SCUOLA/ Dalla Germania: se gli studenti mettono in crisi vescovi e politici

- Roberto Graziotto

Nell’ambito di un seminario dedicato a Martin Luther, a Wernigerode (Germania), un vescovo luterano e un politico hanno svolto un dibattito con studenti di liceo. ROBERTO GRAZIOTTO

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Alla fiera del libro di Lipsia (Infophoto)

WERNIGERODE – Caro direttore,
credo che possa interessare anche il lettore italiano se un ministro della cultura ed un vescovo incontrano ragazzi di sedici e diciassette anni per una tavola rotonda, in cui quest’ultimi non sono solo pubblico, ma anche protagonisti della medesima. Questa era la parte pubblica di un seminario cui avevo accennato in un altro articolo, sul tema “rinnovamento e politica”. Questo seminario, dal titolo “DenkWege zu Luther” (Percorsi di pensiero su Lutero), fa parte di un ciclo che lo stato tedesco e la chiesa evangelica-luterana tedesca, a partire dal 2007, stanno dedicando alla figura di Martin Luther nella prospettiva del giubileo dei cinquecento anni della Riforma, che verrà celebrato nel 2017.

Elena e Carl della decima classe, Aline e Richard dall’undicesima erano i protagonisti della tavola rotonda con il ministro della cultura della Sassonia-Anhalt (l’autorità ultima in cose di educazione è in Germania regionale, non nazionale) Stephan Dorgerloh, e con il Propst Sigfried T. Kasparick, che ha la responsabilità vescovile, a nome della vescovo regionale Ilse Junkermann, per Riforma ed Ecumene nella Chiesa evangelica-luterana nella Germania centrale.

La prima parte della tavola rotonda era centrata sul tema doppio del seminario: Martin Luther, Thomas Müntzer, Dietrich Bonhoeffer ed Hannah Arendt da una parte e dall’altra l’utopia a partire da Tommaso Moro. La seconda riguardava domande più generali come i mass media e la velocità della vita odierna.

Questioni come il rapporto tra educazione e politica, la legittimità dell’uso della violenza, la conciliabilità dei metodi di ascolto dei servizi segreti con l’idea di trasparenza, che nasce con la riformazione luterana, l’idea di educazione come tentativo di superare la differenza tra “laici” ed “esperti” (“clericali), hanno donato al pubblico un interessante ora e mezzo di interazione tra il mondo dei giovani e quello degli adulti.

Propst Kasparick ha cercato di far comprendere ai ragazzi che una “società dialogica” è il frutto dell’atteggiamento di riforma di Lutero, che ha contribuito a superare l’idea fondamentalista del cristiano che si sente come “vero cristiano”, presentando un Cristo misericordioso come orientamento dell’agire umano.

Il ministro della cultura Dorgerloh ha proposto un agire politico ed educativo differenziato del cristiano nel mondo, che è una realtà secondaria, transitoria, in forza dei seguenti criteri di azione: 1. il doppio comandamento dell’amore di Dio e del prossimo; 2. la speranza e 3. la responsabilità (Hans Jonas).

Il giudizio dei ragazzi alla fine della tavola rotonda era diviso. Alcuni hanno visto nel vescovo più chiarezza e nel ministro più una capacità retorica di evitare risposte precise, altri invece nel primo una semplicità che non stimolava a pensare e nel secondo una complessità di impostazione dei problemi che rappresentava un’invito ad approfondirli.

Tra le domande del pubblico, mi ha colpito in modo particolare l’intervento di un ragazzo della decima classe, Ferdinand, che alla domanda del ministro come vedessero i ragazzi la loro vita nella prospettiva del rapporto tra libertà e lavoro, ha detto che egli si trova in una situazione di conflitto: una eccessiva concentrazione per aver successo nel mondo del lavoro porta ad una trascuratezza dei rapporti familiari e di amicizia; la posizione contraria invece conduce ad una precarietà nel sostenere questi rapporti.

Alla mia doppia domanda hanno risposto il vescovo e il politico in un modo che ritengo interessante, e cioè “incrociato”; a quella filosofica ha risposto il vescovo, a quella teologica il politico. Avevo chiesto come insegnante di filosofia come mai non si sia più capaci di “litigare” o almeno di “discutere con decisione” in pubblico, come ha fatto Hannah Arendt nella sua posizione sulla “banalità del male” nel processo contro Eichmann (cfr. Eichmann in Jerusalem; a Report of the Banality of Evil); il vescovo ha risposto che per questo tipo di dibattiti non vi è più interesse oggigiorno. Come insegnante di religione, ma anche semplicemente come cristiano avevo chiesto come mai nella chiesa luterana si parli così poco di Cristo, a differenza di ciò che fa Papa Francesco. Devo aggiungere che proprio la Sua presenza era stato per me, dopo gli anni giovanili in cui mi sentivo legato allo spirito dell’utopia di Ernst Bloch (1885-1977), come avevo spiegato in una seduta del seminario a giovani il giorno prima, il motivo del mio ridiventare cristiano (per grazia!), dopo setti anni di ateismo (1980-1987). 

Il ministro Dorgerloh ha scritto qualcosa nel suo taccuino, dopo aver ascoltato la mia domanda, e mi ha detto che il grande rischio di questa importante decade dedicata a Martin Luther è che la dimensione missionaria (come quella di invitare le persone al battesimo), legata a questo evento, non sia stata presa realmente o completamente sul serio dalla chiesa luterana in Germania (Ekd). Quasi che − aggiungerei io −  stia correndo così il rischio di pensare piuttosto a se stessa che a Cristo e alla Sua presenza salvifica nel mondo.

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