SCUOLA/ Aprea: con la tecnologia si impara di più, ecco le prove

- Valentina Aprea

Di ritorno dall’Apple Education Leadership Summit 2014, dove è stata ospite, VALENTINA APREA, assessore all’Istruzione della Lombardia, va avanti con la rivoluzione digitale

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Secondo una ricerca che Apple ha condotto nelle scuole che utilizzano il tablet per l’apprendimento, gli studenti sono più soddisfatti, più motivati e raggiungono migliori risultati, grazie ad una modifica profonda dell’ambiente di apprendimento che è veicolata dalla tecnologia, senza tuttavia limitarsi a questa.

L’Ofsted, il noto – e temuto – ente di valutazione delle scuole britanniche, ha descritto come in queste scuole “il rapido miglioramento dei risultati degli studenti è diretta conseguenza della trasformazione dell’insegnamento”.

L’introduzione della tecnologia nella didattica produce un cambiamento complessivo, dell’insegnamento, dell’apprendimento e del contesto, secondo i tre pilastri individuati da Apple: content, creation e contest.

I contenuti sono caratterizzati da interattività, divertimento e coinvolgimento. Gli studenti che dichiarano di essere soddisfatti nello studio sono passati dal 31% a ben l’87% dopo l’introduzione del digitale.

Ciò aumenta la motivazione all’apprendimento, che consente anche di superare quella noia e disaffezione allo studio che i rapporti Ocse ogni anno ci segnalano. D’altronde nell’era dell’informazione sempre e ovunque a disposizione, non possiamo che prendere atto del fatto che la mera trasmissione del sapere si debba trasformare in qualcosa di altro, caratterizzato da un coinvolgimento dello studente direttamente nel processo di apprendimento.

L’uso della tecnologia può favorire inoltre la creatività, sviluppando la naturale predisposizione di questi ragazzi nativi digitali alla ricerca e al collegamento delle informazioni e dei diversi tipi di media.

La creatività è propria dei ragazzi e tenere vivo questo elemento nell’ambito dell’apprendimento rende più fertile il lavoro comune di docenti e studenti.

Superando anche i pregiudizi per cui la tecnologia produrrebbe isolamento, la ricerca Apple dimostra invece che essa consente ai ragazzi di essere fortemente inseriti nell’ambiente in cui vivono, tessendo molte più relazioni attraverso la rete, perché apre a modalità più dinamiche e ad un più aperto confronto.

Questa la sintesi dell’Apple Education Leadership Summit 2014, dove sono stata invitata insieme ad un nutrito gruppo di docenti e di esperti di educazione, anche italiani.

Al netto della proposta commerciale di Apple, che evidentemente non può e non deve interessare le istituzioni, sono rimasta favorevolmente colpita da questi aspetti ed in particolare dal fatto che la tecnologia aumenta la partecipazione della famiglia nello studio dei figli. Secondo i dati della ricerca Apple, la condivisione del lavoro di studio con i genitori era del 15% prima dell’introduzione del tablet, passando poi al 56%, con un aumento del 250%. 

In tal senso è evidente che l’introduzione della tecnologia a scuola non significa solo tablet, ma ha bisogno di un ecosistema completo: di infrastrutture, di contenuti, di formazione dei docenti, ma anche, non dimentichiamocelo, del coinvolgimento delle famiglie.

Come istituzioni italiane ed europee dobbiamo affrontare il problema del tasso di abbandono scolastico, che negli obiettivi di Europa 2020 ci siamo impegnati a portare sotto il 10%, mentre oggi in Italia siamo ancora al 17%. 

L’introduzione della tecnologia può aumentare il tasso di successo, proprio per le emozioni positive sviluppate, per il maggior coinvolgimento, per l’uso naturale delle tecnologie da parte dei ragazzi: a differenza degli studenti del 1995, che quest’anno sosterranno la prova di maturità, i bambini che sono entrati ora nella scuola primaria sono completamente digitali.

Inoltre i materiali digitali possono favorire l’apprendimento personalizzato e sostenere i ragazzi con Dsa e Bes.

Apple ha già sviluppato la propria offerta di materiali didattici in 51 Paesi del mondo, tra cui l’Italia, ed ha comunicato che sta lavorando alla produzione di materiali in lingua italiana per aumentare l’offerta e dare più possibilità ai docenti di utilizzare la tecnologia.

Questo deve diventare un punto di attenzione per i nostri editori scolastici che staranno sicuramente guardando all’evoluzione inarrestabile sconvolgerà in un futuro non troppo lontano il mercato editoriale, come è già successo con quello musicale e cinematografico.

In ogni caso sono stata felice di vedere come anche la Apple è figlia della nostra cultura greco-romana; per sintetizzare il loro approccio hanno citato Plutarco, quando affermava: “I giovani non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere”.

Siamo stati invitati a Londra come Regione di riferimento ed in virtù del processo culturale che stiamo creando con il progetto Generazione Web.

Abbiamo avuto un grande successo lo scorso anno, con oltre 32mila studenti coinvolti, ma quest’anno lo abbiamo superato, con una partecipazione inaspettata alla nuova edizione di Generazione Web, con oltre 300 domande da parte delle scuole in sole due ore.

Abbiamo ora l’urgenza di sensibilizzare innanzitutto i docenti e di sostenerli con forme di informazione, formazione, coinvolgimento, ma anche di aprirci alle famiglie.

Voglio ulteriormente allargare l’ambito del nostro progetto, estendendolo al primo ciclo di studi, anche nell’ambito di partenariati con il ministero, enti locali, ed istituzioni pubbliche e private. 

Da qui alla fine della legislatura ci impegneremo a farlo, insieme ai docenti e ai dirigenti, per tutti gli studenti delle nostre scuole, perché non possiamo perdere l’occasione dell’innovazione e del cambiamento, che riguarda la scuola, come la società tutta.

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