MATURITA’ 2014/ Prima prova, l’ABC per evitare gli errori che non si vedono

- Silvia Macchi

Gli ultimi consigli per la stesura della prima prova dell’esame di stato. La tipologia A può trarre in inganno, quella B richiede più conoscenze. E attenti al tema generale. SILVIA MACCHI

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Insegno da anni lettere in un liceo, e sono convinta che la prima prova scritta sia discriminante ai fini di una valutazione e di un giudizio finale. Vale la pena quindi offrire alcune indicazioni per chi, a breve, vi si cimenterà.

La prima prova d’esame presenta diverse tipologie e, a prima vista, tale possibilità di scelta è  rassicurante, tuttavia spesso si sceglie male l’argomento, perché piace e inizialmente sembra di avere molti contenuti a disposizione; solo durante la stesura ci si accorge che le proprie conoscenze sono troppo generiche per svolgere una vera e propria argomentazione e si deve cambiare titolo, con tutta l’ansia che ci si può facilmente immaginare.

La prima questione dunque riguarda il criterio con cui scegliere il titolo.

La tipologia A (analisi del testo) è la più sicura per chi ha difficoltà espressive, ma spesso viene presentato un autore che non si conosce. In tal caso vale la pena sceglierlo ugualmente? Direi che il criterio principale non sia tanto la conoscenza dell’autore, che non è necessariamente richiesta, quanto quello di una comprensione adeguata del testo, ed una contestualizzazione dell’autore, anche generica. La tipologia richiede la precisione nella risposta analitica e la capacità sintetica nel cogliere il senso, entro cui far convergere le osservazioni particolari. Se ad esempio si sanno definire tutte le sinestesie, ma non si capisce la ragione del loro utilizzo, l’analisi non risulterà completamente adeguata. Quindi è meglio non scegliere un testo che risulta essere poco comprensibile nel suo senso ad una prima lettura. Se invece si sceglie questa tipologia, vale la pena  leggere tutte le richieste, soprattutto le ultime, riguardanti l’approfondimento del testo. Di norma le richieste dell’approfondimento sono due, una riferita all’autore, l’altra più generica. Su quest’ultima vale la pena far valere le proprie conoscenze con un testo più esteso, per capire l’impostazione dell’analisi richiesta e per non ripetere le risposte.

La tipologia B (saggio breve o articolo di giornale) presenta diversi argomenti entro discipline di studio molto precise. Ad esempio, se l’ambito è socio-economico, non si può svolgere come un saggio storico-filosofico, quindi è importante non solo leggere l’argomento, ma anche capire entro quale ambito svolgere la prova e raccogliere le conoscenze in proposito prima di scegliere, anche perché gli stessi esempi devono essere pertinenti. I testi che corredano l’argomento vanno poi letti con lo scopo di comprendere la tesi in ciascuno di essi sostenuta, in modo da poterli utilizzare senza stravolgerne il senso. Solo dopo questa lettura è possibile capire quale proposta scegliere. È ovvio che i riferimenti non possono essere solo quelli indicati, ma è necessario citare autori ed opere conosciuti in altra sede. In particolare il saggio scientifico-tecnologico deve presentare esempi ed una terminologia scientifica, perché il testo verrà letto anche dal commissario di fisica o scienze.

La tipologia D spesso illude, perché sembra la più semplice, ma il tema è di ordine generale, non generico: se si fraintende il termine la prova può diventare il festival dei luoghi comuni, e il commissario non sarà molto contento nel doverlo correggere! Per sceglierla dunque è necessario avere fatto qualche lettura in proposito. 

La seconda questione interessa i tempi della composizione. È vero che ci sono a disposizione molte ore, quindi c’è tutto il tempo per organizzare uno scritto, ma è anche vero che la stanchezza rende meno lucidi, quindi nelle prime quattro ore è necessario avere impostato il lavoro in modo compiuto, così da destinare le ultime due ore ad ampliamenti e correzioni. Ciò significa che la decisione sulla scelta della tipologia non deve superare la prima ora ed è necessario impostare un piano di lavoro prima di cominciare a scrivere.

La terza questione riguarda poi la modalità della stesura, soggetta alla valutazione. Il primo criterio di valutazione è la chiarezza nell’esporre una tesi ben argomentata. Se ad una prima lettura il commissario ha capito la tesi e sono consequenziali gli argomenti, la sufficienza è pressoché assicurata. Bisogna evitare quindi la pretesa di comporre l’opera d’arte capace di stupire i professori; è meglio pensare che i professori devono correggere in poche ore molte prove e sono grati a chi sa scrivere in modo chiaro e comprensibile, in tutti i sensi. Un altro criterio di valutazione è l’originalità, che si raggiunge attraverso una capacità di giudizio e di lettura personale del problema. Questa è la ragione ultima della prima prova, e, durante la correzione, risulta essere evidente quando lo studente ha raggiunto una capacità critica o quando ripete luoghi comuni. 

Il cosiddetto “tema di maturità” viene considerata la modalità di presentazione dei candidati per la complessità della prova, dunque la comprensione ordinata di tutti i suoi fattori non è secondaria nella sua composizione.

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