SCUOLA/ Ricci (Invalsi): nelle prove di quest’anno meno “test” e più ragionamento

- int. Roberto Ricci

Il 9 maggio cominciano le prove Invalsi, i test predisposti dal Servizio Nazionale di Valutazione che misurano gli apprendimenti degli studenti. Parla ROBERTO RICCI, responsabile Snv

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Immagine d'archivio
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Si avvicinano le prove Invalsi, i test predisposti dal Servizio nazionale di valutazione (Snv) che misurano gli apprendimenti degli studenti. Si comincia il 9 maggio con la prova di lettura per la II primaria e la prova di italiano per la II e V primaria; si continua il 10 con le prove di italiano e matematica, più il questionario studente, per la I media; l’11 ci sarà la prova di matematica e il questionario per la II e V primaria, mentre il 16 maggio sarà la II superiore ad affrontare le prove di italiano e matematica. Gli studenti di III media affronteranno invece la prova Invalsi in occasione dell’esame di Stato, il 18 giugno.
Roberto Ricci, responsabile del Snv, fa il punto sulle novità che attendono gli studenti e i prof. «Dal punto di vista organizzativo non ce ne sono. Ce ne saranno, invece, da quello dei contenuti».

A giudicare dal «manuale del somministratore» (il docente che assicura il corretto svolgimento delle prove, ndr), così corposo, verrebbe da dire che sono prove complesse.

No, il manuale è praticamente identico a quello dell’anno scorso e a quello dell’anno precedente. Negli anni abbiamo avuto modo di constatare che più le istruzioni sono precise, più i docenti hanno il lavoro facilitato. Abbiamo così fatto tesoro dell’esperienza degli anni passati, e dato ai docenti tutte le informazioni possibili per organizzarsi al meglio. Ma le procedure sono identiche.

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All’inizio del manuale c’è un preambolo nel quale si spiega la filosofia delle prove standardizzate. È ancora necessario farlo?

Occorre tenere conto del fatto che negli insegnanti c’è un certo avvicendamento. Nel dubbio, ci siamo detti: «repetita iuvant».

Quali sono le novità di quest’anno?

Dal punto di vista organizzativo non ce ne sono. Le novità sono invece nei contenuti, che si evolvono. Pur nel rispetto di un filo conduttore che le renda comparabili nel tempo, abbiamo cercato di arricchire ulteriormente le prove, spostandone il focus verso le competenze e cercando di limitare al massimo, fino ad azzerarlo, il problema del cosiddetto addestramento al test. Ci preme che le scuole intendano queste prove innanzitutto per quello che sono: uno strumento di misurazione.

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Ha toccato i termini più controversi: evoluzione delle prove, competenze, addestramento ai test. Cosa intende per «evoluzione delle prove»?

Vuol dire che le prove, come annunciato da tempo nei quadri di riferimento, contempleranno non solo domande chiuse ma anche domande aperte, di tipo argomentativo, tali da dare agli studenti una maggiore possibilità di dimostrare ciò che sono in grado di fare e di comprendere, e a noi uno strumento più sofisticato e ricco di dati in sede di misurazione. Diversamente, rischieremmo di privilegiare solo alcune competenze degli allievi a scapito di altre. Occorre invece accertare la più ampia varietà possibile di tipi di apprendimento.

Insomma, agli studenti sarà richiesto di ragionare di più.

Sì. Mediante domande di tipo argomentativo chiederemo agli allievi, in modo proporzionato all’età, di dare una «ragione» della risposta fornita. Pensiamo che sia lo strumento migliore per contenere il cosiddetto addestramento al test, inteso come semplice tecnica di individuazione tra opzioni più o meno plausibili.

In che cosa si concreta questo progresso nella formulazione dei quesiti?

In una maggiore varietà dei testi – discontinui, argomentativi, anche regolativi, in modo tale da dare alle scuole esempi mutevoli ed evitare la tendenza a concentrare l’attenzione solo su determinate modalità di indagine.

Testi «regolativi», ha detto?

Sì, cioè testi costituiti di istruzioni. Un testo regolativo potrebbe essere un depliant, contenente regole o istruzioni di tipo sintetico e prettamente operativo. È anche questo un test, non di tipo letterario, ma che fa parte della vita quotidiana di qualsiasi adulto.

Il Servizio nazionale di valutazione dà molta importanza al questionario studente, perché?

Il questionario è molto importante perché ci dà una misura dell’ambiente nel quale lo studente vive e opera, le sue attitudini, i suoi interessi per le discipline; oltre a permetterci di restituire alle scuole informazioni più dettagliate in termini di risultato. Un certo risultato in italiano o matematica è molto importante come esito in sé, ma è altrettanto importante per le scuole, che lavorano in contesti sociali anche molto diversi. Tali contesti hanno risvolti considerevoli – anche se sarebbe compito della scuola cercare di eliminarne gli effetti –sui risultati «netti» degli allievi.

È il tema del cosiddetto «valore aggiunto»?

Sì. Occorre che le scuole abbiano un’informazione quanto più possibile precisa di ciò che esse stesse danno «in più» ai loro studenti, e ovviamente questo deve avvenire al «netto», per quanto è possibile misurarlo, del contesto nel quale i ragazzi vivono.

Ci saranno novità sul questionario studente?

Non ci saranno particolari novità, poiché non è una prova di tipo cognitivo ma solo una raccolta di informazioni. Proprio per questo, in un’ottica di trasparenza, i questionari sono già disponibili in linea.

Ci sono novità per quanto riguarda la tabulazione delle risposte ai fini della trasmissione dei dati?

Per quanto riguarda le prove che si svolgeranno a maggio, no. Invece per la prova nazionale, quella della classe III della scuola secondaria di primo grado che si terrà il 18 giugno, l’acquisizione dei dati sarà solo elettronica. Questo ridurrà notevolmente il lavoro dei docenti, e sarà un banco di prova per il futuro. Intendiamo in tal modo ridurre l’onere per i docenti, acquisire molto più rapidamente i dati in modo tale da elaborarli e restituirli alle scuole il prima possibile.

Che cosa rimarrà alle scuole dopo le prove?

I fascicoli con le risposte date dagli allievi. Le risposte aperte, al di là dell’esito giusto/sbagliato, sono uno strumento didattico potente per capire come un allievo riesce ad argomentare. I dati poi saranno restituiti tra la metà di settembre e la fine di ottobre a tutte le scuole, in modo tale che esse, al proprio interno e rispetto ad altre scuole anche con caratteristiche diverse, possano fare le opportune riflessioni.

Le prove Invalsi sono accettate ancora oggi malvolentieri da molte scuole e da diversi docenti. Cosa pensate di fare in proposito?

In vista dell’autunno pensiamo a un forum sul quale aprire un dibattito sulle prove, sui loro contenuti e le loro caratteristiche. Da questo punto di vista, mentre dalla scuola primaria arrivano normalmente contributi costruttivi, il dibattito nelle superiori è ancora un po’ troppo generalista e poco centrato sui contenuti. Vorremmo che si discutesse un po’ di più di questi ultimi.

Generalista, o ideologico?

Di solito, quando un dibattito è generalista tende ad essere anche ideologico.



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