SCUOLA/ Mediani, “stelle” o gregari, cosa sarà di voi ora che la classe non c’è più?

L’esame di Stato appare già lontano. Un docente ritorna con la mente al grande rito collettivo, alle sue liturgie fatte di meschinità, di vera maturità, di giovinezza. SERGIO PALAZZI

14.07.2013 - Sergio Palazzi
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Stagione di canzoni, di facili emozioni, un’altra volta ancora abbiamo chiuso./ Vedrai questi tuoi giorni in un minuto di ricordi, e quanti giorni hai ancora da incontrare. Invidio i tuoi paesaggi che non so e non vedrò mai, rimpiango le ragioni per cui ancora piangerai…/ poi ti trovi vecchio, e ancor non hai capito che la vita quotidiana ti ha tradito.

Che disco straordinario, “Stanze di vita quotidiana” di Guccini. Era il nucleo della mia tesina di maturità (1979) e continua a tornarmi in mente, quando gli esami finiscono ed i tabelloni pendono un po’ storti dalla vetrata.

È cambiato qualcosa, da un po’: dove c’era una ressa di urla pianti e gridolini, oggi non sono mai più di mezza dozzina alla volta, i curiosi che li riprendono col telefonino e messaggiano in giro. Poi, nelle scuole appena un po’ organizzate i tabelloni sono subito on line, e discuterli sui social per te è reale come farlo di persona. 

Vengono insieme alla vetrata alcuni amici veri, o le coppiette: per loro ha un senso ritrovarsi ancora lì di persona. Non viene l’animale alfa del branco, maschio o femmina che sia, vissuto a copiature e suggerimenti e troppo impegnato a godersi la vita. Anche ora si fa passare le informazioni dal sottomesso, giusto prima di cancellarlo dalla lista dei contatti.

La logica del film, nel più ovvio dei flashback, vorrebbe che si tornasse a tre giorni fa.

Il mondo era quello di sempre. Tutto ciò che ricordi è stato fin qui scandito dai ritmi scolastici. Come nella faccenda delle maschere di Pirandello, con cui ti stressa quella di Italiano, la tua stessa “Percezione dell’Io” è legata all’aver vissuto istituti per eletti o per reietti, la sezione dei figli di papà o dei figli di nessuno. Da sempre ti han raccontato che ti aspettava un Esame, così importante da essere Di Stato, da sancire la tua Maturità, da rendere indimenticabile la Notte Prima. I marpioni del settore ci han costruito un filone cinemusicalletterario, modulandone il truzzismo in funzione delle fasce di mercato. 

Lo sapevi, che arrivava l’esame: ma fino a pochi mesi fa non l’hai preso molto sul serio; del resto a scuola non conta quel che impari, buono da tirar fuori in una verifica e dimenticare il giorno dopo. Importano gli amici, il ritmo di mattine e pomeriggi, serate, week-end e vacanze; quel che hai graffiato sul banco, sul muro dietro l’angolo, sulla bacheca web. Gli amori ipotetici o reali, gli amici persi per strada: ti ricordi, quello che ha fatto quella brutta fine, oh son già passati due anni? 

Da metà giugno la scuola ha preso il volto nuovo della Commissione, temuto accrocchio di personaggi di cui alcuni si conoscono fin troppo, altri si stanno annusando e prendendo le misure appena adesso. Ci sono i soliti amorfi che son lì solo per quattro euri in più. Qualcuno che cerca l’estate tutto l’anno, per godersi le tre settimane in cui sfoggia i gradi da caporale. 

Sorpresa: qualcuno pare davvero in gamba, crede in quel che fa, parla con te prima e dopo le prove per conoscerti, si è studiato la tesina. Hai visto nell’altra commissione? la presidente è quella tipa straordinaria… Ma dai, alla fine mi han fatto i complimenti!

L’ultimo anno è volato con la stessa affascinante prevedibilità dei fuochi d’artificio, momenti di pausa e di fulgore, variazioni sul tema, una tensione verso la furia del climax e poi tutto è finito, con un botto secco e oscuro. A lei han dato così poco, che bastardi. A quello han regalato il 60, figurati se lo bocciavano. E adesso è il giorno dopo. 

Qualche classe si ritroverà con i prof per la pizzata finale, poi ognuno per sé. 

Vedrai questi tuoi giorni in un minuto di ricordi, e quanti giorni hai ancora da incontrare. Invidio i tuoi paesaggi che non so e non vedrò mai, rimpiango le ragioni per cui ancora piangerai…

Fin qui, la sensazione che si può avere guardando dal di fuori, ma se non ci fosse altro la scuola sarebbe davvero quell’insieme di macchiette di certi brutti sceneggiati.

Per tanti è stato anche questo, come è giusto che sia quando senti pian piano che non sei più un cucciolo ma non hai ancora imparato bene a ruggire. Però hanno sgobbato davvero, alla tesina si sono dedicati per mesi con del lavoro sperimentale, hanno valutato con cura come proseguire gli studi e magari parallelamente han già superato dei colloqui in azienda. Qualcuno ha scelto di trovarsi un lavoretto per qualche mese a Londra, o in luoghi meno prevedibili tipo Canada o Australia, così al ritorno conoscerà meglio l’inglese ma soprattutto sé stesso.

Segno che nella scuola ci hanno creduto. Hanno capito che può essere una palestra dove misurarsi coi propri limiti e al tempo stesso trovare la fiducia nelle proprie possibilità. Come capita in ogni altra palestra dove vanno a sudare, e non mandano la mamma a protestare col Preside se l’allenatore li solleva di peso ogni volta che si ammosciano. A patto che l’allenatore sia uno tosto, che non ha paura di sostenerti e guardarti negli occhi quando non ce la fai più. È presto per dimostrare se sarai un Bolt, un Pirlo, una Pellegrini, ma hai capito che si può essere un grande professionista anche giocando da mediano o pedalando da gregario: sta a te saper scegliere la tua gara.

È vero, la scuola funziona con chi non ne ha bisogno, è stato ripetuto bene ieri anche qui. Ma non è così sempre, né per tutti. Il contesto familiare e sociale può essere quello che a 14 anni sceglie per te la scuola da fighetti, come si diceva, oppure quello che ti aiuta a costruirti un sentiero, ti accompagna mentre impari a correre con le tue gambe. 

Allora anche l’esame potrebbe smettere d’essere l’ipocrita rito collettivo di un sistema sclerotico che si regge sul “valore legale”. Potremmo almeno tentare, come è stato proposto, di renderlo facoltativo: chi ha superato il traguardo ottiene comunque un attestato che riporta il suo punteggio, sufficiente come referenza della sua prestazione. Solo chi vuole affrontare dei percorsi particolari può scegliere la prova agonistica: un esame vero, differenziato in funzione dell’obiettivo, di fronte a giurie selezionate e preparate. Che puoi anche fallire senza ritenerti un fallito. 

Certo, va contro l’egualitarismo ideologico che è l’altra colonna del sistema. Ma quanto sarebbe più educativo e stimolante. In quella cosa intorno alla scuola che chiamano mondo non ha più senso che tu scelga un solo percorso fino alla pensione, continuando a tirartela perché ti avevano iscritto a quella scuola là. Quanto più facilmente potremmo vedere donne e uomini avanti negli anni con ancora il gusto di studiare e sfidare i propri limiti, così come sentono quello di scalciare su un campetto o pedalare in salita.

Si ridurrebbe il rischio che poi ti trovi vecchio, e ancor non hai capito che la vita quotidiana ti ha tradito.

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