SCUOLA/ Concorso, 1 imbroglio moltiplicato per 320mila (e il Tfa pure)

- Giuliana Sandrone

Pochi assunti e tanti problemi: tra gli oltre 11mila vincitori del concorso per docenti, solo poco più di 3mila verranno immessi in ruolo. L’ennesimo fallimento. GIULIANA SANDRONE

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L'ex ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (Infophoto)

(…) memoria minuitur. Credo, nisi eam exerceas … Scriveva Cicerone. In Italia, al ministero dell’Istruzione la memoria non solo diminuisce per mancanza di esercizio, ma è proprio sparita. Definitivamente e spudoratamente. Per contro, un eccesso incontenibile di hybris buro-tecno-politica l’ha sostituita e consente di sbandierare oggi, come un evento positivo, il contrario di ciò che si sbandierava esattamente un anno fa, di spacciare per novità errori ossessivamente ripetuti da decenni, di vendere ostentatamente fumo su tanti, troppi problemi legati a quell’insostituibile ed esclusivamente umano processo che si chiama educazione.

Non può che pensare questo uno dei circa 320mila candidati che, avendo l’anno scorso di questi tempi iniziato il concorso per docenti, abbia avuto in sorte di superare il test preselettivo, la prova scritta e la prova orale. Certamente in questi mesi sarà stato sostenuto dalle parole dell’allora ministro tecnico Profumo, ripetute a caratteri cubitali su tutta la stampa nazionale: concorso improntato alla massima trasparenza e modernità, tecnologico, attento al corretto espletamento di ogni prova, imparziale, basato sul merito, a favore dei giovani, con regole certe.

Prima regola fra tutte: tutti i vincitori di concorso inizieranno il loro lavoro nell’anno scolastico 2013-14. Un anno dopo, sulla stampa nazionale, i caratteri cubitali sono gli stessi, il ministro un po’ meno tecnico, il contenuto … altro: degli oltre 11mila vincitori del concorso indetto, solo poco più di 3mila verranno immessi in ruolo. Perché mai? Perché meno della metà delle graduatorie regionali, alla data prevista per la chiusura del concorso, è definitiva, perché molti commissari hanno rinunciato all’incarico, perché per molte discipline i posti effettivamente disponibili sono meno delle stime. E sull’onda dei perché… avanti con le graduatorie ad esaurimento, avanti con i ricorsi, avanti con l’ennesimo pasticcio all’italiana. “Dobbiamo superare il transitorio e avviarci verso una soluzione a regime” assicura il nuovo ministro… di quale regime stiamo parlando?

Pensieri non molto diversi credo possano accompagnare uno di quei neo-abilitati all’insegnamento che, sempre iniziando un anno fa, ha superato un test preselettivo (da dimenticare), ha frequentato in università un Tirocinio formativo attivo (Tfa) impegnativo dal punto di vista dei tempi e delle richieste di contenuto, ha superato il relativo esame finale. Lo avrà certamente sostenuto in questo percorso anche la rassicurazione dell’allora ministro Gelmini che, nel 2011 parlando del nuovo Tfa varato, dichiarava: è il numero chiuso, programmato sulla base dei posti disponibili, l’unica risposta responsabile per i giovani che, nonostante la situazione drammatica del precariato, intendono comunque avviarsi all’insegnamento dopo la laurea.

Bene, dal 25 luglio scorso, questo stesso neo-abilitato ha come prospettiva di mettersi pazientemente in coda, nell’immediato futuro, con i circa 75mila precari che, pur non avendo superato il test pre-selettivo dell’anno scorso, ma potendo esibire un certo numero di anni di insegnamento svolto, parteciperanno ad un nuovo ed imminente percorso abilitante, confezionato appositamente per loro. I burocrati del ministero, nel predisporlo, hanno pensato di cambiargli nome: Pas, non più Tfa. Perché mai? Stiamo superando il transitorio… suvvia.

Provo ora ad immaginare ciò che questi due ipotetici aspiranti docenti (vincitore di concorso o neo-abilitato che siano) possono pensare di fronte a metafore come quella che ci viene proposta nel libro Acqua alle funi. Per una ripartenza della scuola italiana. Non fatico a credere che il pensiero condiviso possa essere questo: se l’obelisco da tirare su, a forza di funi, è questo sistema amministrativo di cui abbiamo richiamato due recentissimi e fulgidi esempi, se l’obelisco da conservare è il pachiderma burocratico capace di partorire (e alimentare) centinaia di migliaia di precari che ruotano intorno ad una improponibile quantità di classi di concorso, se l’obelisco da spingere nella giusta direzione è il mostro capace di produrre un concorso e quasi in contemporanea il ricorso allo stesso concorso… se è questo, non ci sono dubbi: tagliate le funi! Scopriremo ben presto che l’obelisco che si voleva issare e conservare è una riproduzione in cartapesta, un falso d’autore, che l’obelisco vero se ne sta al sicuro, da un’altra parte. Bisogna avere il coraggio di ricominciare a cercarlo, da capo, con sincerità.

Con l’obelisco vero, forse, troveremo un sistema educativo nuovo, capace di avere nel cuore chi deve crescere, non chi, da lungo tempo cresciuto, vuole solo autoconservarsi.

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