SCUOLA/ Stop ai nuovi presidi, 4 domande a cui il Miur deve rispondere

- Marco Tarolli

Nuovo capitolo farsa. Dopo aver dichiarato i vincitori del concorso a ds, il Miur smentisce l’Usr della Lombardia e rimanda a settembre l’ingresso in servizio dei dirigenti. MARCO TAROLLI

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La farsa continua. Il concorso per dirigenti scolastici della Lombardia segna un altro incredibile cambio di direzione. Come è noto, nel luglio scorso il Consiglio di Stato, a causa della trasparenza delle buste che avrebbe permesso in astratto di violare il principio dell’anonimato, ha imposto una nuova correzione degli scritti; al termine della rinnovata procedura, sottoposti agli orali i candidati che ancora non li avevano sostenuti, il 25 febbraio l’Ufficio scolastico regionale ha pubblicato la graduatoria finale di merito e dichiarato i vincitori; due giorni dopo è stata data indicazione che venerdì 7 marzo a Milano sarebbe avvenuta la firma del contratto e che la presa di servizio sarebbe stata prevista per lunedì 10. Tutte le suddette notizie sono state rese pubbliche attraverso il sito internet dell’amministrazione scolastica, consultabile da chiunque, anche dagli uffici romani del ministero dell’Istruzione. A Milano i malcapitati vincitori hanno però trovato ad attenderli hanno la notizia di una nota del direttore generale del Miur, Luciano Chiappetta, recapitata soltanto la sera precedente, che ha imposto lo slittamento dell’ingresso nelle nuove scuole a settembre; la ragione, ribadita in un successivo comunicato stampa del ministro Giannini, sta nella tutela dell’interesse degli studenti a mantenere la continuità didattica, cioè nella volontà di evitare che quarantamila alunni si ritrovino a cambiar docente in corso d’anno. Una ragione condivisibile, ma affermata certo nel peggiore dei modi. L’accelerazione delle procedure concorsuali, a detta del direttore di Milano, Francesco De Sanctis, era motivata al contrario sia dall’emergenza in cui versano le scuole con dirigenti reggenti esterni ormai da tre anni, sia dalla volontà di anticipare i ricorsi amministrativi pendenti sulla vicenda.

La situazione è davvero paradossale e suggerisce alcune riflessioni.

1. Il cosiddetto decreto Carrozza, intitolato “La scuola riparte”, convertito nella legge 124 del 2013, aveva espressamente previsto l’inserimento in corso d’anno dei vincitori di concorso, allo scopo di sanare una situazione paradossale che si sta trascinando ormai da 3 anni (DL104/2013, articolo 17, comma 6: “Gli incarichi di reggenza ai dirigenti scolastici titolari presso altre istituzioni cessano con la nomina in corso d’anno, ove possibile, dei vincitori di concorso“). Quella legge è decaduta come il governo Letta che l’aveva promossa?

2. Nel corso di questo stesso anno scolastico fuori dalla Lombardia ci si è comportati diversamente: in Molise i dirigenti scolastici sono stati assunti nel mese di ottobre, in Puglia in novembre, lo scorso mese sono stati immessi in ruolo i dirigenti tecnici del ministero (anch’essi tutti insegnanti in servizio nelle scuole). Solo in Lombardia vige il principio della continuità didattica?

3. La nota interviene in base a “numerose segnalazioni, anche da parte delle organizzazioni sindacali”, lasciando intendere che manchi una comunicazione interna all’amministrazione in merito alla vicenda. Il direttore regionale, De Sanctis, viene clamorosamente e platealmente smentito dal suo diretto superiore romano e dal ministro Giannini. L’amministrazione non è soltanto allo sbando, ma in palese conflitto al proprio interno: cosa può garantire ai cittadini a cui essa deve prestare il proprio servizio la certezza dell’applicazione della legge?

4. A Milano si sono presentati, ingenuamente soddisfatti (alcuni con famiglia al seguito, molti da fuori regione, persino dalla Sicilia) 355 insegnanti che, seguendo le indicazioni impartite loro, nei giorni precedenti hanno fatto di tutto per rendere meno traumatica possibile la loro partenza: hanno affidato ad altri i progetti in corso e si sono dolorosamente congedati dai propri studenti. I “vincitori di concorso” sono invece stati inaspettatamente sottoposti per l’ennesima volta ad una sadica tortura, ancora una volta senza avere alcuna responsabilità, ancora una volta soggetti passivi di una tragica farsa. Gli studenti e le famiglie sono cittadini che lo stato deve giustamente tutelare; i docenti no?



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