FREE SCHOOLS/ Inghilterra, ecco come funziona la “vera” la libertà di educazione

- int. Orson Francescone

Si sta rivelando un successo l’istituzione delle free schools in Inghilterra, un esempio di libertà di educazione e di sussidiarietà applicata alla scuola. Ce lo spiega ORSON FRANCESCONE

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David Cameron (Infophoto)

Le prime “free schools” hanno cominciato ad aprire nel 2011. Sebbene l’idea iniziale fosse stata di Tony Blair quando era Primo Ministro, è stato l’attuale capo del governo inglese Cameron a riuscire a sbloccare la situazione e a renderle operative. E’ una idea, questa, a livello educativo, assolutamente innovativa che si pone in alternativa alle scuole private (molto costose) e a quelle statali, spesso in condizioni pessime dal punto di vista dell’insegnamento, della coesistenza fra studenti e da quello economico. Le free schools, che proprio in questi giorni hanno superato brillantemente l’esame dei responsabili del ministero dell’educazione inglese con risultati che vanno dall’eccellente al buono, sono in pratica scuole pubbliche perché finanziate dallo stato ma affidate in completa autonomia a chiunque si assuma la responsabilità di un progetto educativo, siano associazioni religiose o laiche. Unica eccezione sono gruppi religiosi di tendenza fondamentalista (il riferimento a possibili scuole islamiche di tendenza fondamentalista è chiaro). A due anni circa dall’apertura delle prime ventiquattro free schools, attualmente se ne contano 81 e per il prossimo mese di settembre si calcola ne saranno aperte altre duecento. Il successo dell’iniziativa è dunque evidente. Il sussidiario.net ha chiesto a Orson Francescone, dirigente del gruppo editoriale Euromoney Institutional Investor e membro del Governing Body della scuola St George the Martyr, di spiegarci meglio questo esempio di libertà di educazione.

Con le free schools aumenterà la libertà di educazione nel Regno Unito? Si può fare un paragone con l’Italia?
Anche prima dell’introduzione delle free schools, la libertà di educazione nel Regno Unito era anni luce più avanti rispetto all’Italia.

Come funziona il sistema educativo inglese?
L’istruzione, come è accaduto per la sanità in Italia, passa dallo stato centrale alle autorità locali. Queste, a loro volta, nominano un consiglio di amministrazione per ogni scuola e ad ognuna assegnano un budget annuale. Poi ogni istituto è libero, entro certi limiti ovviamente, di spendere quei soldi come meglio crede.

Come avviene il reclutamento degli insegnanti?
La scelta degli insegnanti è uno degli esempi più lampanti di quanto sia arretrato e inefficiente il sistema educativo pubblico in Italia rispetto a quello del Regno Unito.

Perché?
Ogni scuola pubblica nel Regno Unito può assumere insegnanti nel modo che crede più appropriato e, soprattutto, in totale indipendenza. Solitamente tramite un annuncio sui giornali locali.

Non sono previsti concorsi pubblici?
Niente megaconcorsi nazionali, niente graduatorie, nessuna imposizione su quale insegnante viene assegnato alla scuola, nessun insegnante di Liverpool viene imposto a una scuola a 300 chilometri di distanza, in Cornovaglia.

Nella scelta degli insegnanti la scuola ha praticamente mano libera, e così?
Semplicemente ogni scuola assume l’insegnante con l’esperienza, background e specificità che ritiene più necessari per il ruolo da ricoprire, tramite una normale serie di colloqui. Se un insegnante ritiene di avere abbastanza esperienza per rispondere all’annuncio pubblicato da un’altra per una posizione superiore può farlo semplicemente richiedendo un colloquio e se ha successo può trasferirsi liberamente.

Non ci sono vincoli? 
Le scuole pubbliche devono attenersi al curriculum educativo nazionale, hanno poca libertà nel negoziare i salari degli insegnanti e sono ultimamente responsabili davanti al consiglio di amministrazione designato dall’autorità locale che nomina il Preside di ogni scuola. 

Come si fa a scegliere una scuola al posto di un’altra? Ci sono controlli? 
Fra le autorità locali e nelle scuole pubbliche esistono esempi di eccellenza e casi di cattivo funzionamento. Ogni scuola viene ispezionata almeno una volta ogni tre anni. Annualmente invece vengono resi pubblici i risultati dei test sostenuti da ciascun alunno di ogni scuola. Tramite una semplice ricerca sul sito del Ministero dell’Educazione ogni famiglia può venire a sapere quale scuola promette i migliori risultati per l’educazione dei propri figli. 

In questo modo però tutti opteranno per le scuole migliori, no? 
In effetti con questo sistema alcune scuole hanno tantissime richieste di ammissione mentre altre pochissime. Il risultato finale è che molte famiglie sono costrette a mandare i propri figli in scuole non di eccellenza. 

Come si pensa di ovviare a questa situazione? 
L’introduzione delle free schools è un tentativo di risolvere proprio questo problema. 

Come?
In pratica succede che gruppi di famiglie o enti religiosi o culturali, senza vincoli dell’autorità locale, sono liberi di aprire scuole nelle quali si fa pagare quello che si ritiene necessario per attrarre gli insegnanti più qualificati. E non essere preda della cosiddetta “Postocode lottery” (la lotteria del CAP, ndr). Ovvero, se vivi in una zona dove la scuola locale ha una cattiva reputazione hai pochissime chance di mandare i tuoi figli in un’altra scuola. A meno che tu non sia disposto a pagare cifre altissime per una scuola privata. 

Ci sono altri vantaggi? 
L’altra grande opportunità è che il Ministro dell’Educazione può usare il concetto giuridico di free school per togliere all’autorità locale il controllo di scuole con esiti fallimentari. 

Ci sono esempi? 
Il caso più eclatante si è verificato nella zona di Haringey, a nord di Londra dove tutte le scuole di zona, che hanno risultati pessimi e ben inferiori alla media nazionale, sono state tolte al controllo dell’autorità locale e trasformate in free schools. 

Chi se ne occuperà? 
Organizzazioni benefiche sono state invitate ad assumerne il controllo. 

Qualcuno si oppone? 

Sì. Alcune parti del Labour party e alcuni sindacati, anche se fu Tony Blair a introdurre il concetto di free schools. Pensano che si creerà un sistema a due livelli: sostengono che le free schools saranno create soprattutto in quartieri e zone della classe media e alta dove i genitori hanno il tempo e le risorse per dedicarsi all’apertura di una nuova scuola. Risulteranno invece svantaggiate le zone più popolari. Inoltre, i sindacati non vedono di buon occhio un sistema aperto e competitivo sui salari, dove le scuole hanno la libertà di far pagare quello che credono per attrarre i talenti migliori.??

Cosa si prevede per il finanziamento delle free schools? 
I fondi per le free schools sono assolutamente equivalenti a quelli per le scuole pubbliche. La formula è quella di un tot per alunno. Ma nel caso delle free schools si risparmierà parecchio perché verranno eliminati i costi della macchina burocratica delle local authorities. 

Come avverrà il trasferimenti dei fondi? 
I soldi verranno trasferiti direttamente dallo stato centrale alla scuola e non dovranno più transitare dalle autorità locali. Ma i vantaggi maggiori sono altri.  

Quali? 
I vantaggi maggiori stanno nella devoluzione al microcosmo locale delle decisioni in materia di amministrazione delle scuole. Come si può pensare che la realtà di un paesino sperduto del nord Inghilterra sia uguale a quella di una scuola di un quartiere popolare di Londra abitato da immigrati del Bangladesh? Chi può decidere meglio sui bisogni degli alunni e sulla amministrazione della scuola: una burocrazia monolitica centrale o un gruppo di persone che, a livello locale, hanno un vero interesse al successo della propria scuola?

(Paolo Vites)

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