SCUOLA/ Perché la crisi (non) sta cambiando il portafoglio (e la testa) degli studenti

- Enrico Castrovilli

L’ultima indagine di Eurispes e Telefono azzurro contiene dati significativi su come la crisi economica stia condizionando anche gli studenti. Il commento di ENRICO CASTROVILLI

scuola_giovani_lesboR400
Infophoto

Di educazione finanziaria e di educazione economica si parla con sempre maggiore insistenza nel nostro paese, si moltiplicano conferenze, iniziative nelle scuole, studi a livello internazionale. Spesso sono utilizzati per valutare la literacy finanziaria i benchmark messi a punto da Annamaria Lusardi, la docente italiana della George Washington University School of Business, e dal suo staff al Financial Literacy Center negli Usa. Le competenze finanziarie di giovani ed adulti, in particolare delle donne, risultano inadeguate in tante parti del mondo. Le istituzioni internazionali come l’Ocse e la Banca mondiale sono particolarmente attive, dal 4 al 6 marzo si tiene ad esempio a New Delhi una conferenza sulla Financial education rivolta all’India e ai paesi asiatici. 

Un quadro di particolare interesse sui giovanissimi verrà dai risultati dell’indagine Ocse-Pisa 2012. Il Gruppo di esperti della Commissione Ocse-Pisa presieduto appunto da Annamaria Lusardi, ha messo a punto le prove sulla financial literacy, che sono state svolte nella scorsa primavera sui quindicenni in 18 paesi, tra cui l’Italia. Per conoscere lo stato di salute della literacy finanziaria dei nostri ragazzi bisognerà però aspettare il rilascio dei risultati dell’Ocse-Pisa, attesi per la fine del 2013. La speranza che la crescita delle competenze finanziarie fosse in grado di attenuare gli effetti socialmente più negativi della perdurante crisi finanziaria non si è purtroppo tradotta in realtà, ma si tratta evidentemente di un lavoro di lunga lena.

Nel frattempo si possono avanzare diverse considerazioni. Guardando ad esempio i dati presentati nei giorni scorsi dell’Indagine conoscitiva sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia di Telefono Azzurro ed Eurispes, rilanciati dall’Ansa. Le cifre raccontano che sta cadendo quel filtro fondamentale tra i giovani e la realtà economica che è stato costituito, soprattutto per le ragazze (chi scrive ha una figlia), dal ruolo della famiglia. Se infatti i dati dicono che a causa della crisi un terzo dei ragazzi tra i 12 e i 18 anni sa che deve rinunciare alla paghetta e oltre il 50% di loro che deve spendere meno soldi per uscite (meno 52,6%), vestiti (meno 57,8%) ed addirittura per i cellulari (meno 53,9%), ciò significa che la crisi morde direttamente nella carne dei comportamenti finanziari dei giovani. 

I genitori riescono di meno ad essere la cabina di regia dei comportamenti finanziari dei figli e la famiglia di meno a compensare le scelte dei suoi componenti, nell’ipotesi di dare stabilità ai consumi nel tempo, così come affermato dalle geniali intuizioni del reddito permanente di Milton Friedman e del ciclo vitale di Francesco Modigliani. Che questo filtro cadesse l’avevano auspicato con tutt’altre intenzioni Maria Teresa Cometto e Glauco Maggi scrivendo il loro Figli & soldi

Gli autori, convinti che la paghetta fosse una buona leva dell’educazione finanziaria, lo sperimentarono per otto anni a New York con la figlia Francesca, sotto lo slogan “Bisogna saper spendere… e si impara da piccoli!”. A 14 anni appena compiuti Francesca si dimostrò pronta a tutto ciò, quando disse ai più contenti che stupiti genitori: “Ho quattordici anni compiuti da un pezzo e credo che sia ora di … avere la mia copia delle chiavi di casa; andare a scuola da sola; avere la mia carta di credito, perché è cool; comprare un giaccone invernale Peacot al posto dell’infantile piumino che porto sempre; lasciare lo zaino con le rotelle, che è dorky (che è l’opposto di cool spiegano gli autori), e passare a una borsa Messenger a tracolla; e prendermi un portafoglio da grande”.

Quali allora possono essere le agenzie educative migliori per l’educazione finanziaria ai tempi della crisi? La risposta non può essere univoca, occorre partire da presupposti comuni per una educazione compiuta, dove la scuola, la famiglia e la vita convergano verso obiettivi e criteri condivisi, quelli della costruzione della personalità, del forte legame dell’apprendimento sul come compiere queste scelte con la realtà, del ragionare sulle relazioni tra le scelte personali e quelli dotate della massima ricaduta utile sull’insieme della società. 

La finanza e l’economia non sono campi facili da studiare e apprezzare, oggi soprattutto. Per molti giovani si sta creando una situazione di crescente schizofrenia, quella di essere sempre più liberi di realizzare sempre di meno. Il criterio di saper dosare le scelte alle risorse e di saperle compiere in modo equilibrato è un criterio fortemente educativo, che la crisi ahimè impone. Il titolo provocatorio “Questa volta è diverso” posto al bel libro di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff (2010) ci ricorda che la natura umana cambia molto molto poco nel corso del tempo, ma anche che dai momenti di difficoltà ciascuno può imparare qualcosa.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori