SCUOLA/ Pubblico-privato, ora Renzi sperimenti la piena autonomia

Un confronto sul tema della parità tra il documento di Renzi sulla “Buona Suola” e quello di Confindustria, mostra che sarebbe ora di tentare una sperimentazione. ROBERTO PASOLINI

06.11.2014 - Roberto Pasolini
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Stefania Giannini (Infophoto)

Il documento “La Buona Scuola” proposto dal governo ha avuto sicuramente il pregio di mettere la scuola al centro del dibattito politico, culturale ed istituzionale come, forse, non è mai accaduto nel nostro Paese, anche perché, come riconosce Confindustria nel suo documento L’Education per la crescita. Le 100 proposte di Confindustria, “con la Buona scuola il Governo ha presentato dopo tanti anni una proposta che ha molti contenuti innovativi“.

Alla sua uscita il settore della scuola paritaria, pur apprezzandone molti aspetti e soprattutto l’apertura a recepire proposte per la costruzione di un futuro scolastico innovativo, non ha potuto evitare di notarne la debolezza nel considerare le peculiarità della scuola paritaria, la sua presenza, in molti settori indispensabile per garantire ai cittadini di poter fruire di un servizio pubblico garantito dalla Costituzione, e nel vedersi citata solo in poche righe delle 126 pagine del documento solo per rammentare — giustamente — che “il Sistema Nazionale di Valutazione sarà esteso anche alle scuole paritarie” per poi proseguire, in modo riduttivo, dicendo che “Servirà lavorare per dare alle scuole paritarie (valutate positivamente) maggiore certezza sulle risorse loro destinate, nonché garanzia di procedure semplificate per la loro assegnazione“.

Troppo poco per non creare grande preoccupazione ad un settore che non ha bisogno, per la sua sopravvivenza se non per la sua valorizzazione, solo della certezza delle risorse loro destinate, bensì del loro incremento dato che, negli ultimi anni, ha visto solo erosione nella loro entità, riducendosi di una quarantina di milioni di euro anziché vederne una loro rivalutazione di circa 250 milioni, utili a riallineare il potere di acquisto eroso dall’inflazione.

Nel contesto del dibattito in corso e dall’analisi del testo, la presentazione del documento di Confindustria ha rappresentato una boccata di ossigeno e di speranza perché ha superato i timori ed affrontato a viso aperto il tema pubblico-privato, riportando le scuole paritarie sul piano che loro spetta: quello di appartenere a pieno titolo e con pari dignità all’unico Sistema nazionale di istruzione e formazione. 

Affermazioni come la richiesta di una “filosofia di governo che superi le rigidità sindacali al ribasso, i vecchi schemi gestionali del pubblico e del privato, metta al centro la valutazione, l’autonomia, il merito, la concorrenza come parole chiave della riorganizzazione del sistema” o come considerare un’anomalia da correggere “La identificazione del servizio pubblico con quello statale. Permane un modello centralizzato che ridimensiona il ruolo delle scuole paritarie (che comprendono circa un settimo della popolazione studentesca) e non garantisce la libertà di scelta educativa“, aprono possibili nuovi scenari o quantomeno, se il documento di Confindustria verrà recepito come proposta autorevole, sarà frutto di analisi e dibattito da cui non potranno che venirne proposte positive per il settore.

Ipotesi rafforzate quando il documento ribadisce nel capitolo delle “Parole chiave: Autonomia, concorrenza e riforma organizzativa” che un punto da affrontare e risolvere “è la completa ed errata identificazione del servizio pubblico con quello statale, con la permanenza di un modello centralizzato ormai inefficiente e inefficace. Del sistema pubblico fanno necessariamente parte anche le istituzioni paritarie che comprendono circa un settimo della popolazione studentesca e garantiscono la libertà di scelta delle famiglie… In un sistema veramente autonomo e democratico, i genitori hanno il diritto di libertà di scelta delle scuole per i propri figli”.

Da qui una società veramente aperta, capace di abbandonare “vecchie e superate ideologie” dovrebbe partire alla ricerca di proposte e soprattutto soluzioni che abbiano il respiro della modernità e della democrazia per la costruzione di un futuro Sistema che sia veramente, usando una parola che piace al presidente del Consiglio, “rivoluzionario” perché punterebbe veramente all’efficienza, alla funzionalità, alla semplificazione, alla responsabilità ed alla professionalità dei suoi operatori, all’innovazione, alla motivazione ed al miglioramento dei livelli di apprendimento dei nostri studenti.

In questa ricerca i documenti del Governo e di Confindustria hanno un punto in comune: la ricerca e la richiesta di una piena autonomia.

Il documento governativo, nel terzo punto, afferma che “il cambiamento può realizzarsi solo a una condizione: che la scuola riveda radicalmente il modo in cui funziona. In altre parole dobbiamo realizzare pienamente l’autonomia scolastica” e più avanti troviamo altre importanti affermazioni che legano l’autonomia alla responsabilità, la responsabilità alla valutazione, la necessità di coinvolgere in modo sempre più significativo docenti e studenti, l’altrettanta necessità che ogni scuola debba poter schierare la “miglior squadra” possibile ed avere la possibilità di selezionare gli organici funzionali aprendo alla mobilità di tutti i docenti attraverso l’attivazione del Registro Nazionale dei docenti della scuola.

“Autonomia significa buona governance” dice con forza il documento e per questo bisogna dare ai dirigenti le leve di governo utili, puntare allo sviluppo delle loro competenze professionali selezionandoli con cura.

Quanta sintonia troviamo con il documento di Confindustria quando, dopo aver posto la mancata attuazione dell’autonomia scolastica come uno dei gravi problemi che hanno portato alla dequalificazione del Sistema, afferma che: “per migliorare la scuola occorre puntare sull’autonomia conferendo ampie deleghe nella gestione finanziaria, didattica e organizzativa degli istituti, … L’autonomia delle scuole deve ovviamente essere bilanciata dal controllo dello Stato e degli enti locali che hanno compiti e responsabilità di finanziamento, indirizzo e valutazione dei risultati … È necessario ripensare il modello organizzativo del sistema educativo italiano ispirandosi al principio di sussidiarietà per attribuire competenze e responsabilità ai livelli di governo che meglio e più direttamente possono gestire i problemi che si pongono e rispondere dei risultati (accountability)

La complementarietà ed in certi aspetti la quasi sovrapposizione delle posizioni si concretizza per quel che riguarda il settore paritario in una proposta precisa che si caratterizza come innovativa e rivoluzionaria: “5.Inserire nel piano di piena attuazione dell’autonomia le scuole paritarie che dimostrino il possesso di requisiti fissati centralmente”.

Gli osservatori attenti sanno che questa proposta ha la valenza di dare soluzione all’esigenza di piena parità regolamentata dalla legge 62/2000 e permette di poter avviare il necessario approfondimento per una sua applicazione.

Il realismo pone la condizione di comprendere l’impossibilità di una applicazione totale o su larga scala di questa proposta poiché destabilizzerebbe gli equilibri attuali, legati ad un sistema centralistico che non può essere smantellato tout court senza correre rischi di disgregazione, ma la volontà di innovazione “rivoluzionaria” del sistema dovrebbe suggerire il “coraggio” verso una graduale sperimentazione di concessione di piena autonomia, anche finanziaria, a scuole sia statali sia paritarie completamente finanziate, ma sottoposte a verifica e valutazione e chiamate a rispondere dei risultati.

Un “coraggio” di una scelta politico-istituzionale che ha comunque la possibilità di essere rassicurata dai buoni risultati ottenuti da Paesi che hanno già imboccato questa strada da anni e che può avvalersi di progetti in fase avanzata nello studio di una possibile realizzazione. 

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