MATURITA’ 2014/ Esame di stato, tutti i paradossi di una sfida impossibile

L’esame di stato così com’è oggi non va bene, perché rende impossibile ai commissari d’esame certificare le competenze di ogni candidato. Il commento di GIANNI MEREGHETTI

17.06.2014 - Gianni Mereghetti
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Caro direttore,
sarebbe utile una volta per tutte dire le cose chiare su questo esame di stato: riconoscendo, semplicemente, che è un’impresa impossibile. E questo per due ragioni. 

La prima è che uno studente deve sapere tutto quello che gli è stato trasmesso nel corso di un anno. Questa è la pretesa impossibile dell’esame, che uno studente arrivi a sapere tutto, e non vi arriverà mai. Più evidente di così si muore. La seconda è che chi potrebbe ovviare a questa impossibile scalata sono gli insegnanti, ma qui sta la contraddizione massima dell’esame, ed è che spesso questi ultimi, al posto di andare incontro agli studenti verificando se siano state acquisite le competenze necessarie ad affrontare l’università, si mettono a fare domande sugli aspetti più particolari della disciplina. 

La conseguenza è che si aumenta il senso di vuoto che provoca un esame che metta a tema tutto. Io stesso mi sento contraddetto e in difficoltà, perché io dico ai miei studenti di studiare in modo sintetico; ma se all’esame trovano un insegnante che va nell’analitico? Semplice, sono dolori! Quindi vi è un solo dato di fatto incontrovertibile: questo esame di stato è assurdo, perché sottopone gli studenti ad una prova impossibile. Ora, proprio il fatto che sia impossibile fa di questo esame un’occasione interessante. La mentalità comune, ben veicolata dai media, cerca in tutti i modi le strade per diminuire lo stress e per raggiungere il risultato con il minimo di effetti collaterali. Se ne inventano di tutti i tipi, dagli smartphone per la maturità agli orologi-bigliettino, si suggeriscono diete particolari e scansioni degli impegni quotidiani, il tutto con lo scopo di cavarsela con il massimo di risultato cui ognuno può ambire. 

Nessuno che si chieda da dove venga tanto stress e perché determini in modo così pesante le giornate che precedono le prove d’esame. Io potrei contrapporre ai consigli più diffusi altri consigli più o meno ragionevoli, ma cosa cambierebbe? Nulla, proprio nulla, consigli contro consigli, e questo a chi giova? Non è questo che voglio fare, perché in queste tappe di avvicinamento all’esame di stato ho trovato qualcosa di più di qualche buon consiglio da distribuire, ho trovato dei ragazzi e delle ragazze che se la stanno godendo a preparare gli esami di stato, che stanno affrontando lo studio da protagonisti, entrando con la loro capacità critica nei diversi contenuti che hanno da affrontare. 

Sono consapevoli di non farcela, sanno bene che i programmi sono impossibili, che arriveranno all’esame con buchi da ogni parte, ma questo non li paralizza, non provoca loro ansietà, tanto meno quell’affanno che rende difficile studiare. Allora interessante è capire dove stia il loro segreto, questa è oggi l’unica cosa da fare, studiare con chi fa dell’esame un’occasione per diventare più affezionato a se stesso, per capire di più la ricchezza della sua umanità. 

Una cosa è evidente in questi studenti e in queste studentesse, che non si intestardiscono sul problema maturità, che non si lasciano incanalare nei labirinti delle prove, hanno a cuore la loro vita, l’hanno a cuore perché la gustano, da qui vengono le energie per poter affrontare da protagonisti anche lo studio. Tutto qui? Si, tutto qui! Ed è il consiglio più serio che si può dare ad ogni studente, che l’esame sia occasione per cercare chi lo possa veramente aiutare.

In tutto questo stanno due dati, incontrovertibili. Il primo è che questo esame così non va bene, e non va bene perché rende praticamente impossibile ai commissari d’esame fare il lavoro che dovrebbero fare, certificare le competenze di ogni candidato. Mi spiace, ma un esame così non certifica competenze, semplicemente accerta dei saperi. Qualche volta, grazie a qualche insegnante un po’ strano, si arriva a documentare delle conoscenze. Ma è proprio raro. Quindi di conseguenza bisogna procedere al più presto a riformare l’esame, e non con il sistema Invalsi che ci porterebbe in un vicolo cieco. 

Il secondo dato è che in una situazione così compromessa, decisivi sono gli insegnanti: sono loro che devono prendere l’esame per le corna, impedire lo stillicidio di domande analitiche e, per quello che è possibile, fare delle prove un momento di verifica delle capacità sintetiche.

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