ESAMI DI STATO/ Il prof: noi insegnanti rischiamo di essere come l’ortolano di Havel

- Gianni Mereghetti

GIANNI MEREGHETTI racconta gli esami orali in corso di svolgimento e li paragona alla scena dell’ortolano di Havel e al suo cartello “proletari di tutto il mondo unitevi!”

scuola_esame_studenti_zoomR439
Infophoto

Caro direttore,
in questi giorni di esami mi sono trovato talvolta a dover precisare a chi stavo interrogando che non doveva dirmi quello che io volevo, ma quello che aveva scoperto lui studiando una cosa o l’altra. Così una, due, tre volte, alla quarta mi è venuta in mente la scena dell’ortolano di Havel e il suo cartello “proletari di tutto il mondo unitevi!”. Sì, perché al di là di tutte le buone intenzioni ognuno di noi insegnanti rischia di essere come l’ortolano di Havel, stesso rischio corrono gli studenti e ancor più le famiglie.

Che cosa è mai questo ortolano di Havel che si insinua subdolamente nelle commissioni d’esame? Il problema è che dentro le classi si insegna che si devono dare solo certe risposte a certe domande. Come l’ortolano di Havel metteva in vetrina fra le cipolle e le carote lo slogan “proletari di tutto il mondo unitevi!”, così rischiamo noi oggi di mettere in vetrina all’esame di stato tra conoscenze e tecniche lo slogan “studenti di tutto il mondo non parlate di voi stessi”.

Questo è il problema serio dell’esame di stato, che porta alla luce una debolezza della cultura perché gli studenti di fatto imparano a ripetere quello che insegnano i docenti e non a giudicarlo, non a chiedersi che cosa c’entri con se stessi un dato della realtà. Il rischio della scuola è questo, e l’esame ne è una cartina tornasole, che si induca a pensare che ci sia una e una sola risposta ad ogni domanda, e che si debba rispondere sempre in un modo prestabilito. E non come dovrebbe essere la maturità, che ognuno dica cosa vuol dire per sé quello che ha imparato.

Mi sono venuti i brividi quando ho avvertito questo pericolo incombente, di portare gli studenti a fare il verso agli insegnanti. C’è da vigilare perché ogni studente impari a mettere in gioco la sua umanità. Così che alla fine di un corso si vedano studenti e studentesse liberi, con il coraggio della loro umanità!



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori