SCUOLA/ La replica: le Rsu servono, ecco perché

- Franco Labella

Davvero le rappresentanze sindacali interne alla scuola (Rsu), fresche di nuova votazione, sono inutili? L’altro ieri una lettera di Gianni Mereghetti diceva di sì. Risponde FRANCO LABELLA

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O docenti o morte? (InfoPhoto)

Caro direttore,

ho espresso un commento molto caustico nei confronti dell’articolo di Mereghetti che propone di considerare le Rsu un ente inutile da abolire.

Vorrei provare a spiegare ai lettori del Sussidiario, in maniera meno sincopata del commento, perché la proposta di Mereghetti è immotivata ed irricevibile. L’assunto di fondo di Mereghetti non è quello che le Rsu non svolgano la loro funzione quanto quello che le Rsu siano superflue nel momento in cui c’è poco da contrattare e poco da distribuire.

Tesi singolare dal momento che attribuisce ad un organismo di rappresentanza un potere di decisione che tale organismo non ha. Insomma è come se si dicesse che siccome vengono tagliati, dallo Stato centrale, i fondi ai Comuni sarebbe meglio eliminare la figura del Sindaco. Le risorse scarse non sono colpa delle Rsu, se mai rendono la loro presenza ancora più necessaria.

Perché, tanto per restare in quella che Mereghetti chiama la logica rivendicativa, non è pensabile fare le nozze con i fichi secchi e chiedere a docente e personale Ata un impegno via via crescente a fronte di una remunerazione bloccata.

Cito, ad esempio, le prove Invalsi per le quali perfino l’ex-ministro Gelmini, dopo aver provato a farle considerare lavoro ordinario aveva poi fatto retromarcia indicando nella circolare di quest’anno la necessità che le attività rientrassero in quelle oggetto di contrattazione di istituto.

E quello che è il salario accessorio non può essere usato per mance e regalìe che nulla hanno a che fare con la professionalità di chi opera nelle scuole autonome.

Quanto al ragioniere invocato da Mereghetti in sostituzione della Rsu abbiamo ben chiaro in che stato si trova attualmente la scuola pubblica statale gestita in termini ragionieristici dal duo Tremonti-Gelmini. Lasciamo, perciò, gli onorati ragionieri a svolgere la loro missione e teniamoci ben stretti le Rsu che conoscono la realtà in cui operano.

Il paese dei balocchi in cui crede Mereghetti non è la realtà in cui operano le scuole italiane e ben venga, perciò, la presenza della Rsu quando, ad esempio, sia l’argine necessario al tentativo di qualche dirigente scolastico di far lavorare gratis chi opera nella scuola.

L’articolo di Mereghetti, dispiace dirlo di un collega, è infarcito, poi, di una serie infinita di luoghi comuni, di tesi non dimostrate ed anche di qualche solenne, mi scuso ma non  trovo altro termine, fesseria. A quest’ultima categoria appartiene sicuramente l’affermazione, implicita nel suo ragionamento, che il contratto di scuola non possa essere uno strumento per la valorizzazione del merito.

Se Mereghetti non dico avesse svolto la funzione di Rsu ma se almeno si fosse preso la briga di leggere, anche solo superficialmente, un contratto di scuola, si sarebbe reso conto che inserire, ad esempio, fra i criteri di scelta del personale quello della valutazione di titoli culturali e professionali cosa è se non la valorizzazione del merito? E questo ben prima che arrivassero le lotterie gelminiane del progetto “Valorizza” dove, però, i criteri sono di autovalutazione ad personam e non contrattati.

La seconda affermazione veramente incomprensibile è che le Rsu eserciterebbero “onnicomprensività che non è loro dovuta, soprattutto in campo didattico”. Cosa significa? Posso solo immaginare che Mereghetti veda come il fumo negli occhi qualsiasi forma di partecipazione critica tanto da scambiare, evidentemente, il Collegio dei docenti per una pericolosa assemblea sindacale. Altro non riesco ad immaginare dello scenario da soviet immaginato da Mereghetti.

Alla categoria,invece, delle affermazioni apodittiche appartiene la frase “si è andati ad una consultazione elettorale come un atto dovuto e la situazione di difficoltà in cui versano gli istituti autonomi ha giustificato la riproposizione di un sistema che si dovrebbe almeno cambiare per non dire rimuovere del tutto”. Perché Mereghetti sembra ignorare che le attuali elezioni tutto sono stato tranne che un atto dovuto. Esse avvengono dopo un rinvio di due anni che preludeva alla eliminazione delle Rsu e della contrattazione di istituto.

Soprattutto le elezioni avvengono dopo che la cosiddetta riforma Brunetta ha dimostrato di essere inapplicata ed inapplicabile dal momento che il sistema premiale che prevedeva è stato smontato dagli stessi provvedimenti adottati dalla vecchia maggioranza a cui appartiene Brunetta.

Quello che ancora Mereghetti non spiega è il clima da embrassons nous, evidentemente tra Ds e personale della scuola, che renderebbe superflua la rappresentanza sindacale e la tutela degli interessi diffusi. Ignoro dove Mereghetti abbia trascorso anche solo gli ultimi tre o quattro anni di servizio, ma se solo ha contatti e relazioni con scuole “normali” sa o dovrebbe sapere che ci sono una tutta serie di situazioni che rendono non solo necessaria ma perfino auspicabile la presenza della Rsu.

C’è poi un interrogativo di fondo che mi pare sia eluso alla grande e riguarda la natura democratica di rappresentanza liberamente elette. Da quando in qua una rappresentanza eletta è un ostacolo? A meno di ritenere che le elezioni siano un “pericoloso” diversivo. Ma, con tutto il rispetto, chi ha una concezione simile della rappresentanza democratica  ha qualche problema e che sia anche un insegnante è, dal mio punto di vista, un’aggravante.

Insomma caro Mereghetti, se ne convinca, la partecipazione democratica non è mai inutile.



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