA/ CdO: Monti chiarisca quali sono le scuole “non commerciali”

- La Redazione

Dopo le precisazioni di Mario Monti sull’esclusione delle scuole “non commerciali” dal pagamento dell’Imu, la Foe chiede che venga fatta una legge per definire i parametri di tali scuole

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Dopo l’introduzione dell’Imu per la Chiesa Cattolica, sono scoppiate in questi giorni le polemiche sull’inclusione delle scuole nella tassa. A placarle è arrivata la precisazione del Presidente del Consiglio, Mario Monti: “Per le scuole è necessario precisare. Sono esenti dall’Imu quelle che svolgono attività secondo modalità non commerciali“. Un’affermazione decisiva, dichiara in un comunicato stampa CdO Opere Educative-FOE (Federazione Opere Educative), associazione no-profit che opera nel settore della assistenza alle realtà educative e conta 520  Istituti educativi di ogni ordine e grado, circa 49.000 alunni, più di 5000 tra persone docenti e non docenti.
Il presidente del Consiglio, nel precisare l’esclusione delle scuole che svolgono attività non commerciale, ha sottolineato come la materia non fosse facile da trattare, non essendo “mai stata affrontata in molti anni pur essendo vista come tema opportuno da chiarire“.
Mario Monti ha aggiunto che “non è corretto chiedersi se le scuole in quanto tali siano esenti” dal pagamento dell’Imu, “bensì quali siano esenti e quali sottoposte alla disciplina” introdotta con l’emendamento. “La risposta è univoca – ha continuato il capo del governo – sono esenti quelle che svolgono la propria attività in modo concretamente non commerciale“. Non è mancata da parte del presidente del Consiglio anche una prima definizione dei parametri secondo cui le scuole possono essere considerate o meno commerciali: l’attività paritaria sarà “valutata positivamente se il servizio è assimilabile a quello pubblico”, spiega il professore, in particolare sul piano dei programmi scolastici, dell’applicazione dei contratti nazionali e su quello della “rilevanza sociale“.
Queste affermazioni hanno fatto tirare un sospiro di sollievo alle tante piccole, medie, grandi realtà che operano in campo educativo, offrendo un servizio pubblico, spesso in situazioni economiche non facili, quando non si vogliono chiedere rette alte alle famiglie.
Le precisazioni del premier, viene detto nel comunicato di CdO Opere Educative “sono un chiaro riconoscimento dell’effettivo valore economico e sociale delle scuole paritarie”. 

Sorge tuttavia un problema nella definizione dei parametri di una scuola commerciale o meno: “Tutte le scuole paritarie senza scopo di lucro sono ‘non commerciali’”, afferma la CdO Opere Educative. In molti casi, infatti,  queste realtà educative sono gestite da cooperative sociali considerate “imprese” dal punto di vista giuridico, ma esse offrono, come tutte le altre “un servizio pubblico e non hanno finalità commerciali”.
Per risolvere la questione si rende quindi necessaria una legge apposita che dirima ogni confusione e affermi che “l’attività della scuola paritaria senza scopo di lucro è non commerciale” e che pertanto è esente – alla pari delle scuole statali – dal pagamento dell’IMU. “Senza arrivare a questa precisazione – viene detto nel comunicato stampa – ogni annuncio, per quanto favorevole possa essere, rischia di rimanere senza esito”.



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