MEETING 2012/ La mostra dedicata a San Girolamo Emiliani e l’incalzante bisogno di educazione

GIANNI MEREGHETTI ci parla della mostra presso il Meeting di Rimini “Hai spezzato le mie catene e mi hai preso per mano. San Girolamo Emiliani: 500 anni per l’educazione”

25.08.2012 - Gianni Mereghetti
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Foto: InfoPhoto

Negli spazi espositivi del Meeting di Rimini viene presentata la mostra dal titolo “Hai spezzato le mie catene e mi hai preso per mano. San Girolamo Emiliani: 500 anni per l’educazione”, realizzata in collaborazione con l’Ordine dei Chierici Regolari Somaschi e che racconta la vicenda umana di San Girolamo Emiliani e la storia che dalla sua santità è stata generata ed è arrivata fino ad oggi. È l’educazione il tema centrale della mostra su San Girolamo Emiliani, è l’educazione a rendere questo santo del Cinquecento così esemplare e affascinante da generare una storia che ha sfidato i tempi moderni e che ora si ripresenta dentro questo tempo di emergenza educativa con una contemporaneità che ha dell’eccezionale. Per questo è importante ripercorrere l’esposizione proposta al Meeting di Rimini cogliendo i tratti del metodo educativo che viene da san Girolamo Emiliani e verificandone la sua pertinenza con il bisogno attuale di educazione. Ciò che colpisce immediatamente è che ci troviamo di fronte ad un uomo che da Pio XI è stato proclamato “patrono universale degli orfani e della gioventù abbandonata”; colpisce perchè mai come oggi c’è bisogno di chi risponda con uno sguardo di amore totale di fronte all’abbandono di cui soffrono i giovani d’oggi. È questa la domanda incalzante che viene dalla storia di San Girolamo, i giovani sono sempre più messi ai margini, basta quello che ha proposto e propone il santo cinquecentesco a rispondere a questo incalzante bisogno di educazione? È una domanda urgente, una domanda che non può essere ulteriormente evitata pena una emarginazione sempre più grave di quelli che sono gli orfani contemporanei, i giovani, orfani perchè giovani. Che cosa porta un santo del cinquecento di tanto contemporaneo? Porta il fattore centrale, il perno, la leva dell’educazione, e non si tratta di una avvincente teoria pedagogica né di una nuova tecnica psico-didattica. San Girolamo porta uno sguardo, è questa l’assoluta novità della sua proposta, la sua pertinenza con i tempi presenti, rispondere all’emergenza di oggi con l’intensità, la radicalità di uno sguardo. Per questo ciò di cui andare alla ricerca nella mostra su San Girolamo Emiliani è ciò che c’è nel suo sguardo tale a affascinare gli orfani di Venezia, di Brescia, di Bergamo, di Milano, di Pavia, tale da portarli tutti insieme a Somasca, tale da diffondersi nel mondo fino ad oggi. Che cosa c’è nello sguardo di san Girolamo tale da educare i giovani di ogni tempo? 

È la domanda seria di questa mostra, una domanda che incalza il presente, perchè di quello sguardo oggi c’è più che mai bisogno. Uno sguardo la cui avventura comincia nella notte del 27 settembre 1511, quando dentro il carcere di Quero è la Madonna a venire a liberarlo dalle catene. In quella esperienza inizia a prendere forma la direzione del suo sguardo, è Maria che gli slaccia le catene a imprimere una nuova direzione, non più i valori di una cultura decadente, ma una Presenza che si rivolge al desiderio di felicità di cui vibra il cuore. È iniziato così il cammino di san Girolamo Emiliani, è iniziato con Maria che è entrata nell’orizzonte del suo sguardo e lo ha così affascinato da fargli prendere una direzione del tutto nuova, quella che si incontra con il Mistero che riempie di amore e di senso la vita. Da lì nasce tutto, da quello sguardo riempito da un Oltre presente cambia la vita di san Girolamo e da lì diventa il santo dell’educazione, non solo del cinquecento ma dei tempi moderni. Girolamo Emiliani, nella sua breve ma intensa creatività, dal 1528 al 1537, fece tantissimo, costruì oltre l’inverosimile, raccolse gli orfani, visse con loro in una nuova famiglia capace di assumere ogni bisogno, da quello del pane a quello del lavoro per il quale inventò le scuole-bottega, vera e propria innovazione di grande valore pedagogico. In tutta questa operosità dominante è stato lo sguardo dell’inizio, ad ogni passo sempre quello sguardo, il riflesso dell’eterno che entrava dentro l’istante portando l’amore che aveva rigenerato il suo sguardo e che toccava ogni suo orfano liberandolo dalle condizioni di oppressione e lanciandolo all’attacco del reale pieno di quella dignità che lo sguardo di Cristo restituisce all’uomo che vi aderisce. Questo è ciò che si può cercare nella mostra su san Girolamo Emiliani, il suo sguardo di simpatia totale per l’umano e domandarsi come possa vivere oggi. 

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